Afghanistan: Un’occupazione militare

L’ernesto incontra Gino Strada

– Prima in Iraq, poi in Afghanistan: due attentati contro militari italiani nel giro di pochi giorni. Secondo te sono segnali per i l nuovo governo italiano?

No, non credo che ciò abbia a che vedere con il cambio di governo. Nel silenzio dei mezzi di informazione, perché non fa comodo a nessuno dire che siamo percepiti come occupanti, anche negli anni passati ci sono stati diversi tentativi di attacchi contro le forze straniere presenti in Afghanistan, compresi i militari italiani. Non è assolutamente la prima volta e neanche la seconda che succede. Non penso, quindi, che gli ultimi attentati abbiano una relazione con le vicende politiche italiane. Penso, invece, che bisogna legarli al fatto che oggi a molti cittadini afgani non piace vedere militari stranieri armati nel loro paese, che fanno quello che vogliono: arrestano, bombardano, torturano, deportano, spediscono a Guantanamo, etc. Questa cosa si chiama in altre parole occupazione militare. Purtroppo c’è ormai questo vezzo consolidato della politica italiana, in modo bi – parti – zan (non ci sono grosse differenze tra destra e sinistra, governo e opposizione), di giocare con le parole; per cui si chiamano le cose in modi diversi pensando così di occultarne la natura. La natura invece è quella lì. Basterebbe ripensare a quello che è successo, perché noi spesso dimentichiamo i fatti: per rispondere all’attentato terroristico di New York dell’11 settembre 2001, il 7 ottobre 2001 iniziano bombardamenti con B-52 sull’Afghanistan. Tutto ciò rientra nella più totale illegalità internazionale al di fuori di qualsiasi logica mirata a mantenere la pace e la sicurezza ed in questo modo si è cominciato a bombardare un Paese. Non c’è stato nessun intervento del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ma c’è stata la classica reazione americana perché la loro politica estera, e ciò lo dicono loro stessi, è sostanzialmente fondata sul corpo dei marines: prendiamo atto che noi avevamo un’idea diversa della comunità internazionale, della civiltà, delle leggi e del diritto. Dopo l’inizio dei bombardamenti in ottobre, a novembre il parlamento italiano decide e vota (con il 92% a favore) di partecipare a questa cosa e soldati italiani sono stati mandati a lavorare, addirittura, in “Enduring freedom”, in pratica una missione militare americana che prevede che si possa uccidere, deportare e torturare chiunque si vuole. Oggi ci si arrampica sugli specchi, mettendo in mezzo il ruolo della Nato, etc.: queste sono tutte alchimie. La sostanza è un’altra: l’Afghanistan è stato aggredito ed invaso militarmente, così come é stato aggredito ed invaso militarmente l’- Iraq. Fino a quando ci saranno militari stranieri in Afghanistan, non c’è dubbio che ci saranno tensioni, attentati, guerra.

– Invece ci dicono, soprattutto a sinistra, che l’Afghanistan non è come l’Iraq e che le missioni sono completamente diverse. In base a ciò che dici, queste affermazioni risultano completamente fuorvianti e sembrerebbe che in Afghanistan la situazione non è affatto pacificata, ma che, invece, la guerra sta continuando nei fatti…

L’Afghanistan è talmente poco pacificato che basterebbe chiederlo ai diplomatici presenti a Kabul. Basterebbe chiedere all’ambasciatore italiano a Kabul se può circolare liberamente per Kabul, per l’Afghanistan e se secondo lui, la situazione é pacificata. Basterebbe chiedergli come mai non circoli nessun convoglio delle Nazioni Unite o di altre organizzazioni, che possa girare tranquillamente per le strade dell’Afghanistan. Bisognerebbe chiedere come mai ci sono bombe, attentati ed uccisioni tutti i giorni. Dire che la guerra lì è finita è un’altra delle stupide idee della politica, che non a caso esprimono politici, come quelli che si sentono in questo periodo in televisione dei due schieramenti, che pontificano senza aver mai messo piede in Afghanistan: sono quelli che non saprebbero neanche riconoscere qual è l’Afghanistan sulla cartina geografica muta, tanto per capirci…

– Per quanto riguarda il rifinanziamento, che si dovrebbe effettuare il prossimo giugno, della missione in Iraq, la sinistra è divisa. Tu cosa pensi?

Io ho detto più volte cosa penso in merito a ciò e cioè, che siamo un Paese dove centinaia di migliaia (se non di più) di lavoratori devono scendere in piazza, e mi riferisco in modo particolare ai metalmeccanici, per avere cento euro di aumento in busta paga e contemporaneamente si sono già spesi più di trecento milioni di euro solo per operazioni militari in Afghanistan. Sottolineo militari, perché non c’entrano niente i soldi spesi per fare un pozzo (se se ne è fatto qualcuno…), oppure per risistemare una scuola (se mai una scuola è stata risistemata…). Parlo solo di spese militari: trecento milioni di euro! Se noi fossimo un Paese democratico, cioè dove decidono i cittadini, questi trecento milioni di euro sarebbero stati spesi non per mantenere là delle truppe a rischio, anche di farsi ammazzare come è successo di recente, ma sarebbero stati spesi per altre cose e neanche necessariamente in Afghanistan, perché lì non servono trecento milioni di euro: basterebbero interventi molto più semplici. Se si vuole aiutare realmente l’Afghanistan, lo si può fare dandogli una mano a rimettere in piedi gli ospedali, le scuole, i servizi sociali, a costruire una rete di ambulanze, anziché di blindati che circolano per le vie di Kabul. Troverei ancora una volta criminale ed in totale violazione della Costituzione italiana il rifinanziare queste missioni militari che sono missioni di aggressione e nessuna delle quali, fra l’altro, è fatta secondo lo statuto dell’Onu, cioè secondo le regole che sono fissate dal capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite approvato nel 1945 e ratificato successivamente dall’Italia.