Adele, per amore e non solo

*Responsabile nazionale cultura PdCI

Adele Maria Raffaella Mazzetti, e il suo diario sono al centro di una storia vera narrata da Delfina Tromboni, storica comunista che da tempo lavora alla ricostruzione della partecipazione femminile alla Resistenza ed alla nascita della democrazia italiana. Adele Maria Raffaella Mazzetti ha appena compiuto 25 anni quando riceve la notizia dell’arresto del suo fidanzato, Bruno Tubertini, e sta uscendo da una dolorosa malattia. È la storia di una donna che lavora e che ha potuto progredire un po’ negli studi, “ha frequentato le scuole medie inferiori” – si legge nel verbale della Commissione istruttoria del Tribunale Speciale – “ed è intelligente e dotata di discreta istruzione”: certo più di tante altre donne del suo tempo e della sua classe sociale.

Dileina, lavoratrice, indipendente, per l’epoca, mediamente istruita, tenace e appassionata, libera e comunista. Quanto basta per finire, alla fine degli anni 30 a Bologna, sotto la lente della polizia fascista, che per un periodo la priverà anche della sua libertà, qualche tempo dopo aver arrestato l’amato Bruno, compagno di vita e di lotte. Quanto basta per finire identificata come donna di “facili costumi”, ma al tempo stesso come persona che ha agito “per amore, solo per amore”, come recita il titolo del libro. Scrive il suo diario negli anni 1937 e 1938, racconta della sua vita di giovane innamorata che aspetta il suo fidanzato e si strugge finchè non arriva la notizia del suo arresto; descrive le amiche e gli amici del suo mondo, fatto di gente che lavora duramente, ma che trova il modo di leggere e di scambiarsi libri; ci fa entrare nella sua e in altre case dove le madri si scambiano parole preoccupate e condividono il dolore per questi figli finiti sotto gli interrogatori della polizia e delle questure – anticamera dei tribunali speciali per i sovversivi, gli antifascisti e, soprattutto per i comunisti. Dileina, che sa leggere e scrivere, il giorno stesso dell’ arresto di Bruno, misteriosamente comincia il suo diario, in un quaderno rilegato di pelle e tela, con la cronaca di quei giorni di ansia e di attesa di notizie, dal primo dicembre 1937 fino al 3 marzo 1938, giorno in cui i suoi racconti si interrompono bruscamente, probabilmente per l’arrivo delle forze dell’ordine.

Ed ecco la grandezza di Adele: dietro l’apparente cronaca dei suoi sospiri di fanciulla, dei suoi sogni belli o angosciosi, delle attese di poter vedere Bruno e delle sue lettere, delle faccende domestiche e del suo lavoro, una ben altra cronaca emerge da quelle pagine a quadretti: la cronaca di una realtà di repressione brutale e di soffocamento della libertà di questi lavoratori, di queste lavoratrici, che la prudente Adele riesce a descrivere con efficacia, pur nascosta nella narrazione della vita quotidiana. Si snoda davanti a noi la resistenza accanita di tanti e tante giovani, di operaie e di studenti, di meccanici e di artigiani per la propria libertà di pensiero, di critica al regime, di difesa della propria dignità e del proprio diritto alla cultura. Ci informa Delfina Tromboni che “al momento del suo fermo, tramutato in arresto il 6 marzo 1938, durante la perquisizione della sua abitazione…, insieme al diario le vengono sequestrati I Fratelli Karamazov di Fiodor Dostojevskij e Leggi psico – logiche dell’evoluzione dei popoli di Gustavo Le Bon.

Lo diciamo senza retorica, ma è proprio questa la cifra della scoperta che Delfina Tromboni ha fatto quando, in preda ad una “una forte emozione”, come scrive lei stessa, ha visto uscire dalla busta 605 del Fondo Tribunale Speciale dell’Archivio centrale dello Stato di Roma il diario di Adele Mazzetti. “Mi parve subito impossibile lasciare relegate tra la polvere pluridecennale accumulata in quella busta, le figure del diario che emergono, figure quotidiane che fanno i conti con la quotidiana brutalità della dittatura fascista » . Delfina Tromboni ci offre molte informazioni sui protagonisti e sulla rete organizzativa di questi antifascisti che le note della questura descrivono in piena attività in Borgo Panigale, a Bologna, “appartenenti a quel rione, taluni dei quali noti per il loro passato politico” che “andavano svolgendo accorta quanto attiva opera di propaganda e di proselitismo, a favore del partito comunista”: Armando Solmi, il barbiere nella cui bottega si svolgevano riunioni clandestine come nell’officina del meccanico Augusto Beletti, Linceo Graziosi, operaio alla Ducati, Claudio Melloni calzolaio e responsabile di zona del partito comunista, Elsa Vanelli operaia, Mario Roveri, il muratore che “provvedeva i compagni del proprio gruppo di libri e di stampe sovversive”. E altri, tanti altri in quei verbali che il libro di Delfina Tromboni riprende con accurata puntigliosità. È la testimonianza di un’epoca, è la storia di un mondo piccolo dentro la storia più grande della classe operaia e dei lavoratori negli anni terribili della dittatura fascista e degli ideali che sostennero e motivarono una intera generazione alla lotta democratica. E pure appare straordinaria nella sua semplicità la vita di Adele per come la compagna Delfina (ferrarese, ricercatrice presso il Museo del Risorgimento e della Resistenza) ce la riporta aiutandosi con le pagine di un diario «semplice, affannato e in molti tratti dolente, compilato giorno dopo giorno con scrittura e sintassi incerte, ma sentimenti e determinazione fortissimi», e facendo riferimento ai rapporti tanto ottusi quanto “illuminanti” della questura e del tribunale speciale con i quali hanno dovuto fare i conti gli antifascisti.

Con un’operazione riuscita, ci guida nel viaggio attraverso la complessità delle parole di una donna “decisa, inflessibile, perseverante (è la stessa “Dileìna” a scriverlo) col suo ideale”, riuscendo a coglierne il senso più profondo. È evidente che Per amore, solo per amore nasce da due grandi passioni di Delfina Tromboni, quella professionale e quella politica: diversamente, questo Diario di una magliaia del Soccorso rosso non avrebbe mai visto la luce. Si tratta di uomini e donne costretti ad agire nella clandestinità e troppo spesso incappati «nell’azione di bonifica anticomunista»; impegnati, nel nome di un grande ideale di libertà, nei loro propositi «di lavoro e di lotta» contro il fascismo, come annotano gli stessi questurini.

Nel libro di Delfina Tromboni emergono molte storie di comunisti che operavano nel bolognese, lavoratori e soprattutto antifascisti, i quali, se spesso non avevano avuto la fortuna di studiare, vivevano la propria stessa militanza comunista e antifascista con una inesausta sete di cultura e di sapere. Dal ritratto di Adele donna, lavoratrice, e attiva nel Soccorso Rosso, si riesce così a cogliere il grado di cultura e di libertà della società italiana di quegli anni. Adele risulta “pericolosa” in quanto donna istruita e indipendente, autonoma, in grado di leggere e persino di scrivere e, proprio come scrive Delfina Tromboni, con gli stessi e ottusi parametri, la stessa donna viene poi rilasciata dalla polizia perché in fondo ha agito “solo per amore”, intendendosi forse in questo modo il suo grado di autonomia pari a zero. Il Tribunale Speciale, alla prova dei fatti, pur se proprio il suo diario e i libri “proibiti” determinano il suo arresto, non avrà prove certe per condannarla alle pene severe comminate ai compagni di Dileina: le sue parole riescono così ad apparire ai funzionari incaricati della Questura di Bologna nient’altro che espressioni del suo amore per Bruno: per questo Adele verrà rimessa in libertà, in fondo “ha agito solo per amore”.

Una storia d’altri tempi, si dirà, una storia che ci narra l’immagine opaca e cancellata della donna ideale del regime: figlia ubbidiente, moglie sottomessa, e serva instancabile dell’uomo padrone del suo corpo ed anche dei suoi pensieri, “atta a casa e a fare figli per la patria”, ma quante volte, ancora, nel nostro tempo, dopo più di sessant’anni di vita democratica, l’esercizio della propria libertà di pensiero e di scelta intellettuale e civile viene negato o misconosciuto alle donne che lo esercitano? Grazie, cara Delfina, per questa vita di donna forte e consapevole che ci ritorna da un polveroso archivio a confortare e sostenere la nostra.

Delfina Tromboni, Per amore, solo per amore. Diario di una magliaia del Soccorso Rosso (1937-1938), pp. 112, Ferrara, Nuove Carte 2008, euro 10,00