Zona d’ombra

Con le notizie diffuse dal Guardian e da altre fonti giornalistiche e non smentite dal governo britannico, ci troviamo di fronte ad una nuova, grave limitazione delle libertà fondamentali che il governo Blair intende introdurre nel sistema giudiziario britannico. In una Londra ferita dagli attacchi terroristi e dalle menzogne del governo che, dimentico della guerra in Iraq che continua, ieri annunciava per bocca del capo della polizia, l’«inevitabile» attacco alla City. Qual è il punto? Il ministro degli interni sta per proporre l’istituzione di una nuova procedura istruttoria a carico di soggetti – cittadini britannici o stranieri – sospettati di terrorismo internazionale. La nuova procedura comporta l’istituzione di uno speciale giudice istruttore – una sorta di pre-trial judge – , con il potere di decidere i tempi della custodia cautelare di un soggetto indiziato di reati terroristici. Il giudice potrà decidere nel corso di udienze a porte chiuse e sulla base di materiale informativo e documentario che potrà restare segreto. Ma la segretezza non è il solo elemento che altera i diritti di habeas corpus della secolare tradizione del rule of law inglese. Aspetto ancora più grave è la proposta di una notevole estensione dei tempi della custodia cautelare. L’indiziato potrà essere legalmente trattenuto in carcere sino a tre mesi – ben oltre i quattordici giorni oggi previsti – sulla base di semplici indizi e senza una precisa formulazione del capo d’accusa. In più, verranno drasticamente limitati i suoi diritti di difesa: egli non avrà diritto di nominare un avvocato di fiducia, né verrà nominato un difensore d’ufficio. Il ruolo del difensore sarà esercitato da un «avvocato speciale» non meglio precisato, anche qui in violazione di norme elementari dell’equo processo, oggi in vigore in tutto il mondo occidentale.

Se queste proposte di Blair venissero approvate dal Parlamento britannico, ci troveremmo di fronte ad un ennesimo, gravissimo sviluppo della deriva illiberale che oggi investe la cultura giuridica britannica, nella scia delle norme liberticide del Patriot Act Usa.

E’ un’intera civiltà giuridica giudiziaria che verrebbe brutalmente violata nei suoi valori più alti e nelle sue pratiche più consolidate. Tramonterebbe la gloriosa tradizione britannica del rule of law, che è all’origine della dottrina dei diritti dell’uomo e dell’intera esperienza dello stato di diritto europeo e occidentale. Questa tradizione, com’è noto, è nata in Inghilterra grazie alla funzione garantista svolta dai giudici di common law che si sono sempre opposti ad ogni forma di tribunale speciale e di procedura giudiziaria non prevista dalla «costituzione» inglese: una costituzione non scritta ma condivisa da un popolo intero. Sono i giudici delle corti ordinarie che hanno strenuamente difeso le «libertà degli inglesi» contro ogni possibile attentato sia del potere esecutivo, sia del Parlamento. Sono i giudici che si sono battuti in particolare per lo scrupoloso rispetto dei diritti dell’imputato e della presunzione d’innocenza. Ora tutto questo potrebbe finire nel cono d’ombra di una lotta contro il terrorismo internazionale che presenta sempre più gli aspetti di una politica autolesionista. Nessuno strumento giudiziario o poliziesco sarà in grado di fermare il terrorismo internazionale o solo di attenuarne la violenza sanguinaria. Nessuna violazione delle libertà fondamentali avrà l’effetto taumaturgico di riportare la pace in Europa, in Occidente e nel mondo. Anzi, questa strategia avrà molto probabilmente effetti perversi, comprimendo il valore della libertà delle persone, della loro integrità fisica e intellettuale, della loro vita.

Non è negando se stesso, non è abbandonando gli elementi più significativi della sua identità giuridica e politica che l’Occidente si salverà. L’Occidente non si salverà dal nichilismo sanguinario del terrorismo internazionale se non avrà anzitutto liberato se stesso dalla pretesa di dominare il mondo con il suo strapotere economico e con la guerra.