Zanotelli: «Lottiamo contro le nove sorelle dell’acqua»

Alex Zanotelli srotola una cartina dell’Africa e la mostra alla platea: «Mentre i giornali italiani si riempiono di bazzecole e chiacchiere, milioni di persone muoiono di sete. Somalia, Gibbuti», continua, indicando con il dito le zone orientali del continente in preda alla siccità, «e Kenia. Qui i metereologi dicono pioverà solo in aprile. Quanti moriranno fino ad allora? Perchè i mass-media non ne parlano mai?».
Zanotelli guarda la terra che l’ha visto missionario e apre così l’intervento al primo Forum italiano dei movimenti per l’acqua, quei comitati locali che si battono perché l’acqua non sia più una merce. Che è poi lo scopo dichiarato dell’appuntamento: la messa a punto di una proposta di legge di iniziativa popolare che sancisca l’acqua come diritto universale, bene pubblico gestito dai cittadini.

Ma è anche un scaldare la macchina in vista dell’appuntamento di Città del Messico, dove dal 14 marzo i potenti della terra parleranno delle risorse idriche. In maniera non proprio imparziale: a coordinare i lavori ci sarà il presidente di una delle più forti corporation delle acque minerali, le saccheggiatrici di acque del Nord e del Sud del mondo.

Il padre comboniano, sciarpa colorata al collo e sandali alla francescana senza calzini, passa poi alla sua seconda patria, Napoli, e alla «battaglia dura bella difficile» che ha portato alla scongiura della privatizzazione. «Ma solo per ora, perchè la guerra non si è conclusa», aggiunge con un sorriso malizioso, «bisogna stare svegli». “Stare svegli”, spiega al microfono, significa dire addio alle frammentazioni e unirsi come si sta facendo in questo Forum. E stare in campana con la politica. «Io non mi accontento delle poche linee messe nel programma dell’Unione sul problema acqua. So che i politici sono legati a certi meccanismi».

Da Napoli all’Italia, dall’Italia all’Europa. «Dobbiamo combattere la direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi. Se lì l’acqua diventa merce, è finita. Perchè il nemico ce l’abbiamo in casa. Lo sapevate che le prime nove grandi multinazionali dell’acqua minerale sono europee? Le chiameremo le nove sorelle dell’acqua. Stanno facendo il diavolo a quattro a Bruxelles, dove 15mila persone sono stipendiate dalle grandi aziende per fare pressione sugli europarlamentari. Le sorelle dell’acqua vogliono penetrare i mercati dell’acqua, hanno già comperato molte fonti idriche in Sudamerica mentre il Wto sta facendo di tutto perché l’acqua entri nel Gats, il trattato internazionale sulle merci e i servizi».

E’ la grande crisi nel neoliberismo, commenta con estrema chiarezza Marco Bersani di Attac. La globalizzazione non è vera globalizzazione perché esclude l’Africa, e la sovraproduzione di merci dell’Occidente non trova nuovi mercati perché impedisce ai poveri, paradossalmente, di diventare dei consumatori. La soluzione? «Per fare del profitto il neoliberismo si sposta sui servizi, come l’acqua. E’ semplice: o agisce in questo modo, o muore». La partita insomma è di quelle epocali, ed è cominciata con la Bolkestein, «che dà per scontata la deindustrializzazione dell’Europa perché ormai non è importante se un’azienda delocalizza in Asia: tanto è vero che il 70% del Pil dell’Unione Europea deriva dai servizi». E nella categoria dei servizi entra di tutto. Solo quattro capitoli non possono cadere in mano delle S. p. a.: la magistratura, l’esercito, la polizia e i servizi anagrafici e cimiteriali. Tutto il resto può essere mercificato: dalla sanità alla scuola, ai pompieri.

Scenario apocalittico? Sembra di no. Emilio Molinari, presidente del Comitato italiano del Contratto mondiale per l’acqua, è a dir poco ottimista. La battaglia è dura, certo, «e nel giro di pochi anni dovremo far sì che l’acqua diventi un diritto non più mercificabile». Ma si dice orgoglioso «perché aprendo la vertenza dell’acqua, qui in Italia e nel mondo, siamo diventati un soggetto politico autonomo». L’Unione se ne è dovuta a accorgere, dice. Il capisaldo è la partecipazione democratica dei cittadini («qual è il senso dello stare insieme come società se non ci legano delle cose in comune?», si chiedeva Bersani). Il movimento guardi alla politica senza considerarla estranea, dice Molinari. «Conquistiamola e invadiamola».