Welfare, il Prc studia i ritocchi

Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri non è ancora arrivato in Parlamento, ma già ferve il lavoro per cercare di migliorare quel testo. Rifondazione comunista è al lavoro con un gruppo di giuslavoristi con i quali si sta cercando la via più produttiva per inserire nuovi concetti. «Per aggredire il tema della precarietà – dice Maurizio Zipponi, il responsabile del lavoro nel partito di Franco Giordano – che sta crescendo come prova il fatto che nel 2006 i nuovi contratti a tempo determinato sono stati più dei nuovi a tempo indeterminato, ma andare anche incontro alle esigenze delle imprese, soprattutto di quelle piccole e medie». L’obiettivo non è diverso da quello sempre cercato dal Governo, far diventare il lavoro a tempo indeterminato più conveniente. «Come, non so ancora – dice Zipponi – stiamo lavorando, ma sappiamo che anche per le imprese la precarietà del rapporto di lavoro è una iattura. Sia se siano stati spesi dei soldi per formare un lavoratore e questo sia diventato una pedina importante nel sistema produttivo, sia che questo lavoro sia ancora in itinere».
L’idea di fondo è quella di ricostruire in qualche modo la storia del rapporto tra il singolo lavoratore e l’azienda in cui lavora, per evitare che, anche con l’uso di diverse tipologie di contratti, lo stato di precarietà duri troppo a lungo. «Il Governo aveva pensato di mettere un tetto alla reiterazione dei contratti a termine, e quello era certamente un atto positivo – dice – ma non sufficiente, perché non ci sono solo i contratti a termine e troppo spesso proprio saltando da un lavoro a tempo a un part time a un lavoro somministrato il singolo lavoratore finisce per avere un rapporto a lungo anomalo con l’azienda». Di qui la volontà di intervenire, nella considerazione che alle imprese serve quel quid in più che può essere dato da chi è fortemente inserito in un ambiente di lavoro, per cui è motivato e in grado di dare un apporto volontaristico diverso, più forte e quindi più produttivo. «Io – dice Zipponi – parlo con le aziende, come facevo quando ero sindacalista, perché l’obiettivo è sempre lo stesso, cercare di far stare meglio i lavoratori, ma con soddisfazione anche delle aziende».
Anche perché tra le anomalie che ha riscontrato in questi suoi giri presso gli imprenditori c’è anche un sostanziale blocco sociale. «Lo sappiamo tutti -ricorda – che il figlio dell’operaio fa l’operaio e il figlio dell’avvocato l’avvocato. Ma c’è immobilismo anche dentro l’azienda ed è lì che bisogna incidere, per rendere l’impresa più agile, più reattiva alle necessità del mondo in cui è inserita. La burocrazia interna è conservativa, blocca tutto, è necessario intervenire in qualche modo». Gli strumenti più adatti si troveranno, Zipponi pensa a qualcosa di innovativo, anche di molto innovativo perché il risultato sia effettivamente all’altezza delle aspettative di lavoratori e aziende.