WASHINGTON RASSICURA I DIECI PAESI CANDIDATI RIUNITI A BUCAREST, COMPRESE LE REPUBBLICHE BALTICHE

La guerra contro il terrorismo spinge Washington ad accelerare l’espansione ad Est dell’Alleanza Atlantica. «Il prossimo allargamento della Nato sarà il più robusto possibile». Con queste parole il vice segretario di Stato americano, Richard Armitage, ha rassicurato sull’esito del prossimo summit dell’Alleanza – a Praga in autunno – i dieci Paesi desiderosi di aderire, riuniti per due giorni Bucarest, in Romania.
Le dichiarazioni di Armitage sono state interpretate da funzionari della Nato presenti a Bucarest come la volontà di Washington di procedere verso un «big bang» ovvero l’adesione in blocco di un numero massimo di sette Paesi: le tre Repubbliche baltiche (Lituania, Lettonia, Estonia), Slovacchia, Slovenia ed anche Romania e Bulgaria. Per gli altri Stati presenti a Bucarest (i candidati Albania e Macedonia più la Croazia nella veste di osservatore) il percorso si annuncia più lungo, ma non infinito. Il messaggio portato da Armitage ha rassicurato tutti i ministri presenti: «Ciò che importa ora è che il massimo numero di Paesi faccia il massimo sforzo entro l’appuntamento di Praga per andare incontro ai criteri fissati». Sebbene formalmente questi «criteri» abbiano a che vedere con democrazia parlamentare, libero mercato, riforme economiche e controllo civile dell’apparato militare è toccato al premier ceco, Milos Zeman, spiegare come dopo l’11 settembre molto sia mutato: «Ci sono due condizioni necessarie per aderire – ha detto – condividere i comuni valori ed impegnarsi concretamente, con i fatti e non solo a parole, nella lotta contro il terrorismo». Le operazioni militari in Afghanistan hanno già dimostrato che i Paesi candidati all’adesione che si consideravano più deboli – Romania e Bulgaria – si stanno rivelando quelli maggiormente impegnati ad aiutare lo sforzo bellico di Washington contro Al Qaeda. La città romena di Costanza ed alcune basi militari bulgare vengono usate sin da novembre come pilastri logistici del ponte aereo militare dagli Stati Uniti all’Asia Centrale e i due Paesi hanno fornito negli ultimi mesi importanti contingenti sia per sostituire le truppe americane nei Balcani sia per sostenere il ruolo della forza internazionale dispiegata a Kabul. La collaborazione militare di Sofia e Bucarest con Washington è giudicata «molto positivamente» negli ambienti del Pentagono e potrebbe presto risultare utile se e quando dovesse partire l’attacco contro l’Iraq di Saddam Hussein. Il ministro degli Esteri bulgaro, Solom Pasi, ha dichiarato al «Washington Post» che se l’amministrazione Bush dovesse chiedere di ottenere le basi necessarie per colpire l’Iraq «sapremo dimostrare di essere un eccellente alleato». Da Bucarest sono arrivate identiche rassicurazioni. La disponibilità dello spazio aereo e delle basi ex sovietiche in Bulgaria e Romania prossime al Mar Nero potrebbe rivelarsi molto utile per il Pentagono in caso di una campagna irachena in considerazione del fatto che – Turchia e Kuwait a parte – i Paesi del Medio Oriente esitano finora ad assicurare alcun tipo di sostegno logistico.
L’importanza della partecipazione alla guerra al terrorismo per guadagnarsi il diritto ad entrare nella Nato è la cartina tornasole dei nuovi orientamenti dell’amministrazione Bush dopo l’11 settembre: è il terrorismo il nuovo nemico dell’Occidente e chi aiuta a combatterlo diventa alleato di Washington.