Wal Mart perde la causa: deve 78 milioni ai lavoratori

Wal-Mart deve pagare 78 milioni di dollari perché ha fatto ricorso illegalmente ad orari lunghi e ha soppresso gran parte delle pause ai lavoratori dei suoi supermercati. L’ha stabilito, con una sentenza esemplare, il tribunale di Philadelfia che accolto la tesi dell’accusa e il ricorso di 187 mila impiegati che hanno lavorato e continuano a lavorare tuttora nei grandi magazzini della Wal Mart e della Sam’s Club, in Pennsylvania. I lavoratori hanno accusato la stessa società di aver soppresso le pause spettanti per diritto: di un quarto d’ora quando il turno ne durava almeno più di tre, oppure di mezz’ora per il pranzo tutte le volte che questi dipendenti avessero lavorato sei ore di seguito. Per vincere la causa, i dipendenti hanno usato come prova visiva i medesimi circuiti televisivi di proprietà della compagnia statunitense, installati nei singoli reparti dei supermercati.
Wal Mart ha, pertanto, volutamente evaso questa norma lavorativa dello stato della Pennsylvania, perseguendo il fine di far lavorare di più per aumentare la produttività finale. Inoltre secondo una testimone, una certa Dolores Haummel, tra il 1992 e il 2002 la compagnia Sam’s Club Reading (della medesima proprietà della Wal Mart) ha favorito l’uso degli straordinari, per coloro che erano stati impiegati con una paga oraria.
Non solita a queste misure, la Wal Mart deve rispondere questa volta in casa a queste violazioni che, comunque, l’hanno resa «famosa» in tutto il mondo e le hanno permesso di registrare – alla fine del 2006 – un utile di ben 11,2 miliardi di dollari (chiusura dell’anno fiscale a gennaio del 2006), di vendere una quantità di merci pari a 316 miliardi di dollari, e di raggiungere quota 3700 negozi sparsi sul territorio americano e più di 1500 punti vendita nel mondo. Del resto, del ricorso al lavoro a basso costo e della competitvità «estrema» dei prezzi – grazie a un import massiccio facilitato dai rapporti con i paesi più poveri – Wal Mart ne ha fatto la sua «filosofia» di esistenza. Il suo fondatore – Sam Walton, nel 1962 – ha sempre sostenuto questa tesi del risparmio sui costi vendita, da quando fondò la società; che è entrata nella borsa di New York alla fine del 1972.
Wal Mart è stata ricordata recentemente per aver «dovuto» accettare la presenza dei sindacati (ufficiali) nei suoi stabilimenti cinesi. La multa inflitta dal tribunale statunitense fa seguito a questo continuo comportamento antisindacale e antinormativo di cui già si sono rese colpevoli la Nike e la Rebook (con il ricorso al lavoro minorile). Ultimamente la società inglese Tesco (la più garnde della Gran Bretagna) – che è anche sponsor di una campagna etica contro il ricorso al lavoro sporco – è stata accusata di far lavorare ragazzini con meno di 14 anni di età. Negli Stati uniti, la Wal Mart (diretta attualmente da Lee Scott jr.) controlla il 20% del mercato del grocery (alimentare), è prima nel settore della vendita dei giocattoli (22%) dopo avere superato la concorrenza della catena Toys «R»; i «suoi» clienti – ogni settimana – superano i 138 milioni di unità, e 1,6 milioni sono i dipendenti presenti in tutto il mondo. La società per «invogliare» la sua clientela ha fatto spesso ricorso a vari benefit.