Votiamo pensando anche alla cultura

Più volte nei miei testi, da tempo, ho espresso chiaramente cosa penso esattamente rispetto a Berlusconi e al suo governo composto da leghisti e da fascisti: il punto più basso toccato dal nostro paese dalla fine della guerra. Sono della convinzione che se rivincerà, tutto quello che ha fatto finora, non sarà stato altro che uno scherzo. Ci farà veramente neri, in tutti i sensi. Il finale del film di Moretti non è apocalittico, è realistico; cita (sono minacce da galera) le parole del nostro Presidente del consiglio. E’ meglio quindi andare a votare contro Berlusconi. E’ a rischio ciò che resta della nostra povera democrazia. Detto questo però non possiamo non rilevare che la campagna elettorale si è appiattita sulle questioni di carattere economico.
Berlusconi ha cominciato con la scalata Unipol, senza dire che i protagonisti delle scalate estive erano soprattutto suoi amichetti, ma è in questi ultimi giorni che la campagna si è trasformata in un incubo di Pil, di Irpef, cuneo fiscale, tasse, Bot e via dicendo. Alla fine della tenzone di lunedì sera, il cavaliere ha sparato la sua ultima bordata: niente più Ici e lecca lecca per tutti! Sembrava Maurizio Mosca quando parla delle novità del calcio mercato. Politica come spot.

E’ vero, il problema economico è serio, molti fanno fatica ad arrivare alla fine del mese ma, senza voler creare un dualismo sciocco cultura-economia, pensare che i problemi economici siano gli unici che attanagliano il nostro paese è a dir poco riduttivo e pericoloso.

La cultura (per cultura intendo musica, arte, architettura, teatro, letteratura, tradizioni popolari, danza, eccetera) è per l’Italia quello che per i paesi arabi è il petrolio: un immenso patrimonio dal valore inestimabile eppure… eppure sembrerebbe che non stia ai primi posti dei pensieri di chi ci dovrebbe governare. Lo so, il tema è vasto, si rischiano facili generalizzazioni ma se – tanto per fare un esempio – con i tagli al fondo unico per lo spettacolo, il Governo Berlusconi ha confermato i suoi intenti, i rappresentanti della sinistra dovrebbero indicare anche un modello diverso di vita: la parte da riservare alla conoscenza, alla formazione, all’arte, alla cultura. Un modello opposto a quello berluscon-televisivo.

Qualcuno dice pubblicamente che Mediaset è una risorsa importante per questo paese. Mediaset ha sterminato e continua a sterminare le menti. Oggi grazie ai quiz, al grande fratello, alla De Filippi, ai venditori simil Vanna Marchi, alle numerose telenovelas, all’overdose di calcio, alle veline (anche anziane, che tristezza), grazie a Sanremo (Povia!), grazie ai telegiornali che fanno di tutto meno che informazione (si è mai visto un bel servizio in cui ci si chiede seriamente come mai Marcello Dell’Utri, braccio destro di Berlusconi, nonché fondatore di Forza Italia, sia stato condannato in prima istanza a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa o come mai il Cavaliere abbia tenuto nella sua villa di Arcore per due anni, come stalliere, Vincenzo Mangano, uomo d’onore della famiglia di Pippo Calò, condannato all’ergastolo per omicidio?) … grazie a tutto questo le menti dei nostri figli rischiano di diventare non piatte, ma concave. Una volta usavano la lobotomizzazione, asportazione chirurgica di una parte del cervello. Cambiano i tempi. Il sistema bisturi è antiquato, proibito e costa troppo. Oggi, in modo più elegante, ma non per questo meno criminale, i nostri figli bivaccano in media quattro cinque ore al giorno a sorbirsi ogni genere di schifezza che la televisione propone. Un massacro di proporzioni devastanti perpetrato fin dall’infanzia che pagheremo per decenni, anzi per secoli. Mediaset rappresenta uno dei punti più bassi del nostro paese e la televisione pubblica, che insegue Mediaset in nome dell’audience, idem.

Un paese come il nostro dovrebbe riservare un grosso ruolo a tutto quello che ha a che fare con la creatività, con l’arte e con la cultura. La fantasia che per secoli ha contraddistinto il nostro genio, e che tutto il mondo tutt’ora ci invidia, non si può confinare al solo settore del design o della moda. Abbiamo, tanto per saltare di palo in frasca, un patrimonio artistico ricchissimo: chiese, monumenti, siti archeologici, musei e gallerie d’arte. Come lo manteniamo e valorizziamo? In Sicilia, ad esempio, il palazzo con il più lungo balcone barocco del mondo, a Palazzolo Acreide (sostenuto da 28 meravigliosi mascheroni in pietra), è chiuso sommerso dalla cacca dei piccioni; i preziosissimi mosaici di Piazza Amerina, per secoli rimasti protetti sotto la montagna, oggi (l’ha scritto tempo fa Vincenzo Consolo) sono a grave rischio. E’ un esempio ma anche un sintomo.

La lingua italiana dei programmi televisivi sta prendendo il sopravvento, rischiano di sparire i dialetti, una perdita gravissima e nessuno dice niente, nessuno fa niente.

I nostri ragazzi sanno poco, niente o male della storia del recente passato, confondono i ragazzi di Salò con i partigiani. Stiamo assistendo insomma ad una sorta di olocausto mentale, una teledeportazione di massa in cui ogni valore culturale viene spazzato via e nessuno dei contendenti lancia un allarme.

Si potrebbe andare avanti all’infinito rispetto a questa immane devastazione. Fermiamoci qui. Si parli pure di Ici ma si ricordi anche l’importanza di leggere un libro, di seguire una conferenza, di visitare un museo, di andare a un concerto o a teatro. Anche dal livello culturale dipende la ricchezza di un paese.