Voli Cia, «Per l’Ue concorso di colpa»

A cosa servono 20 chili di ghiaccio secco in un aereo che dovrebbe portare solo sette agenti della Cia da Palma de Mallorca a Washington quando quella quantità serve a refrigerare le bibite per 300 passeggeri? Non sembra bizzarro che il Boeing che ha trasportato Al Masri (il cittadino tedesco sequestrato per errore) dalla Macedonia all’Afghanistan, poi viaggi il 23 settembre 2003 da Kabul a Guantanamo passando per la Polonia, la Romania ed il Marocco con la Cia che giustifica gli scali a zig zag per necessità di rifornimento? Queste sono solo alcune delle tante questioni rimaste in sospeso sulle gesta dell’intelligence nordamericana in Europa.
Azioni che, leggendo il rapporto provvisorio firmato e presentato ieri da Claudio Fava (Ds) per la Commissione temporanea del Parlamento europeo sulle attività della Cia, chiamano direttamente in causa le capitali europee, i loro servizi segreti e le loro diplomazie: «è inverosimile che non sapessero delle attività di extraordinary rendition in corso sul loro territorio, nei loro cieli e nei loro aeroporti». «C’è un concorso di colpa generalizzato», insiste Fava. Andando sul particolare, è altrettanto «inverosimile» che le autorità italiane non sapessero del sequestro di Abu Omar.
E così sul banco degli imputati finisce subito l’Italia, ma non è la sola. C’è la Svezia, per aver respinto i due egiziani Mohammed Al Zary e Ahmed Agiza, lasciandoli nelle mani della Cia che li ha ricondotti in Egitto dove sono stati puntualmente torturati, ed anche la Bosnia Erzegovina che contro il parere della locale Camera dei diritti umani ha consegnato alla Cia sei cittadini bosniaci di origine algerina.
«Il rapporto è provvisorio per questo nominiamo solo questi tre paesi», spiega il relatore. Una delegazione della Commissione parte oggi per la Macedonia, altro Stato che ha svolto un ruolo di snodo attivo per la Cia, poi a maggio ci sarà un viaggio negli Usa.
Sempre a maggio ci dovrebbe essere l’audizione del ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmaier e del capo dei servizi segreti teutonici Ernest Uhrlau. La base Usa di Ramstein è infatti il centro dei voli della Cia (ne sono passati 437 tra cui quello con Abu Omar, in transito da Milano verso l’Egitto) e la diplomazia tedesca, assieme a quella britannica, è stata chiaramente chiamata in causa da Craig Murray, ex ambasciatore di sua maestà in Uzbekistan. Nella repubblica centroasiatica Usa e Regno unito usano le informazioni estorte sotto tortura dalle autorità locali, cosa proibita dalla Convenzione Onu contro la tortura, mentre la Germania non poteva non sapere di queste pratiche, visto che è il paese europeo con più agenti in loco.
Fava ha chiesto di sentire pure Jack Straw, a suo tempo informato direttamente da Murray, ma non è ancora detto che si presenti. Il ministro britannico a suo tempo si giustificò di fronte al suo ambasciatore argomentando che non sono loro a torturare, anche se poi utilizzano le informazioni estorte. Altro snodo è rappresentato dalle Isole Baleari, come sottolineato dal lavoro di Matias Valles, giornalista del Diario de Mallorca, che chiama in causa il governo spagnolo, tanto quello di Aznar quanto quello Zapatero.
«Mentre il Re era in vacanza Palma di Mallorca nell’agosto scorso con oltre 1.000 agenti a perlustrare ogni spillo, il governo dice di non sapere nulla di un Gulfstream (affittato dalla Cia, ndr) che si trovava giusto dietro all’aereo reale». Non si tratta di «casi ed operazioni isolate – continua Fava – ma di persone che agiscono a più riprese in Europa». Per esempio due tra le 22 persone che sequestrano Abu Omar nel febbraio 2003 sono le stesse che poi viaggiano da Palma de Mallorca a Skopje il 23 gennaio 2004, chiaramente con passaporti diversi.
Riassumendo: dopo l’11 settembre ci sono state «a più riprese violazioni della Convenzione europea sui diritti umani, della Convenzione Onu sulla tortura e della Carta dei diritti fondamentali della Ue» e pure della «Convenzione di Chicago» che regola il traffico aereo e obbliga all’identificazione dei velivoli utilizzati per operazioni di Stato. Data l’ampiezza delle operazioni e la rilevanza delle prove, l’Europa non poteva non sapere, anche se ufficialmente continua a negare.