Voli Cia, l’accusa di Amnesty

Muhammad Bashmilah e Salah Ali Qaru vennero arrestati in Giordania e trasferiti sotto custodia statunitense nell’ottobre 2003. Due mesi più tardi Muhammad al-Assad venne arrestato in Tanzania e consegnato a personale Usa. Per le famiglie i tre uomini erano «scomparsi». In realtà erano detenuti in almeno quattro prigioni segrete gestite dagli Usa, probabilmente in tre paesi differenti, Gibuti, Afghanistan e «nell’est europeo». A fine 2004 i tre uomini vennero fatti spogliare. Furono dati loro mutande di plastica e una tuta blu. Dopo essere stati legati, le orecchie tappate e gli occhi coperti, vennero imbarcati su un aereo. La destinazione finale, una prigione segreta dove hanno trascorso 13 mesi, rimane sconosciuta. Tuttavia dalle indicazioni fornite dagli uomini potrebbe trattarsi di una prigione nell’est europeo. Il volo che ha riportato gli uomini nello Yemen, il 5 maggio 2005, impiegò sette ore. Una volta sbarcati, gli uomini vennero consegnati da personale americano a personale yemenita, promettendo che presto sarebbero seguiti i rapporti sui casi. Quei rapporti non arrivarono mai. Il 13 febbraio, dopo nove mesi di detenzione arbitraria nello Yemen e due anni e mezzo dopo il loro arresto, i tre furono portati in tribunale a Sana’a. Vennero accusati (e poi condannati) di falsificazione di documenti. Nessuno venne mai accusato di terrorismo. La storia è raccontata da Amnesty international nel suo rapporto, «Stati uniti, Sotto il radar: voli segreti verso la tortura e la sparizione» sui voli segreti della Cia. Il 14 marzo Muhammad al-Assad è stato rilasciato e Amnesty ha intervistato al-Assad al rilascio. «Adesso – ha detto l’uomo – devo inventarmi una nuova esistenza. Perché la mia vecchia vita non riuscirò mai a riaverla». Il suo lavoro andato in fumo, debiti e incertezza perfino sul ritorno in Tanzania.
Il destino degli «scomparsi» era la tortura, spesso anche durante i voli segreti e illegali. Amnesty ha raccolto numerose testimonianze. I detenuti venivano picchiati anche con bastoni, fatti stare in piedi per giorni, appessi a testa in giù mentre le piante dei piedi venivano colpite, venivano privati di cibo o sonno.
I voli segreti gestiti dalla Cia, i cosiddetti rendition flights, sono secondo Amnesty centinaia anche se solo venticinque sono stati provati. Quanto ai paesi che consentono alla Cia questi voli segreti e illegali, spesso citano la convenzione sull’aviazione internazionale civile, la cosiddetta Chicago Convention. C’è una clausola che permette ad aerei civili di volare sopra un paese o fare scali tecnici senza dover essere autorizzato e senza notifica. Amnesty ha stilato un elenco di compagnie che verosimilmente hanno avuto qualche coinvolgimento in questi voli segreti. Il Gulfstream VN379P ha compiuto un centinaio di voli a Guantanamo (ed è atterrato due volte a Ginevra). Ma è anche il tipo di aereo (Gulfstream IV N85VM) che, secondo Amnesty, ha trasportato Abu Omar, sequestrato a Milano e trasportato in Egitto, via Francoforte. Amnesty ha registrato almeno 1000 voli legati direttamente alla Cia, la maggior parte dei quali ha utilizzato spazio aereo europeo. Tre velivoli utilizzati dai servizi segreti americani sono atterrati per almeno sei volte in Svizzera. Il Boeing 737-ET con immatricolazione N313P, visto spesso in basi militari Usa, specie in Afghanistan, è atterrato una volta a Ginevra. Ci sono poi circa 600 voli realizzati da aerei di cui si ha la certezza di un utilizzo almeno temporaneo da parte della Cia. E infine ci sono più di un migliaio di voli effettuati da compagnie private che sono legati alla Cia ma non direttamente a casi di voli segreti.