«Voli Cia», Amnesty conferma tutto

Il rapporto di Amnesty International si chiama «Al di sotto del radar: voli segreti, destinazione tortura e “sparizioni”» e lancia accuse pesanti per le «operazioni coperte» della Cia: un migliaio di voli, molti in paesi europei, in cui persone sono state arrestate o catturate, trasferite e detenute in segreto o consegnate ad altri paesi dove sono andate incontro a maltrattamenti e torture.
Sullo scandalo dei cosiddetti “voli Cia” e su quanto i governi dei paesi coinvolti ne sapessero circolano da mesi accuse ed indiscrezioni, e il Consiglio d’Europa ha aperto un’inchiesta. Tra i casi presi in esame anche il rapimento di Abu Omar, imam egiziano di via Quaranta, avvenuto il 17 febbraio 2003 a Milano e per il quale la procura ha disposto un mandato d’arresto europeo per 22 agenti. Secondo Amnesty l’aereo che ha trasportato al Cairo Abu Omar aveva il nome di «Gulfstream IV». I suoi proprietari hanno ammesso di aver affittato l’aereo alla Cia, ma hanno sostenuto che l’apparecchio non sarebbe stato usato esclusivamente dall’agenzia di intelligence Usa. Gli spostamenti dell’aereo riguardano atteraggi e decolli dai seguenti aeroporti: per l’Italia uno a Roma; per la Germania 10 a Francoforte; 2 a Koeln Bonn, 1 a Ramstein; 4 a «le Bourget» in Francia, e vari in Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Marocco, Svizzera, Finlandia, Egitto, Repubblica Ceca e ben 114 a Guantanamo Bay. Dovrebbe aver effettuato la «consegna» di Abu Omar dalla base tedesca di Ramstein al Cairo nel 2003.
Sui risultati del rapporto è intervenuto Claudio Fava, eurodeputato Ds: «Amnesty International conferma il lavoro che abbiamo fatto fino adesso in commissione d’inchiesta al Parlamento Europeo e il lavoro svolto anche dal Consiglio d’Europa. E cioè che l’Europa in questi anni, dall’11 settembre in poi, è stata una sorta di retrobottega della Cia: aeroporti e cieli sui quali continuare ad organizzare e a gestire operazioni clandestine che hanno messo insieme più di mille voli gestiti direttamente dalla Cia alcuni dei quali non pochi riteniamo siano serviti a portare detenuti da un carcere all’altro da una prigione clandestina all’altra».
Ma qual è stato il ruolo dell’Italia? «L’Italia – risponde Fava – ha dato una mano. Se ha dato una mano senza rendersene conto dobbiamo chiederci quale sia la funzione, il rendimento e la credibilità di servizi di sicurezza che permettono che i loro aeroporti, i loro cieli vengano utilizzati dalla Cia per questo tipo di operazioni. Ma se abbiamo dato una mano voltandoci dall’altra parte, come probabilmente è avvenuto nel caso del rapimento dell’imam di Milano Abu Omar, allora forse il fatto è ancora più grave perché a questo punto è in discussione la sovranità dello Stato italiano».
(ha collaborato Beatrice Montini)