Volantini su Beirut: scappate

«Automobili e autocarri sono in movimento dai quartieri meridionali verso le aree più centrali di Beirut per portare in salvo le ultime migliaia di abitanti rimasti a Shiam, Hay as-Sallum e Burj al-Barajneh. La gente scappa in preda al panico, portandosi dietro tutto quello che può, ha già visto come i bombardieri israeliani hanno ridotto Haret Hreik e Bir al-Abed». Era questo il resoconto della situazione nella zona sud di Beirut che ci ha fatto ieri sera la giornalista libanese Amal Nasser, alcune ore dopo il lancio di volantini sulla capitale libanese da parte dell’aviazione israeliana che minacciavano una nuova azione «forte e dolorosa» contro Hezbollah e indirettamente contro decine di migliaia di civili. «Queste minacce non fanno che rafforzare il sostegno ad Hezbollah, più Israele si macchia di stragi e massacri e più aumenta l’odio dei libanesi nei suoi confronti», ha spiegato Nasser mentre da Parigi il ministro degli esteri francese Philippe Douste-Blazy annunciava un compromesso «da un momento all’altro» sulla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu in discussione da giorni. «Ci sono dei progressi positivi, a New York le cose stanno andando bene e spero che nelle prossime ore vadano ancora meglio», ha detto Douste-Blazy in conferenza stampa, cercando di rassicurare il Segretario generale dell’Onu Kofi Annan che ha chiesto di approvare una risoluzione sul Libano entro la fine della settimana. Per lunedì, a Beirut, è atteso anche il nostro ministro degli esteri, Massimo D’Alema.
Parigi si mostra ottimista ma sta emergendo un nuovo fallimento: dopo aver sollecitato attenzione per le proposte e le richieste avanzate dal premier libanese Fuad Siniora, il presidente Chirac e Douste-Blazy hanno ceduto ancora una volta alle pressioni dell’Amministrazione Bush accettando di modificare in modo impercettibile il testo della bozza di risoluzione, in modo da chiedere che forze israeliane «comincino» a ritirarsi dal Libano dopo la cessazione delle ostilità e non escano subito. Con questa risoluzione, le truppe di occupazione inizieranno a ripiegare solo dopo il dispiegamento della «forza di stabilizzazione» internazionale che, nei disegni di Washington e Tel Aviv, dovrebbe far uso della forza per disarmare e bloccare Hezbollah. Tutto ciò senza alcuna garanzia di un ritiro israeliano dal territorio libanese delle fattorie di Sheeba, al centro del conflitto da sei anni, e senza alcun chiarimento per il diritto alla difesa di Israele durante il cessate il fuoco che – secondo le interpretazioni date dai giornali nazionali – consisterebbe anche in attacchi preventivi contro bersagli sospetti. Non soprende perciò la soddisfazione ostentata ieri sera dell’ambasciatore Usa, John Bolton, che si è detto convinto che la risoluzione potrebbe essere approvata già oggi.
Intanto ieri il Libano ha superato un altro triste record. Oltre mille civili sono stati uccisi nei 30 giorni di offensiva militare israeliana. Di questi il 30% erano bambini con meno di 12 anni. A questi vanno aggiunti almeno 58 combattenti Hezbollah e 7 membri della formazione sciita Amal. Il conflitto è costato la vita anche a quattro osservatori Onu dell’Unifil. Il numero totale non tiene conto delle vittime di ieri. Almeno quattro libanesi sono stati uccisi nelle ultime ore. A Kfar Rumman una persona è morta e altre 9 sono rimaste ferite. L’aviazione con la stella di David ha centrato con un missile un minibus che viaggiava nell’area della Valle della Bekaa, uccidendo una persona e ferendone almeno 12. L’attacco è avvenuto nei pressi di Rayak, a circa 5 chilometri da Zahle. Hezbollah da parte sua ha sparato 110 razzi contro il nord di Israele. Due di questi hanno colpito il villaggio arabo-israeliano di Deir al Assad, dove una donna e suo figlio di 5 anni sono rimasti uccisi.
In attesa della «grande offensiva» che dovrebbe scattare – ha spiegato il vice premier e «premio Nobel per la pace» Shimon Peres, in caso di «fallimento della diplomazia» – mezzi blindati israeliani hanno tentato ieri di prendere la città di Khiam. Nei combattimenti sono rimasti uccisi alcuni guerriglieri e feriti una decina di soldati israeliani. Gli scontri più violenti sono avvenuti all’entrata ovest della città, dove si trova il quartiere detto degli «ospedali», costruito dai britannici nel 1920, e trasformato in questi giorni in un fortino da Hezbollah. Secondo un corrispondente della agenzia France Press, i guerriglieri sarebbero riusciti a distruggere alcuni blindati.
Israele inoltre ha sequestrato 350 agenti di polizia e soldati libanesi. A 10 chilometri a nord-ovest, una colonna israeliana ha preso per qualche ora il controllo della città cristiana di Marjayoun, dove tra il 1978 e il 2000 Israele aveva stabilito il suo quartier generale nel territorio libanese sotto occupazione. I soldati israeliani sono entrati anche a Burj al Molouk, a Qlaia, e a Khiam. Uno di loro è stato ucciso.