Volano basso

Il 30 e 31 non si vola? Colpa dei lavoratori dell’Alitalia, lo dicono tutti. E per colpa loro gli utenti – figura sacra di questo inizio secolo – vengono penalizzati ingiustamente. Lo dice Cimoli che dell’Alitalia è il numero uno. Lo ripete il padronato italiano che trova nei media compiacenti casse di risonanza. E al coro si unisce gran parte del sindacalismo confederale, il suo gruppo dirigente. Il governo, come in tutto, è diviso: tra chi si limita a scaricare ogni colpa sul Sult che ha proclamato lo sciopero e chi approfitta per a rimestare sulla vita e sul futuro della nostra compagnia di bandiera. A tutto c’è rimedio: il Sult canta fuori dal coro? Tappiamogli la bocca, non riconosciamogli alcuna rappresentanza. La scusa c’é: il Sult – che pure ha firmato molti accordi – non ha sottoscritto l’ultimo protocollo d’intesa con cui viene inferto un nuovo colpo ai lavoratori e ai loro diritti in nome della crisi e del risanamento, ponendosi così «oggettivamente» fuori dal gioco. Si tratta con chi è d’accordo, chi non lo è non esiste.

Come la mettiamo con il fatto che il Sult è il sindacato più rappresentativo tra gli assistenti di volo, anzi ha quasi più iscritti di tutti gli altri messi insieme? Ce ne freghiamo. Procediamo con la precettazione e togliamo ai ribelli ogni diritto sindacale. Non sarebbe la prima violazione delle più elementari regole democratiche nel mondo del lavoro, zona franca dalla democrazia che non è tutelate da una legge che il centrodestra non vuole e il centrosinistra, quand’era al governo, non ha voluto. Cosicché è potuto succedere e risuccedere che per i metalmeccanici siano stati siglati accordi e contratti che hanno valore erga omnes, nonostante l’opposizione del sindacato più rappresentativo, la Fiom. E ai lavoratori è stato negato il diritto a dire la loro su decisioni che modificano – peggiorano – la loro vita e il loro lavoro.

Il centrosinistra ha finora evitato di accogliere nei suoi programmi la richiesta di una legge su democrazia e rappresentanza, forse perché troppo sensibile a due forme di pressioni: di Cisl e Uil, che si ritengono uniche e non verificabili depositarie della rappresentanza e del padronato che pretende di comandare unilateralmente sul lavoro. Al prossimo congresso della Cgil la Fiom ha scelto, per chiarezza, di presentare una tesi sulla democrazia alternativa a quella della segreteria.

A prescindere dalle ragioni e dai torti del Sult che contesta il piano industriale firmato dall’Alitalia e dagli altri sindacati – questioni che attengono agli organici e alle condizioni di lavoro ma anche alla sicurezza dei voli, che dovrebbe riguardare tutti noi – ci sono due aspetti inaccettabili in questa polemica agostana: la pretesa dei datori di lavoro (e il governo è proprietario del 62,4% di Alitalia, dati Consob) di scegliersi la controparte e quella di qualche sindacato di decidere non per conto – dunque con verifiche di mandato – ma al posto dei lavoratori. Perciò suggeriamo agli utenti dell’Alitalia ingiustamente penalizzati di non prendersela con le persone sbagliate.