«Vogliamo reale uguaglianza politica e sociale»

«Queste elezioni non sono la via d’uscita dalla crisi che Israele sta attraversando, ne sono il risultato. Kadima non è l’alternativa alla crisi, ma la sua espressione più forte». Issam Makhoul, parlamentare di Hadash e segretario generale del Partito comunista israeliano, usa parole forti per commentare le sortite di Lieberman e in generale il clima di questi giorni: «Lieberman parla di una deportazione di fatto della popolazione arabo-israeliana e nessuno si scandalizza. Fa discorsi che definirei fascisti, nel senso pieno del termine, e i politici danno cittadinanza a questi argomenti nel dibattito politico. Le sue idee sono in questi giorni al centro della politica israeliana, non è un buon segno».

Lieberman pone esplicitamente un problema di lealtà verso lo Stato di Israele. Che cosa risponde?

Che è una questione assurda. La nostra cittadinanza in questo Stato è il risultato di un processo storico che non abbiamo ovviamente voluto ma che diamo per acquisito, e non da ora. Noi non solo riconosciamo l’esistenza di Israele, ma ne riconosciamo la piena legittimità. Il problema è che vogliamo che i nostri diritti siano garantiti. All’interno di questo Stato siamo una minoranza, eppure questo status non ci viene riconosciuto. Vogliamo una reale eguaglianza: nella politica nell’economia, nel mondo del lavoro, nell’istruzione, nell’amministrazione e potrei continuare all’infinito.

Crede che un riconoscimento dello status di minoranza nazionale possa assicurare questa eguaglianza di diritti e opportunità?

Il punto è arrivare ad avere diritti collettivi, non solo individuali

Il voto degli arabi resta una delle incognite di queste elezioni. La percentuale di partecipazione e gli orientamenti sono ancora fluttuanti. Condivide l’analisi del professor Rekhess che parla di un ulteriore calo dei votanti e di un concreto rischio di scomparsa dalla Knesset dei vostri partiti?

Credo che in genere gli analisti si augurino che che i loro modelli di studio diventino realtà. Io non sono così pessimista.

Ma il senso di frustrazione e di delusione tra i vostri elettori è innegabile. Vi rimproverano di non aver fatto nulla per migliorare le loro condizioni, eppure sedevate alla Knesset.

Capisco la loro disperazione, la situazione è oramai al limite ma spero che questa rabbia sia costruttiva e li porti a votare. E a votare per noi.

Il laburista Amir Peretz cerca di pescare nel vostro elettorato, ha anche promesso di nominare un ministro arabo e vi ha infine
proposto di entrare in una eventuale coalizione. Accetterà o declinerà l’offerta?

Per quanto ci riguarda non siamo mai entrati in una coalizione, ci siano limitati ad un appoggio parlamentare esterno. Lo abbiamo fatto con Rabin nel ’92. Potremmo rifarlo adesso? Non so, dipende dalle politiche che il governo metterà in atto. Se saranno quelle di sempre, se si ricorrerà ad azioni unilaterali, se si proseguirà con la costruzione del Muro o se non verranno prese misure contro la povertà, allora non vedo come potremmo appoggiare il nuovo governo.

Come è cambiata la politica israeliana dopo l’uscita di scena di Sharon?

Non è cambiata. Sharon non c’è più, ma lo “sharonismo” sopravvive. Anzi, lo “sharonismo” senza Sharon è anche peggio. Perché almeno Sharon aveva abbastanza potere per frenare al’occorrenza le derive militariste del suo governo. Olmert no. E poi Kadima è un partito senza logica, ci sono dentro tutti i responsabili dello sfascio politico, sociale ed economico di questi anni. Il suo programma parla di azioni unilaterali, di muro, di privatizzazioni. Come prima, peggio di prima.