Voglia di destra per il partito di Fini che riparte da dio, patria e famiglia

Avevamo capito male. Avevamo capito che il futuro della destra era al centro, che l’orizzonte in cui guardava Alleanza nazionale era quello delle forze moderate, sempre meno “identitarie” e sempre più aperte alla prospettiva dell’integrazione globale. Avevamo forse sperato che chi solo una quindicina di anni fa si augurava l’avvento del “fascismo del 2000”, avesse avuto voglia di sbarazzarsi definitivamente non solo dei simboli ma anche dei valori e della cultura che da quel passato tragico aveva portato con sé. Ora sappiamo che ci siamo sbagliati.
La Conferenza programmatica di Alleanza nazionale, che si è aperta venerdì alla fiera di Roma e che sarà chiusa questa mattina dall’intervento di Gianfranco Fini, indica infatti con precisione come la rotta politica degli eredi del Msi sia tornata risolutamente a puntare a destra. «Dobbiamo spiegare quanta destra c’è stata nelle nostre azioni di governo. Come, per esempio, nelle leggi su droga, sicurezza e mercato del lavoro», sottolineava alla vigilia di questa tre giorni, Silvano Moffa, l’ex sindaco rautiano di Colleferro oggi sottosegretario alle Infrastrutture e responsabile per il programma di Alleanza nazionale. E tra gli esempi di queste “cose di destra” fin qui portate a casa dalla squadra di Fini nel governo, anche nella giornata inaugurale della Conferenza programmatica sono state citate a più riprese la legge ultraproibizionista sulla droga e quella sulla “legittima difesa”, varate entrambe in extremis dalla maggioranza. Il tutto con ripetuti riferimenti all’identità nazionale, alla sicurezza interna e internazionale e all’“italianità”.

Ma qualcosa del clima di fondo che accompagna l’appuntamento di Alleanza nazionale si era già visto anche alla vigilia dell’apertura dei lavori. «Se il partito ha avuto fin qui un limite, è quello di essere stato fin troppo responsabile. E’ arrivato il momento di essere un po’ più irresponsabili, di avere una maggiore carica emotiva anche in vista delle elezioni», spiegava Federico Eichberg dell’Osservatorio parlamentare, struttura legata alla maggioranza finiana di An, in un incontro “culturale” che si è svolto mercoledì a Roma in vista della Conferenza. Ancora più nette le parole pronunciate nella stessa circostanza da Fabio Torriero, direttore della rivista La destra e tra i responsabile delle edizioni Nuove Idee – piccole centrale editoriale legata ad Alleanza nazionale che produce diversi periodici e collane di saggi – che annunciava come l’appuntamento del partito di Fini «non sarà una passerella mediatica, questa volta Alleanza nazionale alza finalmente il tiro». «Su temi storici cari alla destra, ci siamo trovati superati – ha aggiunto Torriero – sull’anticomunismo da Forza Italia, sui valori cristiani dall’Udc e sulla sicurezza dalla Lega». Perciò per Torriero «il nemico più pericoloso per Alleanza nazionale è il centrismo. La ricerca del centro come luogo politico e geografico sarebbe un grave errore. Si corre il rischio di annacquare i propri programmi nella ricerca del consenso degli indecisi, mentre invece non si convincono gli indecisi inseguendo il politicamente corretto, ma dicendo cose fortemente di destra». Parole che il quotidiano di Alleanza nazionale Il Secolo d’Italia dando conto dell’iniziativa ha riassunto così: «In questa analisi, va attuata una rilettura dei valori storici della destra come Dio Patria e Famiglia, che non sono imbalsamati ma che vanno altresì letti in chiave dinamica». Almeno in apparenza, di che seppellire ogni svolta finiana.

Certo, si dirà, gli sforzi che hanno attraversato le due analoghe e precedenti conferenze di Verona (1998) e di Napoli (2001), nonché il Congresso di Bologna del 2002 – vale a dire i più importanti appuntamenti pubblici dei nazionalleati dopo quello fondativo di Fiuggi nel 1995 – sono sempre stati caratterizzati da forti contraddizioni. E lo “sdoganamento” della famiglia politica che fu neofascista si è sempre affidato più alle esternazioni o ai gesti dello stesso Fini – come il suo atto simbolico forse più rilevante e mediatico: la visita allo Yad Vashem, il museo dell’Olocausto di Gerusalemme, nel novembre del 2003 – che a un vero processo di riflessione che attraversasse il vero corpo del partito, i suoi militanti, e le sue sezioni. Il segnale principale che si voleva dare all’esterno era però contrassegnato dall’accento posto sul carattere “moderato” della nuova destra, sorta più per evoluzione che per frattura dalle ceneri del movimento nostalgico guidato per decenni da Giorgio Almirante.

Alleanza nazionale, pressoché l’unico partito in Europa – insieme agli austriaci dell’Fpo di Jöerg Haider che però hanno pagato alla loro trasformazione interna il prezzo di una grave rottura che ha portato persino all’allontanamento dello stesso leader xenofobo carinziano – ad essere passato dall’aperta apologia del regime fascista alla “stanza dei bottoni”, evento che si è realizzato letteralmente in un batter d’occhio nel 1994, qualche cambiamento lo doveva proprio fare. Diciamo così che alcuni aspetti del partito sarebbero risultati davvero incompatibili con gli incarichi istituzionali assunti dai suoi esponenti. Ma oggi i tempi del governo Berlusconi e persino quelli della svolta di Fiuggi sono davvero lontani. Oggi, dopo aver attraversato un decennio nell’elaborazione di un’identità nuova, o perlomeno diversa rispetto a quella del passato, Alleanza nazionale può tornare ad agitare senza timori i valori forti della destra.

Ovviamente, si deve comprendere anche il contesto nel quale il partito di Fini opera questa sorta di ricongiungimento con la casa madre. Da un lato vi è, sul piano interno, l’evidente concorrenza che gli alleati muovono su questo piano ad Alleanza nazionale. Bossi e Berlusconi non perdono giorno per insidiare su più terreni, da quello simbolico dell’anticomunismo a quello “sociale” di immigrazione e sicurezza, il ruolo di Alleanza nazionale come forza “più a destra” della coalizione. Così, quasi a titolo di risposta a questo rischio, i delegati alla Conferenza programmati di Alleanza nazionale – «143 parlamentari, 195 sindaci, 255 consiglieri provinciali, 224 consiglieri comunali, 91 regionali e 1047 quadri di partiti territoriali e dirigenti di settore» – si sono trovati a discutere in questi giorni di immigrazione a partire da un testo che affermava che «la cittadinanza è questione di sangue, suolo e tradizioni». Nella “sintesi ragionata della politica di Alleanza nazionale in tema di politiche della immigrazione”, redatta dal Dipartimento demografia e immigrazione del partito diretto da Giampaolo Landi di Chiavenna, si mette l’accento proprio su questo elemento, spiegando come «il dibattito politico in corso corre il rischio di vedere ridotta l’idea di cittadinanza solo ad un problema di diritti e di inclusività mentre gran parte dell’opinione pubblica italiana sente e vive tale tema anche e forse soprattutto in termini di identità e di appartenenza».

L’altro elemento che accompagna Alleanza nazionale, nel suo ritorno ai simboli forti dell’identità di destra, va cercato nel contesto delle alleanze internazionali che Fini ha costruito per il suo partito. La Francia ha giocato da sempre il ruolo più importante in questa strategia, nel senso che messa in naftalina l’immagine del Duce, è alla figura di De Gaulle che i post fascisti hanno guardato con crescente interesse. Il primo valido alleato sul piano internazionale l’hanno così trovato in Charles Pasqua, il gollista già ministro degli Interni di Parigi che, prima di sprofondare in una serie di processi per corruzione, si è fatto un nome per aver dato mano libera alla polizia nelle “banlieu” – con il conseguente aumento a metà degli anni Novanta del numero di giovani arabi ammazzati per strada dagli agenti. Tramontata definitivamente la stella di Pasqua, è per l’uomo che ha preso il suo posto come ministro di Polizia, Nicolas Sarkozy che batte ora il cuore dei nazionalleati. E non a caso è stato proprio un messaggio di Sarkozy, considerato tra i più probabili candidati della destra transalpina alla prossima corsa all’Eliseo, che si sono aperti venerdì i lavori dell’assise di Alleanza nazionale. «Sfortunatamente per impegni precedenti non mi permettono di accettare l’invito» ha scritto ai delegati di Fini il ministro francese che avrebbe dovuto prendere parte alla tre giorni romana. Sarkozy ha aggiunto i propri personali complimenti agli sforzi fatti dal leader di Alleanza nazionale per «mettere in discussione i momenti più bui del passato», con un’azione «di rinnovamento e modernizzazione». Peccato che Sarkozy passi in Francia per il politico che ha sdoganato le idee di Le Pen per sottrarre voti al suo Front National: è stato il primo a parlare di quote di immigrati da fare entrare nel paese in base alla loro nazionalità, quello più deciso nel risolvere militarmente la situazione delle periferie, definendo racaille, feccia, i giovani che vi abitano ha soffiato sul fuoco dell’incendio delle “banlieu” per poi cercare di trarre profitto dal clima di paura e di insicurezza che ne seguito. Ma forse sono proprie queste le caratteristiche di Nicolas Sarkozy che piacciano tanto ad Alleanza nazionale. Chiuso definitivamente il capitolo novecentesco del fascismo, Fini ritrova l’identità piena della destra, compresi i suoi toni politici, muscolari e aggressivi, perché lo stesso sforzo lo stanno facendo oggi in Europa anche quei conservatori che, proprio come il ministro degli Interni di Parigi, pescano senza pudore e scrupoli nel repertorio del populismo. Il punto di incontro tra queste due tendenze avviene intorno alla rimozione del portato complessivo del passato, considerato nel caso dei fascismi non come la sedimentazione di idee e culture precedenti e che come tali possono tornare a fare capolino nelle nostre società anche sotto altre vesti (“sangue e suolo” vi dicono niente?), ma come un’esperienza storica chiusa che si può archiviare senza alcun interrogativo supplementare.

Del resto è l’orizzonte di una «destra postmoderna» quella a cui guarda Gianfranco Fini che proprio con queste parole ha salutato l’alleato francese – di cui l’editoriale Nuove Idee ha appena tradotto un libro – sottolineando come «noi che da tempo abbiamo individuato la rilevanza del tema dell’identità, non possiamo che concordare con Sarkozy nella sua costante rivendicazione delle tradizioni, delle radici, della matrice originale ispiratrice». La strada di Alleanza nazionale è tracciata.