“Viva Zapatero”. Sabina vince il Leone del pubblico

Il secondo film sorpresa del Festival, presentato dall’Anac e dalle Giornate degli autori, fa esplodere la platea

Domani il Lido di Venezia con il suo Festival potrebbe non esistere più. Buttato giù a colpi di blocchi di Mose da un Berlusconi furioso, pronto a strepitare contro il “covo di comunisti”. In realtà i quindici e oltre minuti di applausi che hanno letteralmente investito il film, portato a sorpresa dall’Anac e dalle Giornate degli autori ieri al Festival di Venezia, Viva Zapatero di Sabina Guzzanti, non sono stati lo sfogo di una banda di carbonari. A commuoversi e persino a piangere ieri in sala c’erano tutti, di tutte le razze, i paesi e le idee. Perché Viva Zapatero non è un documentario anti-berlusconiano, né un manifesto comunista. La sua rivoluzione è assai meno ideologica e assai più corale: un canto alla libertà perduta di un paese.
Sabina Guzzanti, da buffone non di corte ma di popolo, come si dichiara sin dall’inizio del filmato, ci racconta una storia triste. Che conosciamo tutti, ma che ogni volta dimentichiamo e se non ci fossero i giullari a ricordarcela sarebbe già materiale ammuffito d’archivio. E’ quella storia che inizia con un editto, emesso a Sofia dal presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi, contro alcune persone che, in televisione, avevano espresso opinioni contrarie alle sue e ai suoi interessi. Ci volle poco perché l’editto diventasse esecutivo. E la forza della verità venisse da allora in poi con determinazione e senza pause cancellata da ogni luogo in cui era, anche se scomodamente, di casa: programmi televisivi, giornali, reti mediatiche di ogni genere. Sotto i colpi della mannaia, a cadere in quei giorni furono gli uomini e le donne della satira, perché a loro per ultimi era rimasto del fiato in gola per gridare che il re era nudo. Tutto il resto era stato già messo sotto silenzio.

Viva Zapatero racconta la cancellazione di “Raiot” dal palinsesto di Raitre dopo la prima puntata. Senza fermarsi nel cortile di Viale Mazzini, si muove per andare a vedere cosa succede negli altri paesi europei, in Francia e in Gran Bretagna. Dove ci ricordano che la satira, sebbene con qualche restrizione, è in democrazia uno spazio fatto salvo ovunque, perché necessaria e intoccabile dimostrazione della libertà di espressione, garantita in ogni Costituzione che si rispetti. Il paragone mortifica ulteriormente l’Italia. Ma Guzzanti e il suo gruppo di lavoro non si abbandonano allo sconforto né all’invettiva. Continuano a cercare i perché, e a domandarli lì dove è d’obbligo trovare le risposte: il nostro parlamento, la nostra commissione di vigilanza, il nostro ministro (di allora) delle comunicazioni, la nostra opposizione. La domanda del resto è semplice: perché è stato censurato il programma “Raiot”? E perché, dopo la sentenza di un giudice che ne ha dichiarato, non solo la legittimità ma persino la sostanza veritiera, non è stato reinserito nel palinsesto? E qui la storia si intristisce ulteriormente. Nessuno risponde, e chi risponde balbetta, e chi balbetta non sa cosa dice. Da Gasparri a Veneziani, da Alberoni a Petruccioli non c’è politico o amministratore Rai che sia in grado di formulare un pensiero, una controbattuta sensata alle domande semplici ed educate di Sabina Guzzanti. Nessuno, di destra, di sinistra o di altrove, che ascolti le sue ragioni, che la sostenga, che spieghi. Il massimo che riusciamo ad ottenere da un esponente dell’opposizione, a proposito di conflitto di interessi, è un “errare è umano”. Tornano gli inserti dall’estero, da programmi come quello di satira francese “Guignol”, curato da Bruno Gaccio e in onda tutte le sere. In una puntata, due tizi travestiti alla “Pulp fiction” sparano a Chirac per non aver mantenuto le promesse fatte agli elettori. In una trasmissione inglese invece un generale dichiara di aver copiato i documenti americani per giustificare la guerra all’Iraq. Vanno ancora in onda, con ascolti altissimi e nessuna minaccia di censura. La storia di Viva Zapatero grazie al cielo finisce gioiosamente, con quell’evento incredibile che fu la seconda puntata di “Raiot” mandata in onda dalle televisioni locali, ed evento di massa in ogni sala e luogo d’Italia da dove venne trasmessa. Decine di migliaia di cittadini scesi per le strade, divenute per una notte la loro televisione pubblica. «Non sono che un buffone che non chiede altro se non di poter fare il proprio lavoro», dichiara alla fine della proiezione, in un incontro con la stampa, Sabina Guzzanti, affiancata da Michele Santoro, Marco Travaglio, il francese Gaccio, il produttore del film Valerio Terenzio e Andrea Occhipinti della Lucky Red che distribuirà il film in sala. Sono emozionati, felici e forse anche sorpresi di un’accoglienza tanto esplosiva. «Il mio non è un film contro Berlusconi – continua Guzzanti -. Lui non è il “genio del male”. Anzi, non è proprio un genio… Volevo piuttosto raccontare l’involuzione di un sistema che è andato via via sempre più marcendo». «Semmai – interviene Santoro – è un film sul dopo-Berlusconi, su quello che andrebbe fatto e su coloro che avrebbero dovuto battersi e non si sono battuti».

Sul dopo-Venezia di Viva Zapatero intanto l’autrice e protagonista del documentario ha le idee chiare: «Fuori da ogni sala in cui verrà proiettato metteremo dei banchetti per raccogliere firme contro la legge Gasparri e perché l’informazione venga sottratta al potere politico. Abbiamo già scritto l’appello ed è già stato firmato da molti. Continueremo su questa strada. E se devo dire quale sia lo scopo di questo lavoro è proprio quello di fare pressione sui politici di sinistra perché facciano ciò per cui sono stati votati. Per prima cosa, difendere la libertà. E’ l’unica vera strategia, l’unico mezzo che abbiamo a disposizione per uscire dal disastro in cui siamo». Alessandro Curzi, del consiglio d’amministrazione Rai, presente all’incontro dichiara di «aver intenzione di proporre la messa in onda di “Viva Zapatero” su una delle reti della televisione pubblica». Santoro propone una proiezione anche alla Camera. Intanto, il film uscirà nelle sale italiane il 16 settembre, mentre tra qualche giorno verrà visto al Parlamento europeo in occasione di un incontro proprio sulla legge Gasparri.

Viva Zapatero dunque non finisce qui. Anzi, speriamo che quello che abbiamo visto sia solo l’inizio di un’altra storia. Fatta di libertà e di partecipazione, come cantavamo una volta.