Vittoria di Pisapia, della sinistra e della Milano democratica che vuole cambiare

pubblicata da Francesco Francescaglia il giorno lunedì 15 novembre 2010 alle ore 11.52 su Facebook

Tutti dicevamo che sarebbero state primarie vere e così è stato. Primarie vere perché non sono state fatte per dirimere beghe interne alla coalizione. Primarie vere perché non sono state una finzione domenicale per incoronare con un po’ di partecipazione un candidato già individuato. Primarie vere perché lo spessore politico dei candidati era straordinario. Primarie vere perché non hanno fatto leva sull’antipolitica e sulla retorica antipartito. Primarie vere perché non ci sono state scorrettezze, incursioni di campo, inciuci o giochini. Primarie vere perché non hanno esaltato la personalizzazione e la spettacolarizzazione della politica, ma hanno saputo, invece, valorizzare la voglia politica del cambiamento che attraversa Milano.

A noi le primarie, come metodo e come principio, non sono mai piaciute e continuano a non piacere. A Milano, però, si è realizzata una curiosa alchimia che ha tolto di mezzo quanto di negativo rappresentano le primarie ed che ha messo al centro della discussione il futuro della città.

Il merito di ciò va anzitutto a Pisapia e alla sua scelta di partire per primo e con largo anticipo proprio per smuovere le acque. Pisapia ha il merito di aver posto, fin dall’inizio, le premesse perché le primarie fossero, appunto, vere. Perché non ha impostato la sua candidatura contro un nemico interno (altri potenziali candidati o partiti, a cominciare dal PD), ma si è proposto per dare un contributo per avviare la battaglia per battere le destre a Milano.

Se ciò si è realizzato va riconosciuto anche un altro merito: quello del PD. Dopo anni di scelte sbagliate sull’onda della vocazione maggioritaria veltroniana tradotta in salsa meneghina e lombarda da Penati, il PD ha saputo cogliere ciò che volevano i milanesi: unità e responsabilità per giocarsi la partita elettorale di una Milano che è finalmente contendibile. Il PD ha saputo proporre e realizzare un nuovo metodo di fare coalizione, ponendo la centralità delle forze politiche e del programma accanto alle primarie e lavorando quotidianamente con senso di responsabilità per risolvere i problemi. Così il PD ha saputo depotenziare la scelta dell’IDV di tirarsi fuori dalla coalizione durante le primarie per stare alla finestra a guardare; non ne è nato un caso politoc e mediatico e la coalizione non ne ha risentito. In tal senso la vittoria di Pisapia non è la sconfitta del PD che sosteneva Boeri, ma è una vittoria corale, frutto anche delle scelte lungimiranti e responsabili de PD. Quando in politica si agisce la “generosità”, o meglio la capacità di mettersi a disposizione per traguardare l’obiettivo principale, non si esce mai sconfitti.

La vittoria di Pisapia è anche una vittoria della sinistra. Un fatto incredibile in una città come Milano, dove la sinistra è stata espunta, marginalizzata, ridotta “al lumicino”. Per mesi i giornali hanno definito Pisapia un “comunista”, con evidente intento denigratorio (continuano a farlo e lo faranno ancora di più in futuro). È strabiliante che in una città come Milano l’etichetta di comunista non abbia penalizzato Pisapia. Anche perché Pisapia ha avuto l’intelligenza di non buttarla sul piano ideologico; non ha voluto fare abiure o professione di anticomunismo per scrollarsi di dosso un’etichetta che poteva, oggettivamente, danneggiarlo. Ha lasciato fare e si è concentrato sulle questioni concrete di Milano, dando, con grande semplicità, l’idea che non viveva come problema l’essere bollato di sinistra o comunista. Notevole intelligenza politica la sua, ma anche notevole coraggio politico, agito dietro l’apparente prudenza e semplicità con cui Pisapia si pone.

Più delle proposte credo che sia questo il tratto che ha fatto vincere Pisapia: quello di rappresentare al meglio il tema unitario come premessa e sostanza del cambiamento. Tutti i candidati esprimevano posizioni avanzate su molti temi, anche il Boeri che parlava di cementificazione zero, di centralità delle periferie e del problema della casa e che, soprattutto, metteva in discussione l’Expo della Moratti proponendo di cambiare radicalmente il progetto e non evocava mai i temi securitari tante volte, invece, esaltati da Penati nell’illusione di competere con le destre sul loro stesso terreno. Pisapia, dunque, è stato l’unico che ha dato l’idea di poter essere il rappresentante di tutti i milanesi che vogliono sconfiggere le destre nella loro casamatta più importante e simbolica.

Che fare ora?

Continuare così come abbiamo cominciato. E fare dei passi in avanti.

Pisapia non dovrà snaturare le sue caratteristiche e dovrà anzi esaltarle. Dovrà da subito allargare la sua squadra, aprirla ancora di più alle istanze politiche e sociali finora nascoste nel tessuto, quasi sotterraneo, della Milano democratica. In tante e tanti volevano e voglio essere della partita con Pisapia: proponendo soluzioni, evidenziando problemi e ragionando di progetti. Pisapia dovrà saperli ascoltare e coinvolgerli, valorizzandoli tutti senza escluderne nessuno. Se necessario dovrà rompere i filtri che qualcuno cercherà di costruirgli intorno.

Il PD dovrà continuare ad essere il perno di questo nuovo modo di fare coalizione. E dovrà mettere ciascuno di fronte alle proprie responsabilità, a partire dall’Italia dei Valori.

Noi, come Federazione della Sinistra, avanzeremo una proposta molto concreta. Vogliamo spingere sull’unità e per questo proponiamo che la coalizione si costituisca come coalizione politica e sociale. Vogliamo che al tavolo del programma siedano insieme partiti e forze sociali della Milano democratica, con pari dignità. Vogliamo superare la separatezza tra politico e sociale. La politica deve essere disponibile a cedere un pezzo della propria sovranità, ma il sociale deve essere capace di giocare fino in fondo la partita. La Cgil, la Fiom, l’Arci, l’Anpi e le mille associazioni milanesi ci stanno a “sporcarsi” le mani? Il metodo del confronto nel rispetto del ruolo di ciascuno, non funziona più. Bisogna scoprire nuovi percorsi.

Se ciò fosse, e noi ci batteremo perché sia, è evidente che bisognerà essere coerenti anche per il dopo. Noi non proponiamo alle forze sociali di stare pienamente dentro la campagna elettorale per poi, il giorno dopo la vittoria, dire: “grazie mille, adesso facciamo noi, ci rivediamo tra 5 anni”.

Noi proponiamo che l’alleanza politica e sociale continui anche e soprattutto dopo. Questo significa, ad esempio, partecipazione al governo della città, partecipazione ad una gestione duale delle “municipalizzate”, poteri reali alle consulte e ramificazione della partecipazione rivoluzionando i consigli di Zona. Nei prossimi giorni avanzeremo con precisione e dovizia di particolari questa proposta della Federazione della Sinistra.

Da oggi parte la competizione vera, quella per la vittoria democratica a Milano.

Noi saremo unitari e saremo, al tempo stesso, impietosi e feroci con coloro che, non capendo quale partita ci stiamo giocando, proveranno a lucrare qualche rendita di posizione stando fuori dalla coalizione.

Noi, però, siamo chiamati ad assolvere un compito in più: rivitalizzare la sinistra a Milano. Se qualcuno pensa che di poter realizzare questo straordinario obiettivo semplicemente godendo dei benefici della vittoria di Pisapia significa che non ha capito nulla. C’è molto lavoro da fare, ma, stavolta, le premesse ci sono tutte. Bisogna che i comunisti e la sinistra escano dalle retroguardie e comincino ad andare in prima linea. Bisognerà mettere da parte il piccolo cabotaggio delle schermaglie a sinistra per il mediocre controllo del nulla e cominciare l’offensiva unitaria sui contenuti: lavoro, diritti, nuove forme della partecipazione, legalità, beni comuni, nuovo ruolo del pubblico. Milano ha bisogno di una sinistra che non si nasconde e che non si vergogna di se stessa.

Dopo quanto avvenuto eludere il tema dell’unità della sinistra sarebbe un suicidio e denoterebbe una esiziale incapacità politica. Noi continueremo ad avanzare la proposta unitaria alla sinistra milanese, a cominciare da Sinistra Ecologia e Libertà. Lo facciamo da comunisti che non vogliono liquidare la loro identità dentro una sinistra sbiadita. A Milano affronteremo una partita che è anche nazionale: la sinistra saprà, finalmente, essere più forte ed unita per portare a casa risultati partendo dai contenuti e non dal politicismo liquidazionista che ha caratterizzato un pezzo della nostra storia recente? Noi comunisti italiani ci batteremo per questo.

L’eccezionale vittoria di Pisapia ci da una grande fiducia e ci assegna una incredibile opportunità. Dopo anni di terribili sconfitte torniamo a vincere. Buon segno. Godiamoci questo stupendo risultato mettendo a valore lo straordinario lavoro che abbiamo fatto.
 
Francesco Francescaglia
Segretario PdCI Milano