Vittoria: addio all’odiato Cpe

«Vittoria storica» per la Fidl, organizzazione dei liceali, «abbiamo ottenuto quello per cui ci siamo mobilitati per due mesi e mezzo» secondo Julie Coudry, portavoce del Coordinamento degli studenti, «grande vittoria popolare» per il Pcf, «la vittoria è possibile quando la lotta è giusta, realizzata nell’unità» per il Ps, «successo dell’unità sindacale» per la Cgt, «obiettivo raggiunto» per la Cfdt, mentre l’Unef, la principale organizzazione degli studenti, invita a «non abbassare la pressione fino a quando il Cpe sarà effettivamente ritirato». In effetti, nessuno intende mollare, malgrado il ritiro del Cpe: i blocchi delle università non sono stati tutti sospesi, per il momento, perché restano in vigore il Cne e la legge sulle pari opportunità, mentre la proposta di «sostituzione» del Cpe non è del tutto soddisfacente.
Il Cpe, progetto di istituzionalizzare il precariato, era nato-morto e ieri finalmente il primo ministro ha accettato di decretarne la fine, dopo aver cercato in tutti i modi di rimandare questa ammissione di sconfitta. Villepin afferma di «non essere stato capito».
Dopo due mesi e mezzo di mobilitazione, è stato necessario ancora un ultimo fine settimana di tergiversazioni per obbligare Villepin a piegarsi alla situazione. Ieri mattina, gli avvenimenti si sono concatenati in fretta. Alle 8,30 Dominique de Villepin si è recato all’Eliseo. Alle 9, il primo ministro è stato raggiunto dal ministro degli interni, Nicolas Sarkozy, dai presidenti di Assemblea e Senato, Jean-Louis Debré e Christian Poncelet, dai «mediatori» dell’Ump Bernard Accoyer e Josselin de Rohan (rispettivamente presidenti dei gruppi Ump all’Assemblea e al Senato), più il ministro del lavoro, Jean-Louis Borloo e il suo ministro-delegato, Gérard Larcher. Alle 9,58, l’Eliseo ha diffuso un comunicato: il Cpe sarà «sostituito da un dispositivo a favore dell’inserzione professionale dei giovani in difficoltà». Alle 10,30 è la volta di Dominique de Villepin. Con il volto scuro, teso – «concentrato» per i suoi – il primo ministro ammette di «aver voluto andare in fretta perché la situazione drammatica e di disperazione di molti giovani lo esigevano» e di «non essere stato capito», ma insiste sulla sua buona fede, di aver voluto presentare «una proposta forte contro la disoccupazione», ma che sono mancate «le condizioni necessarie di fiducia e serenità da parte dei giovani e delle imprese». Villepin si aggrappa all’ultimo filo che gli resta e afferma che è su sua «proposta» che l’Eliseo ha deciso di sostituire il Cpe con un’altra legge.
L’Unef continua a restare «vigile» sul mantenimento delle promesse, vista la diffidenza che regna nei confronti di un governo che ha gestito la crisi guardando soprattutto ai rapporti di forza tra i rivali alla candidatura per le presidenziali del 2007. La Fidl, organizzazione dei liceali, vuole anch’essa mantenere la pressione e la giornata di mobilitazione di oggi viene mantenuta. Ma sarà sopratutto una festa per la vittoria. La portavoce del Coordinamento degli studenti, Julie Coudry, ha subito lanciato un appello per «mettere fine ai blocchi» dell’università , «perché gli esami possano tenersi nelle migliori condizioni», perché «gli studenti non devono essere le vittime della durata del conflitto». Una riunione con la Conferenza dei presidenti dell’università dove stabilire come organizzare ripresa dei corsi ed esami, per non perdere l’anno.
Subito dopo l’annuncio del ritiro di fatto del Cpe – anche se il termine non è stato pronunciato, come del resto neppure quello di «abrogazione» – all’università di Rennes, la prima ad essere scesa in lotta, si è tenuta un’assemblea dove è emersa la richiesta di «dimissioni» rivolta a de Villepin.
I sindacati hanno espresso, tutti, grande soddisfazione, anche se ora preparano il seguito per sfruttare al meglio il nuovo rapporto di forze che si è stabilito nei confronti del governo. Per François Chérèque, segretario della Cfdt, «l’obiettivo è stato raggiunto», per Maryse Dumas, della Cgt, è «un successo dell’unità sindacale», che adesso non dovrà essere persa. Per Alain Olive dell’Unsa, «è una vittoria che impone ai sindacati nuove responsabilità. E’ una grande vittoria che il Cpe, il contratto di deroga al codice del lavoro, non esista più». Per François Hollande, segretario del Ps, «quando la lotta è giusta, quando ci sono unità e fronte comune, allora la vittoria è possibile».
L’estrema destra è partita all’attacco del governo e in particolare di Nicolas Sarkozy, il numero due artefice di fatto della strategia del ritiro. Per Philippe de Villiers, Sarkozy è un «capitolatore», alla testa, assieme al segretario della Cgt Bernard Thibault del «partito unico della ritirata». L’Ump si lecca le ferite, il negoziatore Bernard Accoyer parla di «voltare pagina». Ma l’intero esecutivo esce a pezzi da questa sconfitta della strategia dell’arrembaggio del primo ministro Dominique de Villepin, la cui politica è ormai rigettata dal 75% della popolazione.