Visco-boom: +10% di entrate

Il gettito è aumentato notevolmente nel 2006, la battaglia contro gli evasori dà i suoi primi frutti: +10,3% di entrate rispetto al 2005, pari a 37,1 miliardi di euro in più. Le entrate si sono così attestate sui 397,4 miliardi di euro complessivi. L’esito è in qualche modo imprevisto: la relazione previsionale approntata dall’esecutivo parlava di 33,7 miliardi in più rispetto al 2005, mentre alla fine si sono materializzati ulteriori 3,4 miliardi. E i conti sarebbero andati talmente bene che secondo il governo potrebbe essere stata anticipata la discesa sotto il 3% del rapporto deficit/Pil già al 2006, dunque un anno prima rispetto all’impegno per il 2007 promesso alla Ue. Il viceministro all’Economia Vincenzo Visco, fautore della «linea dura» contro l’evasione, ieri ha spiegato che «buona parte del gettito degli ultimi mesi dovrebbe essere considerato strutturale». Da più parti gli «allergici alle tasse» chiedono a questo punto un calo della pressione tributaria, ma Visco ha risposto che per il momento non c’è trippa: «Dal mio punto di vista le tasse caleranno appena è possibile e progressivamente – ha spiegato – ma ora non ci sono soldi da spendere. Sarebbe pericoloso pensare che dato che il gettito va bene ci mettiamo a dare soldi in giro». Il «boom» viene spiegato con 4 fattori: «la crescita dell’economia», gli effetti di alcuni provvedimenti del governo precedente, alcuni pagamenti eccezionali di grandi contribuenti, e «il miglioramento crescente, a partire da maggio-giugno e per larga parte spontaneo, del comportamento contributivo»: in parole povere, con la vittoria dell’Unione i contribuenti avrebbero capito che l’aria sarebbe cambiata e che non si sarebbe più potuto contare sui condoni.
Se da un lato Visco cerca dunque di allontanare l’immagine di «governo delle tasse» che l’opposizione berlusconiana gli appiccica addosso, dall’altro lato è più difficile la difesa contro chi afferma che le buste paga verranno martoriate dall’imposizione locale e dall’aumento dei contributi pensionistici, vanificando i «benefici» promessi alle fasce medio-basse dalla finanziaria. Già i calcoli, sfavorevoli per i single (di qualsiasi reddito) ma anche per le famiglie sopra una certa soglia (30 mila euro lordi, che per una famiglia con due figli non sono affatto molti), erano stati anticipati due settimane fa dalla Fiom Cgil. Ora le buste paga di gennaio sono effettivamente arrivate ed è partita la verifica empirica. E qui si fronteggiano calcoli diversi.
La Uil, offrendo ieri una disamina sull’inasprimento fiscale di 60 comuni italiani, ha denunciato il rischio per le fasce più basse: calcolando su 5 classi di reddito (16 mila, 21 mila, 27 mila, 36 mila e 40 mila), l’aumento medio delle addizionali comunali sarà del 33%, pari a 29 euro. I «record» si toccano a Trieste e Siena, con 164 euro in più (vedi anche box sopra). Il rincaro medio per famiglia diventa di 54 euro se si sommano i 25 euro medi di aumento delle addizionali regionali. La Uil propone dunque l’introduzione di soglie di esenzione per i meno abbienti, possibilità concessa dalla finanziaria. L’Aduc, associazione dei consumatori, ha calcolato invece che, a causa dell’effetto combinato della finanziaria nazionale e dell’inasprimento tributario locale, per un cittadino romano con reddito di 20 mila euro annui e senza figli l’aumento in busta paga sarà di soli 4 centesimi al giorno (poco più di 1 euro al mese); che diventano 64 centesimi al giorno (19 euro al mese) per lo stesso lavoratore nel caso che abbia due figli a carico.
Il ministero dell’Economia mette invece in evidenza i benefici della finanziaria. Per un dipendente con coniuge e due figli, con un reddito annuo di 23.675 euro, il primo stipendio dell’anno sarà di 1.638 euro, con uno «sconto» rispetto al 2006 di 64 euro. Per chi ha un reddito di 17.620 euro, coniuge e due figli, lo stipendio sarà di 1.413 euro (meno 43 euro). La stessa tipologia di lavoratore che però percepisce un reddito annuo di 33.035 euro, nella prima busta paga troverà uno stipendio di 1.980 euro, con un incremento rispetto al 2006 di 23 euro.
Passando ai single, emerge che per chi ha un reddito annuo di 15 mila euro il primo stipendio arriverà a 908 euro con un aumento di 7 euro. Con una retribuzione annua di 20 mila euro il primo stipendio sarà di 1.148 euro, con un incremento di 4 euro rispetto allo scorso anno. Mentre per i dipendenti che hanno un reddito annuo di 30 mila euro lo stipendio sarà di 1.632 euro, senza nessuna variazione rispetto al 2006.
Secondo Visco, dunque, «si conferma che per i redditi fino a 40 mila euro annui c’è un guadagno in busta paga in termini di minori imposte» e quanto alle «nuove addizionali non sono nelle nostre mani, quindi se gli enti locali decidono di aumentarle, i cittadini se la devono prendere con gli amministratori».