Villepin vacilla sul coprifuoco

La Francia ha vissuto la prima notte di coprifuoco. Il primo dipartimento ad aver promulgato ieri lo stato d’emergenza è stata la Somme, nel nord, per la città di Amiens e riguarda i minori di 16 anni non accompagnati, dalle 22 alle 6 del mattino. Alcuni sindaci, che ne hanno il potere, hanno imposto il coprifuoco nelle loro città (Raincy, Orléans). La decisione del primo ministro, che ha sorpreso persino la maggioranza di destra, ha sollevato perplessità e polemiche. Dominique de Villepin ne ha spiegato le ragioni e i termini di fronte a un’Assemblea sovreccitata. Ha precisato che la legge del `55 rimessa in vigore è stata emendata dalle misure previste allora di «controllo della stampa» e che avrà un’applicazione «misurata». Il coprifuoco, per il momento, durerà dodici giorni, ma, «se sarà necessario», la misura verrà riconfermata. La legge del `55 permette di creare «zone di sicurezza dove il soggiorno delle persone è regolamentato», il ministro degli interni può costringere al domicilio coatto chi turba l’ordine, può essere decisa la chiusura di sale di spettacolo, bar, luoghi di riunione, le perquisizioni possono avvenire «di giorno e di notte» senza mandato, e può essere fatto appello alla giurisdizione militare. In Francia questa legge era stata applicata in Algeria nel `55 e poi sul territorio metropolitano dal generale de Gaulle tornato al potere nel `58. Il governo di Laurent Fabius l’aveva riesumata per la Nuovelle Calédonie nell’84 (e allora la destra, Chirac in testa, aveva fatto ricorso al Consiglio costituzionale).

L’opposizione è imbarazzata. In particolare i socialisti, non solo perché nel `55 François Mitterrand era ministro degli interni, ma soprattutto perché ci sono molti sindaci Ps che da giorni reclamano un intervento deciso per mettere fine alle violenze. «Saremo evidentemente vigili sull’applicazione di questa misura – ha affermato il segretario Ps François Hollande – che non può essere che eccezionale, limitata nel tempo e nello spazio». Ma per Hollande, «prima di tutto, è imperativo ristabilire l’ordine e la sicurezza». Contrario il Pcf, anche se è prudente, visto che i comunisti hanno molti sindaci nelle banlieues e sanno che i cittadini vivono nella paura. Il capogruppo parlamentare Ps, Jean-Marc Ayrauld, ieri all’Assemblea ha attaccato il governo: «Adesso sapete quanto costa strumentalizzare la paura. Non riusciremo imponendo leggi di emergenza». Per Lionel Jospin, «se il governo non si sente in grado di ristabilire l’ordine in altro modo, allora che utilizzi almeno questo strumento con discernimento e finezza». I Verdi, che hanno le mani più libere visto che non hanno responsabilità dirette, denunciano «l’escalation totalmente sproporzionata», tanto più che i disordini sono in diminuzione dalla fine del week-end. «Questa strategia della tensione deliberata e organizzata fa probabilmente correre all’insieme della popolazione maggiori rischi di quelli che pretende evitare», dicono i Verdi. Per Noël Mamère, «il governo cede al panico». L’Ump applaude «il messaggio di fermezza» e «le misure necessarie per riportare l’ordine», ma l’Udf attenua : «questo strumento – ha affermato Marielle de Sarnez – dovrà servire il meno possibile». Secondo la Lcr (trotzkisti) «il governo si allinea alle idee dell’estrema destra». E’ quello che pensa il Fronte nazionale, che si è limitato a sottolineare che lo stato d’emergenza «è quello che aveva proposto Marine Le Pen qualche giorno fa».

Ieri, il Mpf di Philippe de Villiers ha organizzato una manifestazione di fronte all’Assemblea, presentando un manifesto con lo slogan: «La Francia, o l’ami o la lasci », generando così la confusione tra violenza, giovani di origine immigrata e nuova immigrazione. De Villiers parla «guerra civile etnica», mentre Jean-Marie Le Pen vede «le premesse di una guerra civile». E i due partiti di estrema destra affermano che le telefonate di adesione piovono alle rispettive sedi. Il coprifuoco solleva perplessità anche nella polizia. «Tecnicamente – dice un alto funzionario di polizia – non siamo sicuri che serva a qualcosa, ma serve ai politici». Persino il sindacato di poliziotti di estrema destra Alliance afferma che «praticamente dovrà essere utilizzato con parsimonia e molte riserve». Il sindacato degli ufficiali di polizia è «scettico». La stampa è perplessa. Libération parla di «farsa tragica» per la presidenza Chirac, che da dieci anni parla di «frattura sociale» e nel 2002 ha fatto campagna sull’insicurezza. Il direttore di Le Monde, Jean-Marie Colombani è particolarmente severo : «Di fronte a un controllo di sé considerevole» da parte degli abitanti dei quartieri difficili, che hanno mantenuto la calma malgrado subiscano in prima persona le violenze, «il primo ministro sembra aver perso, invece, il sangue freddo». Villepin, per Colombani, «non ha ancora i nervi di un uomo di stato».