Villepin l’inflessibile sogna mondi precari

La battaglia per introdurre in Francia la flessibilità del lavoro è entrata nella fase calda. Gli schieramenti sono uno di fronte all’altro, pronti alla lotta, l’esito è incerto, si conoscerà solo fra tre mesi, ma avrà ripercussioni notevoli sulle presidenziali del 2007. Martedì 31 gennaio, inizia all’Assemblea la discussione sul progetto di legge governativo sull’ «eguaglianza delle possibilità», messo a punto per rispondere alla rivolta delle banlieues. Ma non sono i due principali punti di discordia nel testo attuale che saranno al centro dello scontro: certo, l’opposizione contesta sia l’abbassamento dell’età per accedere all’apprendistato (15 anni, addirittura 14 in certi casi, prima della fine della scuola dell’obbligo, che è a 16 anni) e il «contratto di responsabilità dei genitori», che porterà a tagliare i contributi alle famiglie di alunni indisciplinati o assenteisti. Il primo ministro, Dominique de Villepin, ha già previsto di far presentare dai parlamentari della maggioranza degli emendamenti alla legge per far passare di forza il Cpe, il Contratto di «prima assunzione», che prevede una deroga al diritto del lavoro, per introdurre un nuovo tipo di contratto, dedicato ai giovani di meno di 26 anni, che potranno venire assunti certo a tempo indeterminato, ma con la possibilità di essere licenziati senza giusta causa nei primi due anni di lavoro.

Il licenziamento sarà per tutti

E’ la stessa clausola già contenuta nel Cne, il Contratto di «nuova assunzione», dedicato ai disoccupati che trovano un lavoro in un’azienda con meno di 20 dipendenti, in vigore dall’agosto scorso. La sinistra non era riuscita a bloccare questo contratto di deroga al diritto al lavoro. Villepin punta sul fatto che non ci riuscirà nemmeno con il Cpe. E l’obiettivo è molto più ambizioso: una volta fatto approvare il Cpe, Villepin si dà tre mesi per preparare un azzeramento di tutti i contratti di lavoro esistenti, quelli a termine e quelli a tempo indeterminato, per sostituirli con un «contratto unico», certo a tempo indeterminato, ma con due anni di precariato all’inizio, durante i quali il dipendente, giovane o meno, potrà essere licenziato senza giustificazione. Il contratto unico è una vecchia richiesta del Medef, la Confindustria francese. Per il momento, Villepin smentisce di avere già nel cassetto questo progetto, ma afferma «la pista del contratto unico non mi sciocca».

L’opposizione si organizza. Il primo a reagire, per una volta, è stato il Ps, che intende coalizzare nell’opposizione alla svolta sulla flessibilità tutta la sinistra, per gettare le basi, finora impossibili, di un’alleanza per il 2007. Le organizzazioni degli studenti sono subito scese anch’esse sul piede di guerra. I sindacati cercano di stabilire un collegamento tra i giovani contro il Cpe e i lavoratori contro il Cne e l’incombente «contratto unico». L’appuntamento principale è per il 7 febbraio, che sarà giornata di manifestazioni in tutta la Francia contro la flessibilità e i contratti derogatori ai diritti del lavoro. Una data significativa per la sinistra: è la vigilia dell’incontro previsto dai socialisti con tutte le forze di opposizione che lo vorranno (ma già i trotkisti, Lo e Lcr, hanno declinato l’invito del Ps), con l’obiettivo di gettare le basi per un programma se non comune almeno coordinato per il 2007.

Le associazioni degli studenti sono molto mobilitate per il 7 febbraio, ci sono siti Internet per creare collegamenti, ma resta l’incognita del giorno prescelto, che cade durante le vacanze d’inverno delle scuole della regione parigina (e di Bordeuax), in un periodo in cui le università sono chiuse per la fine del primo semestre. La data del 7 è stata la conseguenza di una mossa di Villepin: la nuova legge sull’ «eguaglianza delle possibilità» avrebbe dovuto essere discussa a metà febbraio, ma il primo ministro ha anticipato, perché «non c’è tempo da perdere», e per di più ha decretato l’«urgenza» (dunque ci sarà una sola lettura per camera).

Ma i precari sono disposti anche al rischio al buio

Villepin vuole sfondare il fronte dell’opposizione ed evitare che il suo Cpe faccia la fine dello «smic giovani» di Balladur nel `94, travolto dalla protesta di piazza. E confida su alcuni sondaggi che lo confortano. Uno, in particolare, ordinato da L’Humanité e mai pubblicato dal quotidiano del Pcf: i giovani sotto i 30 anni risulterebbero in maggioranza favorevoli al Cpe. La ragione: la disoccupazione giovanile è al 23%, tutti vivono continue esperienze di precariato, di stages non pagati (gli stagisti sono ormai organizzati in movimento) e quindi sarebbero pronti ad accettare il nuovo contratto, che apre sulla carta la possibilità di un’assunzione stabile dopo due anni di «prova», assortito ad accordi con le banche perché concedano prestiti, e con gli istituti che affittano case, perché prendano in considerazione le domande di questi precari di nuovo tipo.

Un’inchiesta dell’Insee (l’Istat francese) sottolinea che sono stati i giovani con contratti a termine le prime vittime del rallentamento dell’economia dal 2002 al 2004. Maggioritariamente contrari a Cpe e a Cne, invece, i lavoratori dipendenti con un lavoro stabile, perché temono l’irruzione della flessibilità per tutti. Ma Villepin fa una scommessa: dopo un quarto di secolo di disoccupazione di massa, di fronte al precariato crescente, l’opinione pubblica dovrebbe essere pronta ad accettare di «far saltare i paletti, eliminare i blocchi che paralizzano la società francese». E denuncia le «falsità» dell’opposizione, che è insorta contro la «precarizzazione generale» oggi dei giovani, domani di tutti.