Villepin «apre» e tenta i sindacati

Il primo ministro Dominique de Villepin non ha nessuna intenzione di ritirare il Cpe, e addirittura pone delle «condizioni» a studenti e sindacati: vengano a sedersi attorno a un tavolo per «migliorarlo». In un clima sempre più teso, reso incandescente dal coma del sindacalista Cyril Ferez e dalla polemica sullo svolgimento dei fatti sabato sera in place de la Nation, ieri gli studenti e i liceali hanno manifestato di nuovo. Il movimento si radicalizza nelle piazze francesi. A Parigi, ci sono stati vari incidenti. Scontri nel pomeriggio in rue Gay Lussac, nel V arrondissement, dove una cinquantina di auto è stata danneggiata da un gruppetto di violenti armati di mazze da baseball. Gli incidenti sono scoppiati quando i poliziotti hanno fermato il corteo degli studenti, per evitare che si scontrasse con un’altra manifestaione, molto meno numerosa, di studenti che chiedevano la fine del blocco delle università. In serata gli scontri sono continuati in rue Soufflot e poi di nuovo verso la Sorbonne. Lanci di lattine, di oggetti contundenti, anche un materasso in fiamme, da un lato, manganelli e lacrimogeni dall’altro, in una esplosione di sirene della polizia che ha invaso tutto il quartiere. A Caen, la stazione è stata bloccata per ore. A Rennes, dei manifestanti hanno chiesto la liberazione dei fermati dei giorni scorsi, con un cartello «siamo tutti dei casseurs». In mattinata, a Parigi ha avuto luogo un episodio particolarmente violento, al liceo Camille Say nel 15esimo arrondissement: «Siamo stati attaccati da una trentina di casseurs che sono entrati nel liceo – racconta la preside – avevano dei passamontagna in testa, armati di fumogeni, hanno rotto tutto, vetri, estintori, divelto delle porte. Erano molto violenti, i più piccoli erano in preda al panico, ma per fortuna gli insegnanti hanno mantenuto il sangue freddo». La polemica cresce attorno a questo caso perché pare che i casseurs siano arrivati al liceo accompagnati dalla troupe di una televisione. In un’intervista pubblicata oggi, inoltre, il rettore della Sorbonne afferma che decine di libri antichi sono scomparsi dall’università durante l’occupazione. L’opposizione accusa Villepin di giocare con il fuoco. «Il primo ministro ha deciso di applicare la strategia della tensione – accusa il portavoce socialista Jean-Marc Ayrauld – è una situazione pericolosa, se ne assume l’intera responsabilità». Per il radicale di sinistra Roger-Gérard Schwartzenberg, che è stato tra i deputati che hanno fatto ricorso al Consiglio costituzionale per contestare la costituzionalità del Cpe, Villepin ha troppa fretta di «ritoccare» la legge prima che i «saggi» si siano pronunciati: «Sta accumulando autoritarismo e la dimostrazione di essere in preda al panico». Anche dal centro piovono critiche. L’Udf François Bayrou, si dice «scettico sulle modifiche dell’ultimo momento». «Temo che ormai sia troppo tardi», aggiunge. Ma Villepin vuole riportare al tavolo delle trattative i sindacati, puntando sulla loro divisione, anche se per il momento tutte le confederazioni stanno preparando la giornata di azione – che non sarà pero’ sciopero generale – del 28 marzo. Per Villepin «la legge è ben fatta e fissa un quadro che prevede dei miglioramenti che possono essere trovati in intesa con le parti sociali»: è la posizione del padronato, che lunedì ha proposto di accorciare da due a un anno il periodo di prova e di introdurre la giustificazione dei licenziamenti. Villepin, comunque, non vuole modificare la legge, che è stata «votata» e «deve entrare in vigore». Sul Cpe è intervenuto ieri anche il presidente della Commissione di Bruxelles, José Manuel Barroso, per dire che porterebbe «maggiore flessibilità nel mercato del lavoro e questa non è una cattiva cosa per la Francia».