«Villepin, adesso ritira il Cpe»

Il primo ministro tiene duro: attende che qualche impresa applichi il nuovo contratto, sa che l’elettorato di destra è con lui. Sarkozy sta nell’angolo. Per ora niente polizia nei cortei

Oggi la Francia è in sciopero e ci saranno 135 manifestazioni in tutto il paese contro il Cpe. Dominique de Villepin aspetta di vedere il livello della mobilitazione. Che sarà grande, non ci sono dubbi: treni quasi fermi, trasporti urbani in agitazione in 176 città, sciopero massico a Gaz de France, dove la protesta contro il contratto per i giovani si unisce a quella contro la privatizzaione (che fa seguito all’annunciata fusione con Suez), il 60% dei maestri elementari non sarà in classe, agitazione nelle scuole di ogni ordine e grado, Posta e tutto il servizio pubblico , mentre persino nel settore privato – Total in testa, seguita dalle principali imprese del paese, passando per Air France – le indicazione della vigilia sono a favore di una forte partecipazione. I giornali nazionali non saranno in edicola.
Ma cosa succederà mercoledì? Villepin, che ha invitato per questo giorno sindacati e rappresentanti degli studenti a Matignon, punta sull’usura della protesta (e c’è chi teme che punti persino sugli incidenti alle manifestazioni). Ma gli studenti sono determinati. Lo hanno ribadito al coordinamento di Aix, altri due giorni di dibattiti nel fine settimana alla facoltà di lettere, che si sono conclusi con la richiesta di «dimissioni» di Villepin se il Cpe non sarà ritirato. Di fronte alla «sordità» del governo, che «ha fatto la scelta dell’usura e della provocazione della polizia sperando che la violenza discrediti il movimento», il coordinamento studenti ha lanciato un appello alla mobilitazione massiccia per oggi, seguita da «una giornata di blocco dei principali assi ferroviari e stradali» giovedì, prima di una nuova manifestazione il 4 aprile. Il coordinamento dei liceali propone un’altra giornata di manifestazioni, già il 2 aprile. L’1 aprile, il coordinamento ha un nuovo appuntamanto, per una riunione a Lilla. Inoltre, i sindacati sono chiamati in causa, sperando che decretino lo «sciopero generale».
Ma Villepin tiene duro e punta sulla divisdione sindacale, che, secondo il primo ministro, è inevitabile che arrivi prima o poi. «Non siamo completamenti idioti», dicono a Matignon. Villepin non vuole saperne né di ridurre i due anni di prova né di introdurre la giustificazione del licenziamento: è solo disposto a qualche «aggiustamento» ai margini del Cpe. La Cgt e Fo, dopo il fallimento dell’incontro di venerdì scorso, sostengono di non essere disposte a sedersi di nuovo attorno a un tavolo con Villepin. Ma la Cfdt e la Cftc sono considerate più flessibili: un giorno o l’altro dovranno accettare di discutere, sono certi a Matignon. Ma per il momento, il segretario della Cfdt, François Chérèque afferma di non aver avuto nessun contatto con esponenti del governo.
Villepin punta sul fatto che alcune imprese amiche firmeranno entro breve dei contratti Cpe e a quel momento la Cfdt sarà obbligata a tornare a trattare. Solo una bocciatura del Cpe per incostituzionalità da parte del Consiglio costituzionale – la sentenza è attesa per giovedì o venerdì – potrebbe migliorare il clima, ma a quel punto Villepin uscirebbe sconfitto dal braccio di ferro.
Ma nel frattempo? La scommessa di Villepin è estremamente rischiosa, vista la situazione al bordo dell’esplosione. Secondo un sondaggio Ifop, il 63% dei francesi disapprova la decisione di mantenere il Cpe (più di quanto nel ’95 fosse disapprovata la riforma della Sécurité sociale di Alain Juppé, che costò due mesi di sciopero), il 59% pensa che sia il governo ad essere responsabile del blocco delle trattative e, in definitiva, solo il 4% auspica che il Cpe sia mantenuto, mentre di fronte al blocco l’83% dei francesi desidera che Jacques Chirac intervenga. Ma Villepin si basa su altro dato per giustificare la fermezza: l’elettorato di destra al 74% approva che Villepin non abbia ceduto. Ormai, a poco più di un anno dalla presidenziali, la divisione politica si radicalizza, la sinistra contro la destra, e per Villepin questa è una ragione per tenere duro (e vincere la candidatura Ump alle presidenziali contro Sarkozy). Il ministro degli interni Nicolas Sarkozy è un po’ all’angolo: si dice favorevole alla fermzza ma opposto alla rigidità, propone la sospensione per un mese del Cpe, per lasciare lo spazio alla discussione, seguita da un’applicazione per sei mesi, con un bilancio alla fine. Sarkozy teme la bavure alle manifestazioni. Non ci sarà oggi l’ordine per i poliziotti di intervenire all’interno dei cortei, in caso di presenza di casseurs, come aveva previsto Sarkozy. C’è timore di movimenti incontrollati di folla. Il dispositivo di polizia è rafforzato, soprattutto a Parigi, per evitare le violenze che hanno avuto luogo agli Invalides la scorsa settimana.