VIDEO : Tel Aviv, in 15.000 contro la caccia alle streghe

Un sabato pomeriggio per difendere la democrazia. Sono scesi in piazza e hanno sfilato per le strade di Tel Aviv da Meir Park, vicino al quartier generale del partito Likud (in King George Street) fino alla piazza davanti al museo, oltre 15.000 manifestanti (numeri diffusi dagli organizzatori ma anche dalla stampa) per protestare contro l’approvazione di un provvedimento del Governo che prevede l’istituzione di una commissione parlamentare per indagare sulle ONG israeliane che si occupano di diritti umani e civili.

“Manifestiamo (siccome è ancora possibile) per la democrazia”, questo lo slogan della protesta dello scorso sabato, la più numerosa che si sia svolta in Israele negli ultimi anni, ha detto la stampa. I manifestanti hanno gridato “Combatteremo il regime delle tenebre” e “Insieme difenderemo la democrazia”. 15.000 persone che sono scese in piazza non solo per l’ennesimo attacco alla libertà di parola concretizzatosi nel tentativo di delegittimare il lavoro delle ONG e dei gruppi in difesa dei diritti umani. Ma contro le tante mosse del governo Netanyahu, volte a scatenare una caccia alle streghe contro qualsiasi voce dissidente. Negli slogan della protesta correva un filo unico, che va dall’ennesima prova di maccartismo del parlamento israeliano alle limitazioni imposte alle proteste a Shekh Jarrah (quartiere arabo di Gerusalemme), al giuramento di fedeltà necessario per chi non-ebreo, voglia acquisire la cittadinanza israeliana; agli arresti degli attivisti israeliani che partecipano accanto ai palestinesi a Gerusalemme est come nei villaggi della Cisgiordania (non a caso alcuni dei manifestanti portavano banner e sticker a sostegno dell’attivista Jonathan Pollack, costretto per tre mesi a scontare il carcere). Alla lettera dei rabbini che vieta di vendere o affittare proprietà agli arabi.

Di seguito la riflessione di una delle partecipanti alla marcia, Mairav Zonszen, giornalista israeliana e amercana, che ha pubblicato alcuni commenti su +972mag.com, un magazine on line israeliano ma con commenti e articoli anche dai territori palestinesi occupati.

“Il fatto che lo slogan principale della manifestazione fosse “Democrazia, siccome è ancora possibile” è abbastanza triste: quale è il punto in un più ampio spettro che vede il paese allontanarsi così tanto dagli standard e dai principi democratici tanto che non può più essere chiamato democrazia? Non sarebbe ragionevole dire che quando una manifestazione è organizzata solo in nome della democrazia, abbiamo raggiunto quel punto?

Inoltre così come è importante per le persone scendere in piazza per poche ore di sabato pomeriggio in questi tempi bui, può avere anche però un effetto inverso. Il messaggio della protesta, cioè che non lasceremo che la destra si impossessi del paese e uccida la democrazia, può dare origine a fraintendimenti. Come Noam Sheifaz ha scritto recentemente, esiste la nozione che vi sia un Israele “autentico”, buono e democratico e che questo Israele sia dirottato da una minoranza estremista. Di fatto, forse sarebbe necessaria un’analisi più profonda e stimolante, per rendersi conto che c’è qualcosa di sistematico, al cuore della definizione dei valori di questo paese, che ha spianato la strada perché il razzismo e il fascismo fiorissero, e che richiede seri provvedimenti. Non possiamo continuare a insistere che Israele è ebraico e democratico e poi organizzare una protesta ogni volta che atti legislativi repressivi o eventi razzisti hanno luogo. E’ come nascondere il problema sotto il tappeto, fino al prossimo polverone”.

(Fonte: Nena News)