Vicenza, Parisi contestato per la base Usa

L’appuntamento è per domani sera al consiglio comunale di Caldogno. La seduta è monotematica: si parlerà dell’allargamento dell’aeroporto Dal Molin, che dovrebbe diventare la base militare Usa più grande d’Europa se il governo darà il via libera al progetto già presentato dagli americani. L’opposizione in città è evidente e nelle settimane scorse si sono moltiplicate le iniziative di protesta. La manifestazione di domani a Caldogno sarà in parte una replica della rumorosa e partecipata cacerolada che ha accompagnato la seduta del consiglio comunale di Vicenza un paio di settimane fa. Allora la giunta di centrodestra ha votato compatta un ordine del giorno che approvava sostanzialmente il progetto statunitense, chiedendo alcuni chiarimenti e garanzie. Ma la palla è passata nuovamente al governo, che dovrà pronunciarsi. I comitati partiranno in treno per Roma per organizzare un presidio permanente davanti al ministero della difesa a partire da venerdì 24. Il ministro Parisi infatti non ha finora incontrato i cittadini, nonostante gli sia stato richiesto già diverse volte. Il precedente del via libera al progetto Mose poi non è piaciuto nemmeno a Vicenza. I cittadini infatti temono che il sì al Mose sia solo il primo di una serie di sì che riguarda opere come la nuova base Usa, che gli abitanti non vogliono ma che il governo ha invece deciso si debbano fare.
Le prossime due settimane saranno comunque per Vicenza ricche di attività: giovedì sera ci sarà una nuova riunione dell’assemblea permanente, anche in vista della manifestazione nazionale promossa per il 2 dicembre contro le servitù militari, e poi riunioni informative un po’ ovunque. A lanciare l’iniziativa del 2 sono stati i comitati popolari sorti contro il progetto del dal Molin. Comitati che non chiedono di spostare la base Usa da un’altra parte, ma chiedono invece al governo di dare un segnale di discontinuità forte rispetto al precedente governo Berlusconi e di dire basta alla costruzione di nuove basi militari. «Dire no al Dal Molin – dicono i comitati – significa anche respingere la politica della guerra permanente». Perché se venisse realizzata la nuova base americana vicentina diventerebbe la più importante d’Europa e quella da dove partirebbero le future operazioni belliche verso il Medio Oriente.
Ieri a Roma il deputato dei Comunisti italiani Severino Galante, membro della commissione difesa alla Camera ha chiesto al ministro della difesa Arturo Parisi di «smetterla di giocare sugli equivoci lessicali. Se Parisi dovesse autorizzare il raddoppio del Dal Molin senza il preventivo accordo di tutte le componenti della maggioranza non godrebbe più della fiducia dei Comunisti italiani». A infastidire i vicentini anche la diversità di trattamento riservata da Parisi alla Sardegna. Proprio domenica sera infatti il ministro ha incontrato il presidente della regione Renato Soru e ha ribadito la volontà di dismettere l’arsenale militare della Maddalena. «Che differenza c’è – chiedono i comitati – tra noi e i sardi? Forse si pensa di poter far passare il progetto dal Molin perché qui la giunta cittadina e quella regionale sono di centrodestra?»
Intanto sono già numerose le adesioni alla manifestazione nazionale del 2 dicembre. A partire dai Verdi, che si sono detti pienamente concordi con i contenuti della manifestazione. «Il no alla distruzione del territorio e dei beni comuni, la netta contrarietà alla guerra, l’opposizione all’aumento delle spese militari, la desecretazione degli accordi sulla presenza nel territorio italiano delle basi militari statunitensi, sono temi che il nostro partito da sempre sostiene», scrivono i vertici regionali.