«Via i sommergibili»

Alla fine il movimento pacifista sardo ha vinto. I sommergibili nucleari della Us Navy andranno via dalla Maddalena. Lo ha detto ieri il ministro della Difesa, Antonio Martino, al termine di un incontro con il suo collega americano Donald Rumsfeld. «I sottomarini atomici – ha detto il ministro della Difesa – saranno trasferiti fuori dal territorio della base di Santo Stefano secondo tempi e modi che dovranno essere definiti più avanti». «L’operazione – spiega Martino – si inserisce nel quadro di una ridislocazione delle forze Usa in Europa e conferma che le notizie relative al potenziamento della presenza di sommergibili nucleari Usa alla Maddalena e di un ampliamento della base erano prive di fondamento e che non è prevista alcuna cessione di parte o di tutto l’Arsenale alla Us Navy». Martino ha fatto cenno alle richieste che sono arrivate dalla giunta Soru, per dire che la decisione presa ne ha tenuto conto. Un’ammissione del peso che la pressione del movimento pacifista sardo ha avuto in tutta questa storia. Poi il ministro ha ringraziato l’alleato a stelle e strisce: «Desidero esprimere tutta la riconoscenza italiana agli Stati uniti per l’importante presidio di sicurezza che la base di Santo Stefano ha rappresentato per oltre un trentennio e per il grande contributo che la sua presenza ha fornito allo stesso sviluppo e alla crescita economico-sociale dell’area». Giustificata la soddisfazione del presidente della giunta regionale sarda, Renato Soru, che da più di un anno chiede che la base della Maddalena venga chiusa. «E’ una cosa fantastica, è la più bella notizia degli ultimi tempi», ha detto ieri Soru quando è stato informato dell’annuncio di Martino. Ma il trasferimento, non si sa dove, dei sommergibili atomici non risolve tutti i problemi. I sottomarini, infatti, vanno via, ma la base resta. Con tutti i problemi che, nonostante le parole di Martino, la presenza della Us Navy crea ad un’area che è parco naturalistico nazionale e che ha una vocazione soprattutto turistica. L’obiettivo della chiusura della base rimane e la decisione di Martino non potrà significare la rinuncia a questo obiettivo o un indebolimento della pressione, su questo punto, del movimento che in Sardegna chiede lo smantellamento di tutte le servitù militari. Inoltre, bisognerà vedere quali saranno i modi, ma soprattutto i tempi, del trasferimento dei sottomarini. Un eventuale governo di centrodestra, dopo le prossime elezioni politiche, che garanzia darebbe dei modi e dei tempi della decisione annunciata da Martino?

La notizia dell’allontanamento dei sommergibili nucleari dalla Maddalena è arrivata all’inizio di una giornata nel corso della quale si sono sentite ancora molte voci allarmate per le rivelazioni sull’incidente all’Uss 768 Hartford, il sommergibile nucleare Usa incagliatosi a poche miglia dalla Maddalena il 25 ottobre 2003. «Nuove inquietanti notizie – dice Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente e deputato della Margherita – che confermano i sospetti, aumentano i timori e la sfiducia. E che impongono un ripensamento complessivo della presenza della base militare». «Sfiducia perché – spiega Realacci, che sull’argomento presenta un’interrogazione parlamentare ai ministri della difesa, della salute e dell’ambiente – ogni nuovo tassello dimostra una gestione oscurantista dell’incidente, e una gravissima sottovalutazione dei rischi, a dispetto della salute dei cittadini e del loro diritto a sapere». «L’incidente – ricorda il parlamentare della Margherita – non sarebbe avvenuto ad oriente ma ad occidente di Caprera, e non al largo ma a poche centinaia di metri dalla Maddalena e dalla base Nato». Ai ministri Martino, Matteoli e Storace, Realacci chiede di sapere «se quanto apprendiamo corrisponda a verità e se il governo fosse a conoscenza dell’esatta localizzazione dell’incidente». «E perché – chiede ancora il deputato della Margherita – in caso positivo, non abbia fornito informazioni veritiere alla popolazione e al Paese». Se, invece, fosse stato all’oscuro di tutto, «quali iniziative intendano attuare» i tre ministri «nei confronti degli Stati Uniti, gravemente manchevoli» verso il governo italiano.