Via falce e martello…

ROMA — Pronto il simbolo, senza la falce e martello. Pronta la carta dei valori, che in tre cartelle spiega la «costruzione del progetto federativo della sinistra e degli ecologisti». Sarà, dice appunto l’atto di fondazione, un soggetto plurale nel nome «del lavoro e dell’ambiente». E che, insieme all’uguaglianza e alla giustizia, inserisce nei propri valori la «laicità dello Stato» e il no «ai modelli maschilisti». Ecco “La Sinistra-L’arcobaleno”, appunto unafederazione e non ancora un partito, che tiene insieme Rifondazione, Pdci, Sinistra democratica e Verdi. Il simbolo presentato perciò, non è detto che sia proprio quello con cui i quattro si presenteranno all’appuntamento delle amministrative della prossima primavera. Così, per lo meno, immagina Oliviero Diliberto, e lo ha detto nel vertice con gli altri segretari della Cosa rossa, che pensa di mantenere in pista dove possibile il proprio marchio di partito (magari affiancando le vecchie insegne dei quattro al nuovo segno grafico). Franco Giordano, invece, ha spinto di più il piede sull’acceleratore: per noi d’ora in poi ii simbolo è quello, anche alle elezioni, «pronti ad andare avanti anche da soli». E anche Fabio Mussi la pensa nello stesso modo. Varo dunque complicato, con molti nodi ancora da sciogliere e debitamente congelati (dalle “intenzioni” di Bertinotti al tipo di riforma elettorale) ma intanto la nave della Cosa rossa prende il mare. Però già si preannunciano micro-scissioni, e la nascita di una Cosa ultra-rossa attorno a Marco Rizzo, eurodeputato e coordinatore delia segreteria del Pdci. Che di abbandonare la falce e martello non ne vuol sapere, e già prevede la prossima «abiura revisionista» della nuova formazione: «Attaccare e rinnegare l’esperienza storica di Cuba e Fidel Castro». Lotta dura allora, per il momento all’interno del suo partito, dove Rizzo passa all’opposizione (come aveva preannunciato qualche giorno fa in direzione), ma ormai la spaccatura è solo questione di tempo. In grande agitazione, all’annuncio definitivo della nascita della Sinistra, anche le minoranze di Rifondazione. Dai trotziksti di Cannavò e Turigliatto, a “Essere comunisti” di Grassi, all’Ernesto” di Giannini: tutti pronti a raccogliere eredità e insegne del comunismo. Un cartello composito e variegato — al quale va aggiunto anche il Partito comunista dei Lavoratori di Marco Ferrando, già uscito dal Prc—che potrebbe aggregarsi nel nome (anche elettoralmente parlando) della falce e martello orfana della Cosa rossa. Molto soddisfatto alla fine, invece, Pecoraro Scanio. I Verdi si sentono ora adeguatamente rappresentati dal “secondo” nome nel simbolo, l’Arcobaleno, che via via in corso d’opera è graficamente lievitato: all’inizio delle operazioni in un angolino, alla fine del vertice di ieri mattina ecco apparire il marchio giusto sotto la Sinistra, ma in corpo più piccolo. In serata, nella versione aggiornata e corretta, giustizia tipografica è fatta: Sinistra e Arcobaleno grandi uguale.