«Vi spiego come si truffano i fondi europei»

Non c’è bisogno del commissario Montalbano. Basta bussare alla Guardia di Finanza, comando Regione Calabria (piazza del Rosario 11, Catanzaro), e dedicare un’ora ad ascoltare quello che dicono gli uomini del reparto speciale creato non molto tempo fa. Loro lo chiamano Grf. Tradotto significa Gruppo Repressione Frodi (30 uomini a Catanzaro, e nuclei in ogni capoluogo di provincia).

E quello che dicono, queste Fiamme Gialle speciali, è estremamente interessante. Perchè quello che dicono spiega molto bene ciò che sta succedendo in Calabria – la Rapina del secolo, il fiume di euro che passa e non lascia traccia, finendo spesso nelle tasche di speculatori e falsi imprenditori, gli esperti delle fabbriche fantasma, quelle aperte e repentinamente chiuse, previo saccheggio dei (tanti) soldi pubblici. i profittatori senza volto delle cecità burocratiche, delle complicità politiche, delle corrotte gestioni clientelari.

Come un romanzo noir, il racconto delle Fiamme Gialle non ha bisogno di introduzioni nè di commenti. Pirandello e Ionesco, farsa e tragedia in una terra come la Calabria drammaticamente segnata, ieri e ancora più oggi, dalla mancanza di lavoro, dal degrado degli eco-mostri dopo le cattedrali nel deserto, dai 750 chilometri della sua ex stupenda costa orrendamente devastata, dagli artigli dell’ndrangheta che spadroneggia.

Niente commenti. Niente introduzioni. Quello che segue è il racconto nudo e crudo che ci ha fatto la Guardia di Finanza e tale e quale lo trascriviamo.

A parlare è il colonnello Cesare Nota Cerasi, comandante del GRF calabrese. Un cacciatore di teste. Un cacciatore di farabutti.

«Il nostro è il Gruppo Repressione Frodi, Grf. Una sezione specifica del Corpo che si occupa di monitorare e contrastare eventuali “condotte illecite” nell’ambito dei finanziamenti pubblici. Finanziamenti pubblici di qualsiasi natura: sia di tipo nazionale, erogati cioè direttamente da Roma (enti governativi e istituzionali, per capirci), sia di provenienza regionale (dati dalla Regione Calabria); oppure elargiti direttamente dalla Comunità europea. E’ un Gruppo in sostanza che ha competenza sull’intera regione.

Abbiamo quindi la facoltà di analizzare tutti i dati che concernano tutti questi finanziamenti. Compresi ovviamente quelli della 488».

Come è stato il vostro inizio, come avete cominciato.

Avevamo notato nell’area di Cutro, che è una piccola località in provincia di Crotone – definita “area di crisi” a causa dello smantellamento industriale che l’intera zona ha subito negli ultimi anni – una strana concentrazione di imprese. Tutte più o meno riconducibili al medesimo asse societario. Si trattava di due cordate imprenditoriali, una del Bresciano e una del Ravennate, che avevano costituito ben sei società. La cordata ravennate aveva costituito la Masc srl, la Piadina, la Coatek srl; quella dei bresciani la Proema, la Plastiva srl, la Crown Power Trasmission srl. Complessivamente queste imprese avevano un piano di investimento di 150 milioni di euro; e a questo titolo, approvando il progetto, lo Stato e la Ue intervenivano con ben 70 milioni (di euro). Quando noi siamo intervenuti, circa 26 milioni del finanziamento approvato erano già stati erogati (i fondi, come si sa, vengono assegnati gradualmente, si chiama a stato avanzamento lavori).

E quando siete arrivati avete trovato…

“Condotta fraudolenta”, si chiama così il reato in genere oggetto dei nostri interventi. Di che si tratta, è presto detto. In pratica – è la quasi generalità dei casi – vengono fatti figurare costi assai superiori rispetto a quelli sostenuti. Un “giochetto” realizzato attraverso l’utilizzo di fatture che si riferiscono ad operazioni inesistenti. In sostanza, faccio un esempio: un capannone completo – manovalanza, impianti, macchinari – il cui valore complessivo è dato per 100, in realtà alla società effettivamente è costato 5, 10: e questo appunto è il metodo utilizzato per indurre in errore il soggetto erogatore (Stato, Regione, Ue che sia).

Soldi rubati a mano salva, diciamo.

Soldi, ma il danno non è solo questo. Naturalmente, per ottenere tali investimenti, le società devono impegnarsi a raggiungere certi livelli occupazionali. Che invece vengono vanificati. Faccio ancora un esempio, il caso più clamoroso. La Proema spa doveva assumere, secondo il piano degli investimenti, 250 operai: non ne è stato assunto nemmeno uno. L’unica azienda delle sei che aveva realizzato qualcosa sul piano dell’occupazione, era la Crown Power: abbiamo trovato assunti 12 dipendenti. Ne doveva occupare 102.

Si potrebbe chiamare associazione a delinquere…

Qui – parlo sempre dell’area di Cutro, nel Crotonese – si registrava il vuoto lasciato dalle vecchie e importanti industrie Enichem, via via tutte chiuse; e quindi i contributi, quei milioni di euro, erano stati stanziati proprio allo scopo di riassorbire la disoccupazione che si era venuta a creare. Invece niente. E questa è purtroppo la costante comune delle frodi che noi intercettiamo qui in Calabria. Cito un’altra nostra inchiesta, quella in provincia di Cosenza. Ben quindici società che dovevano assumere circa 1150 dipendenti. Ma quando siamo arrivati, di assunti ce n’erano appena 40.

E come l’avete scoperto?

Attuati i primi accertamenti, sono emersi fatti penalmente rilevanti e quindi abbiamo subito riferito alla Procura di Catanzaro, che ci ha autorizzato a eseguire delle indagini. La prima fase, naturalmente, consiste nell’acquisire tutte le “carte” – fatture, bilanci, registri -, a cui segue quella dei controlli incrociati. In questo modo, di un determinato bene, si verifica il costo effettivo. Si rileva, per esempio, il numero di matricola di un macchinario, si risale al produttore per vedere quanto costa realmente. Nel caso di queste sei aziende, le fatture venivano emesse da società estere, con sede in Francia e in Gran Bretagna. Il passaggio sull’estero, è l’espediente usato per rendere difficoltoso un eventuale accertamento. Per risalire ai fatti, e dimostrare che queste società estere spesso non sono altro che le cosidette “cartiere” – cioè società inesistenti, chiamate appunto cartiere perchè producono solo carte – bisogna faticare un bel po’… L’ammontare delle fatture inesistenti era circa di 15 milioni di euro: fatture emesse senza nessun giustificativo di nessuna operazione, nè acquisto di beni, nè prestazioni di servizio. Fasulle e basta.

Quanti, quante volte?

Complessivamente abbiamo segnalato all’autorità giudiziaria 40 soggetti. Con richiesta di custodia cautelare, che è stata accettata, proprio adesso, nello scorso febbraio. Cinque di questi 40, infatti, i principali artefici della frode, sono finiti in carcere. Uno è irreperibile, residente in Brasile…

Qualche nome?

Per esempio, Pedercini Luciano, di Cologne (Brescia), legale rappresentante della Crown; Camelia Uberti, moglie del Pedercini, amministratore unico della Plastiva; Paparone Paolo, legale rappresentante della Proema (lui è nato a Terni e risultava residente a Torino, però poi si è scoperto che da qualche anno viveva anche lui in Brasile). Vede, la nostra operazione è chiamata “Pietra Preziosa”, perchè la Proema (mi fa rabbia che a pagare sia la gente, rimasta senza lavoro dopo tutti i soldi ricevuti e gli impegni presi), la Proema, dicevo, aveva avuto assegnato un finanziamento di 18 milioni di euro. Ebbene la Proema ha preso la prima tranche, 6 milioni di euro; c’è stata pure una bella cerimonia, col signor Paparone, il sindaco, il vescovo di Crotone presenti a festeggiare la posa della prima pietra. Che è rimasta tale. Perchè non si è mai fatto più niente. E i soldi sono finiti in Brasile, in altri stati, nei cosidetti paradisi fiscali. Quella pietra, lo Stato l’ha pagata 6 milioni di euro. Una Pietra Preziosa, in senso letterale. Abbiamo una bella foto, possiamo inviarla al suo giornale, se vuole…

La cosa importante, almeno per noi, è che siamo riusciti ad ottenere il sequestro di tutti i beni – mobili, immobili, disponibilità bancarie – di questi cinque. Sono così rientrati 13 milioni di euro. Un po’ di recupero.

La Proema non aveva proprio nulla, solo quella prima pietra. Alla Crown Power abbiamo sequestrato almeno i capannoni. Ci sarà il processo.

E i 15 di Cosenza?

Erano anche loro di Brescia (questo caso è stato seguito dal nostro nucleo di Paola). Dicevamo, quindici società. Tutte riconducibili a due stimati professionisti di Cosenza. Per la precisione, due dentisti. Da un giorno all’altro, avevano deciso di cambiare vita e lavoro. Di avviare tutta un serie di attività imprenditoriali nel campo dei pannelli fotovoltaici, dei prodotti in plastica, del commercio e riparazione delle macchine agricole; insomma, una gran propensione a diversificare. Lupo Giovanni e Moltati Gennaro. Anche loro hanno fatto un periodo di carcere; attualmente sono in attesa di processo a piede libero».

E quanti bei soldini hanno preso, Lupo Giovanni e Moltati Gennaro?

I contributi concessi erano 81 milioni di euro. Dei quali: percepiti, circa 35. Quanto alle “diversificate” attiività, hanno visto la luce appena tre imprese. E anche qui a bassissimo regime. La Solaris, per esempio. Ha percepito un finanziamento di 13 milioni di euro, tutto intascato; doveva occupare 215 dipendenti: al momento del nostro intervento ne abbiamo trovati appena 14. Tutta gente che non percepiva salario da tre-quattro mesi, con famiglie e figli e mutui sulle spalle.

Quanti trovati con le mani nel sacco?

Le dò solo il dato nostro, del nostro Gruppo. Allora. Dal 2003 ad oggi: come soggetti economici, 24; denunciati, 103, di cui 13 in carcere. Giro di soldi, 173 milioni di euro, dei quali percepiti 82 milioni. Tenga conto che in Calabria, nel quadro degli investimenti di sostegno, sono arrivati oltre 5 miliardi di euro: dal 1994 ad oggi.

E non si tratta di un’unica fonte: i fondi arrivano infatti da Roma, dalla Regione, da Bruxelles. Per cui, a questi 5 miliardi, c’è da aggiungere tutta un’altra serie di “contributi” che, complessivamente considerati, superano abbondantemente quella stessa cifra (e per niente trascurabili, dopo i cosidetti fondi strutturali, anche i fondi elargiti sotto la voce agricoltura).

Per concludere.

Soltanto nel 2005, e soltanto come dato regionale, abbiamo riscontrato 27 violazioni, denunciato 36 persone, rilevato indebite percezioni di 104 milioni 160 097 euro. E bloccato – vale a dire che siamo arrivati in tempo – 44 milioni 650 mila 229 euro.

Qui Catanzaro. Sostiene il Colonnello.