Vertice Olmert-Mubarak a Sharm el Sheick

Di nuovo rovente la situazione nella striscia di Gaza dove la tregua fra le varie forze palestinesi stenta sempre più a reggere rischiando di precipitare in un conflitto interno ancor più catastrofico. Ieri si sono verificati furiosi scontri armati e i responsabili militari della fantasmatica Autorità palestinese dicono di non sentirsi più in grado di garantire la sicurezza dei cittadini stranieri ai quali viene «consigliato» di partire per non rischiare di essere sequestrati, così come è avvenuto lunedì ad un fotoreporter peruviano ancora introvabile. Il bilancio degli scontri a fuoco sale in continuazione. Fino al tardo pomeriggio di ieri si aveva notizia di 8 morti, 5 dei quali collegati agli scontri a fuoco fra Hamas ed al-Fatah: Ala Inaya, un miliziano delle Brigate dei martiri di al-Aqsa, colpito da un cecchino a Beit Lahya, e 3 membri della sicurezza preventiva «giustiziati» a Khan Yunis con un colpo alla testa ciascuno. Nel nord della Striscia una donna, Muna Salha, uccisa dal fuoco incrociato dei miliziani; nel sud, a Khan Yunis, rinvenuti altri 3 cadaveri che presentavano segno di sevizie (un uomo, una donna e adolescente).
Le morti sono state accompagnate da una fitta serie di sequestri. Rapiti, fra gli altri, 2 ufficiali della sicurezza preventiva. In questo clima di estrema violenza risulta sempre più difficile la liberazione di Jaime Razuri, il fotoreporter della France presse rapito lunedì da miliziani armati. Una fonte della sicurezza preventiva ha detto oggi che è possibile che il suo sequestro, pur condannato da tutte le forze politiche palestinesi, faccia parte di un progetto più vasto. Di conseguenza agli stranieri viene «consigliato», in questi giorni, di non restare a Gaza. Non è un ordine ma solo un «consiglio»» di chi si rende conto di non poter garantire la incolumità o che ha interesse a creare un clima sempre più incandescente.
Oggi è atteso il rientro, dal pellegrinaggio in Arabia saudita, del premier del governo di Hamas, Ismail Haniyeh, e col suo rientro potrebbero riprendere i faticosi negoziati con l’Anp del presidente Abu Mazen nel tentativo di formare in governo di unità nazionale più volte annunciato e sempre svanito. Abu Mazen afferma che, per rompere l’isolamento internazionale dell’Anp, il nuovo governo dovrebbe essere in sintonia con le richieste avanzate dal Quartetto. Haniyeh rifiuta in linea di principio di accettare il diktat occidentale (e di Israele) cercando di sbloccare la impasse grazie all’aiuto economico di paesi islamici, fra cui l’Iran. Re Abdallah di Giordania li ha invitati a recarsi ad Amman per discuterne con calma. I preparativi sono proseguiti anche negli ultimi giorni ma finora non è stato possibile fissare alcuna data in merito (si parla di metà gennaio).
Un altro vertice invece si terrà proprio oggi e senza grossi problemi: il premier israeliano Ehud Olmert e il presidente egiziano Hosni Mubarak si incontreranno a Sharm el Sheick, nel Sinai, per qualche ora. Un vertice-lampo che serve a entrambi per dimostrare la disposizione a rilanciare un processo negoziale completamente bloccato e che non si sbloccherà tanto presto. Anche l’ipotesi che a Sharm i due leader potessero annunciare lo scambio fra il caporale israeliano Ghilad Shalit, catturato il 25 giugno scorso sul confine Gaza-Israele, e svariate centinaia di detenuti palestinesi chiusi nelle carceri israeliane (si parlava di 450), è stata smentita.
Un anno dopo l’ictus che ha messo ko Ariel Sharon la situazione appare senza sbocchi. Al 77% degli israeliani il suo soccessore Olmert non piace.