Verso Sinistra, progetto coi baffi

«In Italia abbiamo i più grandi movimenti d’Europa e la sinistra più piccola. Non sarà perché i partiti si rifiutano di rappresentare la loro gente?». L’allarme lanciato da Gian Paolo Patta, segretario confederale della Cgil, suona come un’amara constatazione. Soprattutto poche ore dopo che Piero Fassino, a un convegno con gli industriali di Bergamo, ha giurato che mai e poi mai la sinistra di governo cancellerà la legge Biagi. A Roma, all’assemblea nazionale della «Camera di consultazione della sinistra» coordinata da Alberto Asor Rosa, ovviamente Fassino non c’è. Arrivano però Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi, Oliviero Diliberto del Pdci e Achille Occhetto del «Cantiere». Rifondazione invece è assente, anche se all’ingresso del convegno campeggia solitario uno stand dell’Ernesto, rivista della più corposa corrente di minoranza del Prc.

L’assemblea della «Ccp» di ieri offre una certezza e più di un’incognita. La certezza è che con la campagna elettorale ormai alle porte un programma di sinistra è definito e piuttosto rappresentativo (vedi www.versosinistra.it). Le incognite invece investono la questione della rappresentanza (liste elettorali) e della «contrattazione» con il resto dell’Unione.

La discussione programmatica si è aperta con una rigorosa lettura costituzionale dell’articolo 11, delle riforme e della legalità offerta da Luigi Ferrajoli (che ha anche proposto idee coraggiose, come quella di proibire a qualunque soggetto privato la proprietà di più di un quotidiano o rete tv) e si è conclusa con l’affondo di Guido Lutrario (esponente di Action, ex «disobbedienti» romani) contro il centrosinistra: «Possiamo fidarci dell’Unione su un qualsiasi punto di programma?» Silenzio in sala. Ricapitolando le tante differenze con i partiti, da Lutrario arriva però la proposta di candidare «deputati di movimento» indipendenti che non siano «portavoce» ma «portaborse» del conflitto sociale.

Guarda più al breve invece il botta e risposta della mattinata tra Diliberto e Pecoraro Scanio. Il leader dei Verdi gela la platea ponendo un veto alla falce e martello e bocciando «qualsiasi aggregazione che ritorni al vecchio Pci». Oliviero Diliberto ha risposto negando nostalgie o velleità da «partito unico».

Ma propone alla «Camera» di trasformarsi in «un’assemblea costituente per federare la sinistra». Il simbolo comunista però vale da solo una bella fetta di suffragi ed è difficile che il Pdci vi rinunci a breve. E quando Occhetto insiste che il vero problema «non è battere Berlusconi ma cambiare la sinistra» e chiede di andare avanti con l’arcobaleno «chi ci sta ci sta», è difficile che accetti di tornare sotto quella falce e martello che per primo contribuì a cancellare.

E’ probabile dunque che alle elezioni del 2006 di tutto questo non ci sarà traccia. Almeno alla camera. Quanto al senato poi il Pdci è sicuro di confermare i suoi 2 seggi e dunque la sua è una confederazione strategica più culturale che immediatamente politica. Anche i verdi contano di risolvere il rebus di palazzo Madama (dove dall’opposizione hanno ben 10 seggi) in altro modo, magari contrattando a muso duro con l’Unione. Giocoforza dunque la sfida dell’unità a sinistra potrà riproporsi davvero solo alle amministrative di primavera.

Alla fine dei lavori nondimeno Alberto Asor Rosa è soddisfatto e guarda avanti: «Il programma c’è, ovviamente l’assemblea non può deliberare nulla sulle scelte elettorali dei partiti, tuttavia la spinta dei vari interventi è stata forte. Per questo – annuncia – mi farò carico a titolo personale di fare un giro di consultazioni ed esporre pubblicamente, verso tutta la sinistra, le proposte che sono venute».