Verso l’incontro internazionale dei partiti comunisti e operai a San Paolo

In un colloquio con Celso Amorim, il 22 ottobre a Brasilia, il Partito Comunista del Brasile(PCdoB) ha informato il ministro degli Esteri che il Brasile ospiterà tra un mese il 10° Incontro dei Partiti comunisti e operai. Previsto per il 21-23 novembre, a San Paolo, l’evento si svolgerà per la prima volta in Brasile, ospitato dal PCdoB, e vedrà riuniti circa 80 partiti di tutti i continenti.

La delegazione che si è incontrata con Amorim era diretta da Renato Rabelo, presidente del PCdoB e da José Reinaldo Carvalho, segretario delle relazioni internazionali. Essi hanno informato il ministro che l’aspettativa è quella di riunire circa 80 partiti e organizzazioni. L’incontro includerà una manifestazione aperta a tutti i militanti e agli interessati, e si propone di rafforzare i legami tra i partiti che vi parteciperanno e il popolo brasiliano.

Le tre linee guida del PCdoB nelle relazioni con gli altri Pc

Oltre ad un comunicato che sintetizzi gli argomenti dibattuti, la riunione dovrà approvare una risoluzione specifica sull’America Latina, che evidenzi l’appoggio alla lotta dei popoli per la costruzione di governi popolari, progressisti ed antimperialisti. La crisi economica e finanziaria in corso sarà oggetto di vari interventi.
José Reinaldo Carvalho ha dichiarato che il 10° Incontro avviene in un momento particolare della congiuntura internazionale. “In ambito economico, nel mondo si assiste all’approfondimento della crisi del sistema capitalista e all’acutizzazione degli squilibri che comportano un pesante costo per i popoli di tutto il mondo”.

La scelta del Brasile come sede, “si deve in larga misura al fatto che il PCdoB ha contribuito al successo dei precedenti incontri ed è stato un importante diffusore delle idee che hanno ricevuto consenso nelle discussioni che vi si sono realizzate”.

La delegazione ha sintetizzato in tre linee guida l’obiettivo che si prefigge il PCdoB nelle sue relazioni con gli altri partiti comunisti: promuovere lo scambio di idee e la cooperazione tra le organizzazioni comuniste, senza la pretesa di dare corso a qualsiasi forma di articolazione organica, tipo le Internazionali Comuniste del passato; promuovere un dibattito sull’attuale crisi finanziaria mondiale che colpisce tutti i popoli e, infine, aggregare il movimento per la pace mondiale e contro la guerra, fondato nel 1948 e ora presieduto da una brasiliana, l’ex deputata federale Socorro Gomes, eletta in aprile, al Congresso di Caracas del Consiglio mondiale della pace..

Aiuto della diplomazia brasiliana

Il presidente del PCdoB ha anche espresso apprezzamento per il ruolo collaborativo ed estremamente solidale, con cui gli ambasciatori brasiliani si sono messi a disposizione del partito nei suoi viaggi all’estero, sempre su invito dei partiti comunisti dei diversi paesi, specialmente in Corea del Nord, Cina, Vietnam e Portogallo.

Secondo Rabelo, a margine delle conversazioni bilaterali, gli ambasciatori a Pechino, Luis Augusto de Castro Neves, Hanoi, Joao de Mendonca Lima Neto, a Lisbona, Celso Marcos Vieira de Sousa, hanno partecipato attivamente ai vari eventi durante le visite.

L’ambasciata a Pyongyang

Amorim ha annunciato durante l’incontro con il PCdoB l’apertura di un’altra ambasciata del Brasile all’estero, a Pyongyang. L’avvenimento che avvicina i due paesi è stato salutato con soddisfazione dalla delegazione del PCdoB, ed anche dall’ambasciata della Repubblica Popolare Democratica della Corea in Brasile.

Il ministro ha anche difeso la necessità di rafforzare ulteriormente l’avvicinamento e la cooperazione tra i paesi dell’America Latina, facendo rilevare l’imminente realizzazione del vertice dei paesi della regione – il primo nella storia del continente in cui questi paesi si riuniranno senza la presenza di altre nazioni del mondo. I dirigenti comunisti hanno ricordato che, nelle sue relazioni con diverse organizzazioni antimperialiste, nazionaliste e anti-liberiste, il PCdoB si fa carico di illustrare la politica del governo brasiliano in questo nuovo ciclo aperto nel 2003, non sempre ancora ben compreso in alcune aree della sinistra nel mondo.

La politica estera del governo Lula

E’ stato nel Forum Economico Mondiale di Davos del 2003 che l’allora appena insediato governo di Luiz Inacio Lula da Silva fece i suoi primi passi per allontanarsi dal modello neoliberale imperante, che la base politica di Lula considerava come “un’ode al Dio mercato”. Così il Brasile ha cominciato a ritrarsi dai meccanismi dell’integrazione dipendente per passare a collocarsi tra le nazioni che procedono per la propria strada.

A Cancun, nella Conferenza dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), nello stesso anno, Lula ha espresso questa nuova linea d’azione. “Abbiamo creato il G20 a Cancun, nel momento in cui gli Stati Uniti e l’Unione Europea cercavano di imporci un accordo ingiusto, che non toccava praticamente i sussidi agricoli, e offrivano poca o nessuna apertura ai prodotti di interesse dei paesi in via di sviluppo, allo stesso tempo in cui esigevano da questi concessioni sproporzionate”, scriveva all’epoca il Ministro Celso Amorim.

La strategia sviluppata dal Ministero degli Esteri a partire da quel periodo, è stata di “rafforzare i legami con il maggior numero possibile di nazioni, indipendentemente dalla posizione geografica, in particolare nell’emisfero sud, in cui si manifestano principalmente gli interessi brasiliani”: tale è la valutazione dei professori dell’Università di Brasilia Amado Luiz Cervo e Clodoaldo Bueno.