Ventimila soldati in Iraq dalla prossima settimana

L’America deve compiere nuovi sacrifici in Iraq e dunque dovrà mandare più truppe: è questo il messaggio che il presidente George W. Bush consegnerà alla nazione la prossima settimana mettendo subito a dura prova la coabitazione con il Congresso a maggioranza democratica.
La scelta di Bush è maturata durante il weekend di fine anno trascorso nel ranch texano di Crawford e sono stati alcuni dei suoi più stretti collaboratori a farla trapelare attraverso la Bbc. Sin dall’indomani del licenziamento di Donald Rumsfeld dal Pentagono il presidente aveva fatto trapelare la convinzione che servisse rafforzare lo schieramento in Iraq – di almeno 20-30 mila uomini – e l’annuncio è stato rimandato al 2007 solo per dar modo al nuovo ministro, Robert Gates, di recarsi a Baghdad per confrontarsi con i comandi. Ma l’annuncio di Bush si annuncia tutto in salita: da un lato dovrà spiegare perché ha modificato la strategia annunciata un anno fa che verteva sul passaggio dei poteri agli iracheni e dall’altra dovrà convincere un Congresso a guida democratica il cui assenso è decisivo per lo stanziamento dei fondi.
Il Pentagono ha già recapitato a Capitol Hill la richiesta di approvare 99,7 miliardi di dollari aggiuntivi per le spese relative agli interventi in Iraq ed Afghanistan nell’anno fiscale che si concluderà a settembre ma, in caso di aumento di truppe, questa cifra potrebbe lievitare. Il Congresso non appare incline a fare sconti all’amministrazione: il senatore Joseph Biden, nuovo presidente della commissione Esteri, ha fatto sapere che convocherà Condoleezza Rice dopo l’annuncio di Bush ed il senatore Carl Levin, nuovo presidente della commissione Difesa, si appresta a fare lo stesso con Gates. In entrambi i casi le udienze potrebbero durare giorni, coinvolgendo i più alti funzionari del Dipartimento di Stato e del Pentagono al fine di mettere in luce contraddizioni ed errori compiuti dall’amministrazione.
Per avere un’idea di cosa si prepara in casa democratica basta tener presente che John Podesta, ex capo di gabinetto di Clinton e presidente del «Center for American Progress», ritiene che «se Bush vorrà portare il numero delle truppe in Iraq oltre i 150 mila uomini dovrà chiedere l’approvazione dei legislatori». Poiché i soldati già schierati sono 139 mila e Bush ne vuole inviare almeno altri 20 mila questo significa preannunciare la richiesta di un avallo parlamentare, con dura trattativa da parte della Casa Bianca su quella che il senatore Hillary Clinton definisce una «soluzione di lungo termine per stabilizzare l’Iraq», ovvero l’intesa su piano per riportare in patria il grosso delle truppe entro la metà del 2008.
Se i democratici si preparano alla battaglia é perché consapevoli che si trovano ad un difficile bivio politico: ora che sono divenuti maggioranza dovranno dimostrare di saper influenzare il corso degli eventi in maniera positiva. «Quando si è in minoranza è facile criticare uno status quo che non funziona – osserva Norman Ornstein, politologo dell’American Enterprise Institute – ma diventando maggioranza bisogna dimostrare agli elettori capacità di leadership».