«Vanno via anche gli italiani»

Sei mesi, massimo un anno, dopo di che la base americana verrà chiusa e sull’isola di Santo Stefano la bandiera a stelle e strisce potrà essere definitivamente ammainata. Sarà il primo passo per una definitiva demilitarizzazione dell’arcipelago sardo de La Maddalena. Una volta infatti partiti i soldati americani, ma forse anche prima, il nostro ministero della Difesa riconsegnerà alla Regione anche l’Arsenale militare situato sull’isola madre, che potrà così essere riconvertito a fini turistici. A spiegare quale il futuro della Maddalena è stato il presidente della Regione Sardegna Renato Soru al termine dell’incontro avuto ieri a Roma con il ministro Martino. Quaranta minuti di colloquio «cordiale», durante i quali il titolale della Difesa ha confermato quanto già anticipato due giorni fa da Washington, quando il collega Donald Rumsfeld gli aveva comunicato che le esigenze strategiche del Pentagono erano cambiate e che quindi la base presente sull’arcipelago sardo poteva essere chiusa. Ma non si tratta delle uniche novità. Con Martino, Soru è infatti tornato ad affrontare la questione delle servitù militari in Sardegna chiedendo in particolare la chiusura del contestassimo poligono di Capo Teulada. Un punto che il ministro ha preferito non discutere ieri, rimandando a un nuovo incontro con il presidente della Sardegna da tenersi dopo le vacanze di Natale.

Gli americani. L’uscita di scena dei militari Usa dall’arcipelago era diventato ormai un punto di principio per il governatore della Sardegna, che adesso può legittimamente cantare vittoria: «La dimostrazione che gli americani fanno sul serio sta nel fatto che hanno sospeso i lavori di costruzione degli edifici autorizzati nel 2004», ha spiegato ieri Soru facendo riferimento al progetto di ampliamento della base che ospita i sommergibili nucleari. «In realtà non avevano ancora cominciato a costruire, ma stavano smantellando le vecchie casematte. Tutto questo si fermerà e i militari andranno via. Nel parco della Maddalena sono bloccate le costruzioni nelle isole minori: era assurdo che si costruissero dentro il parco edifici militari».

In realtà da parte della Difesa nessuno se l’è sentita di sbilanciarsi più di tanto sui tempi che gli americani si prenderanno per fare i bagagli e portare via tutto. In serata un comunicato del ministero mette le mani avanti: «Le modalità del trasferimento della base della Maddalena – avverte la nota – dovranno essere stabilite congiuntamente dai due governi, italiano e Usa. Un processo che non potrà esaurirsi in breve tempo». Da via XX Settembre arriva comunque l’assicurazione che «le istituzioni locali, a cominciare dalla Regione, saranno tenute sempre aggiornate».

L’Arsenale. Praticamente in disarmo da tempo, anche l’Arsenale militare italiano tornerà nelle mani del demanio regionale. Si tratta di una vasta area di circa 30 ettari situata a La Maddalena e impiegata in passato per la riparazione e costruzione di navi, tanto da arrivare a impiegare negli anni `50 fino a mille operai. Col passare del tempo, però, cantiere e officine sono stati utilizzati sempre meno, tanto da impiegare oggi appena 180 persone, tutte dipendenti dal ministero della Difesa. Tra le priorità della Regione c’è anche la necessità di trovare un’occupazione alternativa sia a queste che alle altre 180 persone impiegate nella base americana.

Nell’incontro con Martino Soru ha ricevuto sufficienti rassicurazioni che il governo non farà marcia indietro sulla decisione di restituire l’Arsenale. «Sono siciliano, e conosco bene l’importanza degli statuti speciali – ha detto il ministro – Da parte nostra non ci saranno giri di valzer e restituiremo questo bene». Sul futuro dell’Arsenale ci sono già diversi progetti in ballo. Soru vorrebbe trasformarlo in un porto per i maxiyacht che attraversano il Mediterraneo, e che qui potrebbero trovare un attracco e officine in grado di garantire eventuali riparazioni. Un progetto al quale sarebbe interessato il Giee, un consorzio internazionale con sede in Francia, ma anche il gruppo che fa capo al principe ismailita Karim Aga Khan e la Colony Capital del finanziere statunitense Tom Barrack.

La Regione si troverà inoltre a gestire anche il patrimonio immobiliare che verrà lasciato dagli americani in partenza. Oltre agli uffici del comando, ci sono anche una serie di villaggi dove alloggiavano i militari. Decine di case sparse sulla Maddalena e di proprietà dell’esercito Usa, e il cui trasferimento alla Regione non è proprio automatico visto che non sorgono su aree militari. Tra questi Soru ne avrebbe individuato in particolare uno, situato a Bassa Trinita, che potrebbe essere trasformato in un nuovo insediamento turistico.

Tutti progetti, quello relativo all’Arsenale militare e quelli per le aree oggi in mano ai militari americani, che da ieri hanno ufficialmente conquistato un’improvvisa concretezza. «Col ministro della Difesa abbiamo parlato della necessità di accelerare il riuso a fini turistici dell’Arsenale», ha spiegato ieri Soru: «La Regione, la Provincia il Comune sanno cosa fare in quell’area e lo faremo con il massimo della collaborazione».