Usuranti, niente diritti per tanti lavoratori

Il decreto sui lavori usuranti è stato varato, ma purtroppo esclude molti lavoratori. Bene che sia finalmente stato approvato – perché altrimenti sarebbe saltato del tutto – ma il modo in cui è stato congegnato appare «diabolico«: come era già nella legge delega dello scorso dicembre, viene confermata – in perfetto stile Pd – una astrusa distinzione tra i conducenti di mezzi con passeggeri e quelli che portano solo merci, escludendo questi ultimi (ricorda tanto la circolare sui call center: diritti assicurati a chi riceve telefonate, opzionali per chi le fa). Anche i criteri sul lavoro notturno risultano discriminatori: vengono introdotti «scalini» di sconto a seconda delle notti di lavoro svolte, arrivando sopra le 78 all’anno, requisito che praticamente nessuno soddisfa. Tutti marchingegni per rendere finanziariamente «sostenibile» il decreto, negando il diritto a più lavoratori possibili: così come aveva chiesto Confindustria. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha fornito la cifra dei costi – 2,5 miliardi in 10 anni – paletto oltre cui non si è voluti andare. Nel prossimo decennio potranno essere 5 mila i lavoratori interessati, ma se ci fossero più domande si potrebbe far ricorso a una «clausola di salvaguardia» inserita ad hoc.
Il provvedimento è stato «benedetto» da Walter Veltroni, ma ha visto l’astensione dei ministri della Sinistra Arcobaleno Paolo Ferrero e Alfonso Pecoraro Scanio. Adesso potrebbero piovere una serie di ricorsi da parte dei «discriminati», come ha riconosciuto la stessa ministra del Commercio con l’estero Emma Bonino. E non basta: perché visto che il decreto da ieri ha guadagnato ulteriori due mesi per essere approvato, potrebbe accadere che l’ultimo sì venga dato nella prossima legislatura, con il rischio di nuovi rimaneggiamenti. E tutti possiamo immaginare che disastro per i diritti potrebbe creare un esecutivo contenente il confindustriale Massimo Calearo, o a guida Silvio Berlusconi.
Ma intanto cerchiamo di spiegare cosa prevede il testo. Il decreto concede il pensionamento anticipato (tre anni di «sconto») a quattro categorie di lavoratori: 1) chi è contenuto nella cosiddetta «lista Salvi», stilata nel 1999 (ad esempio i minatori, gli addetti alla lavorazione dell’amianto, i palombari); 2) gli addetti alle catene di montaggio; 3) i lavoratori notturni; 4) i «conducenti di veicoli, di capienza complessiva non inferiore a 9 posti, adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo». Sono le ultime due tipologie a creare problemi.
Per i lavori notturni, viene riprodotto l’ingiusto meccanismo degli «scalini», già operante nel capitolo pensioni del Protocollo welfare: chi abbia fatto da 64 a 71 notti l’anno avrà diritto a un pensionamento anticipato di soli 12 mesi; chi ne fa da 72 a 77 potrà avere 24 mesi; arriverà a 3 anni solo chi somma 78 o più notti. Peraltro, fino al 2012 si potrà accedere al beneficio se il lavoro notturno sarà stato svolto in 7 degli ultimi 10 anni di carriera; dal 2013, servirà che esso sia stato effettuato per metà della vita lavorativa. Soglie impossibili da raggiungere, anche per tiplogie come le infermiere, che pur facendo turni pesantissimi, potrebbero non arrivare mai al monte ore richiesto. Quanto ai conducenti, sono esclusi quelli che portano merci (diversi ferrovieri, tutti i camionisti e i corrieri), e – con una modifica introdotta ieri – anche chi guida mezzi pubblici con meno di 9 posti.
«E’ importante che il decreto sia stato varato, dopo le contrarietà mostrate dalla Confindustria – spiega Cesare Salvi (Sa) – ma certo non ci soddisfa. Chiederemo che venga migliorato sul lavoro notturno, indicando le 64 notti per tutti, ma anche per i conducenti di mezzi che trasportano merci. Ma ci rendiamo conto che con l’aria che tira e i governi che si preparano, non sarà facile». Per il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Sa), «la Sinistra non è ovviamente contraria al decreto in sè, ma ai requisiti individuati, troppo stretti: si conferma il brutto accordo che avevamo contestato con il Protocollo welfare». Fabio Mussi, assente al consiglio dei ministri, sarebbe d’accordo con Ferrero e Pecoraro Scanio, mentre Alessandro Bianchi, in quota Pdci ma in disaccordo con il suo partito, ha approvato la misura. Emma Bonino definisce il decreto un «pasticcio legislativo», «perché potrebbe creare contenzioni».
Critiche, seppur moderate, sono state espresse dalla Uil («importante, ma si sarebbe dovuto estendere il beneficio a tutti i lavori notturni») e dalla Cgil, con Morena Piccinini («bene il varo, ma accoglie solo in parte le richieste dei sindacati: confidiamo in correttivi»). Allarme dalle Rsu dei ferrovieri. Dante De Angelis, della rivista «In marcia» (che quest’anno compie 100 anni), ha scritto al ministro Damiano, denunciando l’esclusione dei ferrovieri che guidano i treni merci: «E’ ingiusto, ma soprattutto si crea un pericolo perché si dovrà guidare oltre i 60 anni. Un rischio esteso anche a strade e autostrade, dato che fino a tarda età dovranno lavorare pure camionisti e corrieri».