USA/Nord Corea. Patto fragile, per non aprire un altro fronte

Non appena varato tra sorrisi e simboliche strette di mano, l’accordo sul nucleare nord-coreano – stipulato lunedì a Pechino da Stati uniti, Cina, Russia, Giappone e le due Coree – ha urtato nei primi scogli cominciando ad affondare. Nella dichiarazione congiunta le altre parti acconsentono a discutere «al momento appropriato» la fornitura di un reattore ad acqua leggera alla Corea del nord. Il contenzioso, scoppiato subito dopo, riguarda l’interpretazione di quale sia tale momento. Per l’amministrazione Bush, quello in cui Pyongyang, dopo aver di nuovo aderito al Trattato di non proliferazione (Tnp), avrà smantellato tutte le sue armi nucleari e accettato «ispezioni altamente intrusive». A Pyongyang fanno invece sapere che Washington «non deve neppure sognarsi» che la Corea del nord smantelli le armi nucleari prima di aver ottenuto un reattore nucleare per produrre elettricità.

A Washington dovrebbero però sapere che, se la Corea del nord aderisce di nuovo al Tnp, ha diritto come tutti gli altri di sviluppare un programma nucleare civile e quindi di possedere reattori nucleari. Dovrebbero anche ricordarsi che la società statunitense Abb Ltd. stipulò nel 2000 con Pyongyang un contratto da 200 milioni di dollari per la costruzione nella Corea del nord di due reattori ad acqua leggera, e che Donald Rumsfeld era allora nel consiglio di amministrazione della Abb, da cui si dimise per assumere l’incarico di segretario alla difesa nell’amministrazione Bush.

L’altro scoglio – affermano funzionari dell’amministrazione intervistati ieri dal New York times – è costituito dal fatto che la dichiarazione congiunta non fa cenno al programma segreto per l’arricchimento dell’uranio, che Washington accusa Pyongyang di possedere ma che questa nega di avere. Gli impianti – sostengono a Washington – sono in qualche caverna che difficilmente potrà essere trovata dagli ispettori dell’Aiea. Da qui la necessità di «ispezioni altamente intrusive» condotte da ispettori mandati da Washington, che Pyongyang sicuramente rifiuterà.

Esiste poi un altro scoglio sommerso che può far affondare l’accordo. Nella dichiarazione congiunta gli Stati uniti affermano di «non avere armi nucleari sulla penisola coreana né intenzione di attaccare o invadere la Rdpc con armi nucleari o convenzionali». Ma chi può andare a verificare il contenuto dei numerosi depositi militari statunitensi nella Corea del sud, dove fino agli anni ’80 erano stoccate migliaia di testate nucleari? Inoltre non è così importante per gli Stati uniti mantenere armi nucleari «sulla penisola coreana». A Jinhae, nella Corea del sud, hanno infatti una grossa base per sottomarini d’attacco nucleare.

Un accordo fragilissimo, dunque, quello firmato a Pechino principalmente per iniziativa del governo cinese. Perché Washington allora l’ha sottoscritto? Lo spiegano alcuni funzionari intervistati ieri dal New York times: «L’accordo fornisce al presidente Bush il modo di evitare, almeno per ora, un confronto con un altro membro dell’asse del male, nel momento in cui è impegnato in Iraq, assorbito dall’uragano Katrina e diretto verso un altro stallo sul programma nucleare iraniano». Scopo dell’amministrazione Bush non è quindi disinnescare le tensioni nella penisola coreana, ma fare una guerra alla volta (compresa quella per ristabilire l’«ordine pubblico» tra la popolazione povera di New Orleans abbandonata alla furia dell’uragano).

L’accordo di Pechino è visto a Washington come una tregua per potersi soprattutto concentrare sul Medio Oriente. Come prima hanno accusato l’Iraq di voler costruire armi nucleari per poterlo colpire e invadere, ora gli Stati uniti fanno la stessa cosa verso l’Iran che, a differenza della Corea del nord, non ha un programma nucleare militare. Chiudono invece gli occhi, e li fanno chiudere agli alleati europei, per non vedere che Israele, il quale non mai aderito al Tnp, non solo possiede armi nucleari ma le tiene puntate sull’Iran e altri paesi. Da questo deriva per gli altri una lezione: è meglio possedere le armi nucleari che non possederle ma essere accusati di averle.