Usa, quell’irresistibile allergia alle «union»

Il sindacato? Un privilegio. Il «modello di Bentonville» tenta imprese e analisti liberisti, anche in Italia
Colpi di «Sole» Violento attacco al ruolo storico del sindacato, invitato a «fare squadra» sulla competitività o a farsi da parte

Il modello Wal-Mart a qualcuno piace molto. Infatti, «il sindacato è un privilegio del capitalismo occidentale». Parole e sottolineatura di Alberto Orioli, su IlSole24ore di ieri. E sono ormai in molti a pensare, «in occidente», che sarebbe ora di abolire questo costoso privilegio. A meno che i sindacati di casa nostra non si facciano paladini dell’estensione di una serie di diritti anche ai lavoratori cinesi, attualmente i più sfruttati in assoluto. Naturalmente dovrebbero chiamare al boicottaggio delle merci cinesi – non delle multinazionali che le distribuiscono qui da noi o in altri continenti – per ridurre il gap competitivo delle merci occidentali. Altrimenti ciao sindacato, e diritti, anche in casa nostra. Il business è business, non abbiamo tempo da perdere. Non è uno scherzo. Negli Stati uniti la Nortwest – quarta compagnia aerea nazionale – ha messo fine in modo traumatico a una vertenza che l’opponeva ai sindacati dei meccanici e dei pulitori. Voleva dare alcuni servizi in outsourcing e ridurre gli stipendi del 25%. Non ottenendo il via libera dal pur non estremista sindacato Usa, ha sostituito tutti i dipendenti interessati con altri 1.200 lavoratori temporanei, pagati molto meno. Ma l’appetito vien mangiando, e l’operazione potrebbe concludersi anche con il taglio di 400 posti, un terzo del totale. Avete letto bene, prima: si licenziano meccanici esperti nella manutenzione degli aerei per sostituirli con «temporanei» che probabilmente ne hanno visti pochi. Se nei prossimi mesi un velivolo Nothwest si schianterà al suolo saprete con chi prendervela.

Altre imprese americane, ci informa sempre il foglio confindustriale, stanno studiando la situazione e meditano di seguire l’esempio Nortwest per ritagliarsi fette di profitto maggiori, o magari solo per far fuori la concorrenza. Eliminare il sindacato significa abbassare il costo del lavoro, perché ne elimina anche la sia pur minima difesa; lo riduce magari anche sotto la soglia di povertà, come già fa Wal-Mart.

Ma anche in Italia qualcosa si muove: l’amministratore delegato Cimoli ha disconosciuto come controparte il Sult degli assistenti di volo, contrari al piano industriale che aveva proposto. Se dovesse passare la sua «provocazione», il gioco potrebbe ripetersi all’infinito. Magari domani toccherà alla Cgil, poi alla Cisl e alla Uil. O magari si fermerà prima, quando i sindacati avranno capito che contro l’impresa – per principio – «non può andare» e, quindi, chineranno la testa per statuto.

Cose che aveva già fatto Reagan, per stroncare la resistenza dei controllori di volo all’inizio degli anni ’80. Poi fu trovata anche un’altra strada: quella delle esternalizzazioni, del trasferimento in outsourcing. Così è cambiata anche la geografia del mondo e i suoi equilibri. E’ notizia di ieri, infatti, che l’India sta per decadere dal ruolo di «paradiso dell’outsourcing», specie nei settori dei call center e dell’informatica. La crescita dell’occupazione ha portato con sé anche una forte occupazione, che ha dato spunto all’aumento dei salari, e quindi alla riduzione dei margini di competitività del lavoro indiano. Altri paesi si fanno avanti, come Malesia, Thailandia, Vietnam e Filippine; o addirittura alcuni paesi dell’est europeo.

Sono tutti paesi senza sindacato (al massimo con qualche simulacro), con salari a livello cinese o peggio. Paesi dove si produce ma non si vende nulla, se non macchinari per l’industria. Paesi dove i pur magri prezzi Wal-Mart sono troppo alti perché valga la pena di aprirvi un supermercato. Forse non è un’idea così intelligente, quella che Wal-Mart rappresenta e mette in pratica.