Usa, intercettare «è incostituzionale»

Le intercettazioni telefoniche senza autorizzazione giudiziaria sono illegali e incostituzionali e devono essere immediatamente sospese: è la sentenza secca e inequivocabile emessa da un giudice federale di fronte al quale era finita una denuncia presentata dall’Aclu, l’associazione per la difesa delle libertà civili, a nome di avvocati, studiosi e giornalisti che si erano sentiti minacciati nei loro diritti e nella loro privacy perché le telefonate messe sotto controllo – per la stessa ammissione della Nsa, la gigantesca National security agency che è in grado di tenere sotto controllo chi vuole nel mondo – erano quelle che i cittadini avevano con persone residenti all’estero. In questa faccenda, ha decretato il giudice Anna Diggs Taylor, del distretto federale di Chicago, «il ricorrente prevale e quale sia l’interesse pubblico è chiaro: è il mantenimento della nostra Costituzione». In altre parole, l’amministrazione Bush ha agito al di fuori dei suoi limiti costituzionali. Di qui l’ingiunzione di cessare immediatamente le intercettazioni.
Durante il dibattimento che ha preceduto questa sentenza il rappresentante del governo aveva sostenuto che le intercettazioni rientravano perfettamente nell’ambito dell’autorità del presidente, argomentando però che non lo poteva dimostrare con delle prove perché ciò avrebbe comportato la rivelazione di segreti di stato. Il solito «ho ragione io ma non posso spiegarvelo per ragioni di difesa nazionale» con cui questa amministrazione evita ogni giustificazione delle sue brutture. Nel respingere questo argomento il giudice Diggs Taylor ha avuto parole sprezzanti. «Nel termine ‘difesa nazionale’ – dice nella sua sentenza – è implicita da nozione di difendere i valori e idee che tengono insieme questa nazione. Sarebbe molto strano se in nome della difesa nazionale noi sancissimo la sovversione delle nostre libertà, vale a dire ciò che rende la nostra nazione degna di essere difesa».
La reazione dell’Aclu, cioè la vincitrice di questa causa, è stata alquanto contenuta. «Sostenendo che neanche il presidente è al di sopra della legge il tribunale ha compiuto il suo dovere», ha detto Ann Beeson, che ha guidato il collegio di avvocati dell’associazione durante il processo. La reazione della Nsa, invece, non c’è stata proprio, come del resto era logico: in fondo il processo più che contro di essa era contro il suo «mandante», George Bush, che aveva impartito l’ordine di ignorare l’obbligo di fornirsi di un mandato giudiziario prima di intercettare le telefonate di una persona (o in subordine di compiere l’intercettazione e poi ottenere il mandato entro 72 ore).
Il «mandante», quando questa vicenda finì sulle pagine del New York Times suscitando scandalo, si difese dicendo che era stato lo stesso Congresso a consentirlo, quando aveva autorizzato la Casa Bianca a usare «tutti i mezzi» contro il terrorismo. In realtà con quel voto si stava autorizzando la spedizione militare in Afghanistan, nessuno di coloro che dissero sì intendeva autorizzare le intercettazioni telefoniche senza mandato giudiziario e le parole di Bush fecero arrabbiare anche molti repubblicani. Poi però se ne dimenticarono e quando il ministro Alberto Gonzales andò a deporre davanti alla commissione Giustizia facendo scena muta tutti loro accettarono la cosa supinamente. La loro indignazione era scemata e con essa la possibilità di andare avanti su questo problema, fra i più palesi della visione «monarchica» che Bush ha del suo potere.
Ora a riesumarla ha provveduto il giudice Diggs Taylor. Settantatre anni, nera, nominata da Bill Clinton nel 1999, questa signora sembra avere tutto ciò che serve per essere arruolata fra i «giudici attivisti» contro cui Bush si scaglia continuamente. Per lei si preparano giorni difficili ma anche fecondi. Il governo, infatti, sicuramente ricorrerà in appello e la causa – visto che è direttamente implicata la Costituzione – non potrà che finire alla Corte Suprema. Difficile dire come finirà, ma almeno la faccenda non è morta assieme all’indignazione dei repubblicani.