Usa, armi batteriologiche al via

Come in un thriller hollywoodiano. Nel deserto del Nevada, in un poligono per test nucleari ormai dismesso ma ancora presidiato, c’è un vecchio edificio color mostarda. Dietro la porta, colpo di scena. C’è un laboratorio, messo su non da trafficanti di droga, ma da trafficanti di una ben più pericolosa sostanza: materia per la guerra biologica.
L’esistenza di questo laboratorio, rivelata dal New York Times (4 settembre), è stata così spiegata dal Pentagono: si tratta di una “fabbrica” in cui l'”Agenzia per la riduzione della minaccia”, costituita dal Dipartimento della difesa, “simula” la produzione di agenti patogeni per la guerra biologica. Ma, giurano i funzionari, “l’impianto non ha mai prodotto antrace né altri patogeni letali, solo innocui biopesticidi nel corso di 2 esperimenti effettuati nel 1999 e 2000”. Tutto ciò, naturalmente, a scopo “difensivo”, per dimostrare quanto sia facile, anche per uno scalcinato “stato canaglia”, produrre agenti patogeni con cui attaccare le città Usa. “Se avessimo prodotto noi il batterio dell’antrace in questo impianto, ne avremmo avuto abbastanza da uccidere almeno 10 mila persone”.
Solerti funzionari del Pentagono si sono premurati di assicurare che quello condotto nel Nevada non è il solo programma in corso. Programmi analoghi, “miranti a far comprendere meglio la minaccia, sono stati iniziati sotto il presidente Clinton e sono stati fatti propri dall’amministrazione Bush, che intende espanderli”. E hanno precisato: “Dall’inizio di quest’anno, il Pentagono ha redatto un piano per produrre con l’ingegneria genetica una variante potenzialmente più efficace del batterio che provoca l’antrace, una malattia mortale ideale per la guerra batteriologica”.
Il Pentagono ha incaricato la sua portavoce Victoria Clarke di chiarire come stanno le cose. In una dichiarazione diffusa ieri dalla Reuters, la Clarke ha precisato che tali programmi sono in corso da 4 anni, a scopo “difensivo”. “Il pericolo è reale e sta crescendo: rientra quindi nelle responsabilità dei militari e di questo governo mettere a punto una protezione contro gli agenti di guerra biologica”.
Di male in peggio: il Pentagono ha ammesso ufficialmente di condurre esperimenti che violano la Convenzione internazionale sulle armi biologiche del 1972, ratificata da 143 paesi compresi gli Usa. La Convenzione proibisce lo sviluppo, la produzione e il possesso di agenti biologici utilizzabili a fini bellici. La novella dell’impianto del Nevada, che produrrebbe solo “innocui biopesticidi” non può essere raccontata nemmeno ai bambini che ancora credono alle fate.
La realtà è che l’amministrazione Bush sta rilanciando le ricerche per la produzione di letali agenti biologici per fini bellici. L’ammissione del Pentagono che si sta usando l’ingegneria genetica per produrre il mortale batterio dell’antrace, “ideale per la guerra biologica”, lo conferma. E anche il rifiuto dell’amministrazione Bush di accettare meccanismi di verifica della Convenzione, come le ispezioni ai laboratori dove possono essere prodotti agenti di guerra biologica.
La porta del laboratorio del Nevada è chiusa. Ma ormai si sa cosa c’è dietro.