Usa, 4mila licenziamenti alla Ford. Che ora invoca il governo

La Ford in ginocchio chiede aiuto al Governo. Dopo l’annuncio di un taglio di 4000 posti di lavoro in Nord America, la seconda casa automobilitica americana, per far fronte ad una perdita di 284 milioni nell’ultimo trimestre, chiede sostegno ai contribuenti. L’amministratore delegato di Ford Motor, Bill Ford, ha lanciato un appello al congresso Usa per la concessioni di sgravi fiscali ed incentivi pubblici per facilitare l’ingresso nel mercato di nuove vetture ibride. Si tratta di auto alimentate a gasolio ed elettricità, che saranno pronte entro il 2010. L’intento è quello di riconquistare segmenti di mercato sempre più decisivi nelle battaglie concorrenziali. La ricetta di Ford per uscire dalla crisi, comprende l’imposizione a enti locali, stata li e federali di acquisti di auto ibride, nonchè un aumento dei crediti d’imposta per ricerca e sviluppo di auto alternative. La massiccia ristrutturazione di Ford, come per Gm, passerà anche attraverso un accordo con i sindacati per dare una sforbiciata ai costi sanitari dei dipendenti. Anche i campioni del liberismo americano, sono costretti a scendere a patti con le parti sociali e a ricorrere ai sostegni da parte del governo.
A ridurre drasticamente gli utili Ford, l’aumento della benzina del 50 %, causa principale di una flessione sulle vendite dei “Suv”, le auto sportive di altissima cilindrata, che negli anni scorsi
hanno gonfiato i bilanci di guadagni. Non a caso, una delle preoccupazioni di casa Ford è quella di convocare un summit di produttori d’auto e aziende collegate, per esaminare un piano di
risparmio energetico. La crisi del gruppo Ford che dispenserà i primi licenziamenti già dal primo trimestre del 2006 segue di pochi giorni quella della diretta concorrente, General Motors, che prevede il taglio di 30 mila posti di lavoro entro il 2008 e la chiusura di 12 impanti a seguito di una perdita nell’ultimo trimestre di 1,6 miliardi dollari. Unite nella battaglia per la sopravvivenza, “struggle for survival”, le due case automobilistiche, un tempo esportatrici mondiali del modello industriale
capitalistico.
Quella che si prospetta è una crisi che non può definirsi transitoria, ma bensì radicata in un sistema produttivo da rinnovare. L’industria automobilistica americana è caratterizzata da una struttura economica di scala che se non mantenuta in pieno regime di produzione, soffre la competizione con i mercati orientali, dove l’incidenza del costo del lavoro è assolutamente inferiore. Toyota ha infatti quest’anno realizzato lo storico sorpasso su General Motors e Ford in termini di quote di mercato al dettaglio negli Usa all’inizio di Ottobre. Le statistiche sull’occupazione, diretta conseguenza del calo degli introiti nel settore auto, sono allarmanti.
Con i tagli annunciati da Gm e da Ford, il settore automobilistico americano potrebbe perdere quest’anno più posti lavoro di quanti non ne abbia persi nel 2001.
Lo riporta uno studio dell’istituto di analisi occupazionale Challenger. In particolare, con il taglio di 30 occupati annunciato da e quello di 4.000 annunciato da Ford, l’industria dell’auto secondo lo studio potrebbe raggiungere ed anche battere il record del di 133.686 tagli occupazionali in un solo anno. Secondo Challenger dei 30 mila tagli di Gm, 5.000 arriveranno già in questo mese.
Nel periodo gennaio-ottobre 2005, rileva sempre studio, sono già stati effettuati 89.016 tagli occupazionali in tutto il settore, che include: la produzione di la fornitura di componenti la distribuzione. Questi tagli, ammontano al 123% più rispetto ai 39.921 annunciati da gennaio ad ottobre 2004.
A ridurre drasticamente gli utili, l’aumento della benzina del 50%, causa principale di un calo delle vendite dei “Suv”, le auto di altissima cilindrata, che negli anni scorsi hanno gonfiato i bilanci.