Uranio, sparita la commissione d’inchiesta

Sparita nel nulla. La commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio impoverito esiste solo sulla carta. Nella pratica, a tre mesi dalla sua creazione e con un mandato di soli dodici mesi, nessuno sembra ricordarne l’esistenza. E dire che la deliberazione che la istituisce è datata 11 ottobre 2006 e che il suo titolo completo, non proprio sintetico, compare in bella vista sul sito del Senato – «Commissione parlamentare di inchiesta sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato nelle missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti in cui vengono stoccati munizionamenti, nonché le popolazioni civili nei teatri di conflitto e nelle zone adiacenti le basi militari sul territorio nazionale, con particolare attenzione agli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti» – seguito dall’elenco completo dei senatori che ne fanno parte.
All’attivazione della commissione manca solo una convocazione da parte del presidente del Senato Franco Marini. Perché i lavori partissero basterebbe questo: una chiamata da parte del presidente del senato che indica e mette ai voti il presidente concordato da maggioranza e opposizione. Che ha rimandato a dicembre, sostenendo che l’inghippo era tutto nell’ostruzionismo di Forza Italia che non nominava i suoi commissari, e ha superato senza dare spiegazioni il nuovo termine fissato al 24 gennaio. I rappresentanti dell’associazione Osservatorio militare, che si sono battuti per la sua costituzione, hanno protestato per la mancata istituzione già a novembre scorso. Visto che Marini non rispondeva, hanno scritto anche alla presidenza della repubblica che ai primi di gennaio ha spiegato, con una lettera firmata da un funzionario del Segretariato generale del Quirinale: «Si è provveduto a sottoporre l’istanza al ministero della difesa, per le valutazioni e le iniziative di competenza».
Eppure ancora niente. Le leggende di corridoio dicono che a fare ostruzionismo è Alleanza nazionale, partito da sempre attento alle esigenze dei militari, che avrebbe fatto il diavolo a quattro quando si è scoperto che il presidente della commissione dovrebbe essere la pacifista rifondarola Lidia Menapace. Ma altre voci, altrettanto informate, spiegano che l’inimicizia per questa commissione è trasversale e che pure il diessino Marco Minniti stia facendo il possibile per ritardarne l’insediamento. Del resto la sensibilità del viceministro dell’Interno al tema è nota: già nel 2001, quando era sottosegretario della Difesa, minimizzava le notizie sui bombardamenti all’uranio impoverito nella ex jugoslavia da parte delle truppe Nato. E del resto il lavoro di una commissione di inchiesta chiamata ad indagare sull’uso dell’uranio impoverito sia all’estero sia nelle basi italiane aiuterebbe ben poco una maggioranza parlamentare che ha fatto della politica estera, delle basi americane in Italia e del ruolo dei militari uno dei principali temi di litigio e divisione.
Di certo, dicono i rappresentanti dell’Osservatorio militare, colpisce quanto poco col cambio di maggioranza sia cambiata la politica sul tema: già nella scorsa legislatura il parlamento approvò una commissione di inchiesta su questo argomento. E già allora, con una delibera emessa nel 2003, ci vollero due anni per arrivare alla prima convocazione.
Negli ultimi giorni si sarebbe mosso qualcosa, grazie all’attenzione del ministro della giustizia Clemente Mastella che alcuni giorni fa si è fatto vedere ad un convegno dedicato al tema. E nell’ombra è invece la posizione del presidente del senato Marini, che riceve le lettere dà rassicurazioni rimanda eppure non convoca mai la prima riunione. Lidia Menapace, dopo aver perso per un pelo la presidenza della commissione Difesa, della propria candidatura non vuole parlare. Ma ammette: «C’è sicuramente una lobby che teme che si scopra qualcosa. Tutto induce a dire che bisogna fare presto e seriamente. Evitando di trattare come un nemico della patria chiunque voglia sapere qualcosa dai militari».