Uranio impoverito: assoluzione per insufficienza di prove

Assoluzione dell’uranio impoverito con qualche riserva ma con nessun voto contrario in una relazione in cui si è detto tutto e il contrario di tutto ma si è anche dimenticato moltissimo.

E’ stato assolto l’uranio impoverito dimenticandosi persino delle riserve fatte nella seconda e terza relazione della “Commissione Mandelli” e del fatto che nelle norme di protezione del personale militare da noi stessi scritte in data 22 novembre 1999 si legge che l’uranio è pericoloso, può produrre tumori e malformazioni alla nascita. Dunque si è compiuto addirittura un passo indietro rispetto a quanto stabilito dalla Commissione Mandelli e dalle stesse autorità militari che hanno emanato le predette norme firmate dal Col. Bizzarri, specializzato Nbc (nucleare chimico batteriologico) e presumibilmente competente della materia.

Il fatto più grave è purtroppo che per oltre sei anni, e precisamente dalla data del 14 ottobre 1993 in cui gli Stati Uniti hanno emanato le norme di protezione per le forze operanti in Somalia durante l’operazione Restore Hope fino alla data del 22 novembre 1999, sopra citata, i nostri reparti sono rimasti a operare senza alcuna protezione.

In Somalia le forze degli Stati Uniti indossavano, con 40 gradi all’ombra, le tute impermeabili, gli occhiali, le maschere e i guanti; i nostri operavano in calzoncini corti e canottiera. In caso di combattimento utilizzavano giubbotti antiproiettile. A chi chiedeva informazioni in merito si rispondeva più o meno che gli Usa erano “fanatici”.

Nella relazione si rivolgono accuse ai vaccini che sono stati inoculati ai nostri militari all’estero. «Questa potrebbe essere la causa dei tumori», si afferma. Ma non ci si chiede perché centinaia e centinaia di civili, già dalla prima guerra in Iraq del 1991, si sono ammalati e sono morti. Certamente non erano stati propinati loro i vaccini italiani. Ovviamente la responsabilità da parte del ministero della Salute nel caso che i vaccini impiegati potessero provocare tumori sarebbero enormi e tuttavia non è stato chiesto un parere né per confermare né per escludere l’ipotesi fatta.

Si è parlato dei bombardamenti in Bosnia e Kosovo ma non è stato menzionato il fatto rilevantissimo (tra l’altro confermato da un esperto che è stato audito dalla Commissione – che si è anche scusato per quanto accaduto -) che le nostre apparecchiature di rilevazione non sono state in grado di accorgersi della presenza di nemmeno uno degli oltre diecimila proiettile sparati in Bosnia.

Tra l’altro gli aerei che avevano bombardato la Bosnia anche con armi ad uranio erano decollati per lo più dall’aeroporto di Aviano e nei rapporti di volo relativi alle missioni si deve, ovviamente, dichiarare quanti e quali colpi siano stati sparati.

Bastava, dunque, una telefonata al colonnello italiano che comanda la base per sapere se erano stati sparati proiettili ad uranio, quanti, quando e dove. Ma il ministro Mattarella dichiarò in Parlamento che mai l’uranio era stato usato in Bosnia! A parte i proiettili (di una trentina di grammi l’uno o poco più) nei Balcani sono stati anche impiegati i missili da crociera che contengono, negli alettoni, barre di uranio da 300 kg l’una. Si è detto che nei poligoni italiani non è stato usato l’uranio impoverito. Si sprecano il numero di affermazioni in tal senso da parte del ministero della difesa e di comandanti militari dei poligoni. Ma poi nella relazione della Commissione si legge che nessun controllo, almeno fino al 2004, è stato effettuato sulle armi impiegate per sperimentazione dalle ditte civili. Quindi non sappiamo se quintali di armi all’uranio, in totale contrasto con quanto finora affermato, sono stati gettati nei poligoni! E non dovremmo dimenticare che i nostri militari hanno raccolto a mani nude migliaia di proiettili e che ancora oggi non son previste, per il personale che opera nei poligoni, norme di protezione.

Tra l’altro ci si è del tutto dimenticati di un fatto di grande rilevanza che riguarda i poligoni e cioè che esistono delle zone considerate “non bonificabili” e quindi inquinate per sempre.

Negli Stati Uniti nelle zone desertiche, dove vengono effettuate sperimentazioni, zone di questo tipo vengono considerate come aree extraterritoriali, una specie di “santuari”. Ma un conto è una zona del deserto del Nevada, un conto è un’area del poligono di Teulada, a due passi da Cagliari!

Si è detto che finora non vi erano disposizioni legislative per concedere gli indennizzi non solo alle famiglie dei deceduti ma anche al personale (militare e civile) che si è ammalato e si è dovuto curare, in molti casi, a spese proprie (funerali compresi quando sopravveniva la morte). In tanti hanno dichiarato di essere stati completamente abbandonati dallo Stato e dalle Forze armate. Peraltro, quanto sopra affermato circa la legislazione vigente, non risponde a vero perché le leggi 308/81 e 280/91 prevedono che la speciale elargizione, nella modestissima cifra di 50 milioni di vecchie lire (così stabilita nel lontano anno 1977) sia concessa (vedasi ad es. art 1 della legge 280/91) anche al personale gravemente infortunato (apparentemente alle cosiddette categorie A e B come per esempio al personale ammalato di tumore).

Va tenuto presente che, invece, per gli infortunati e i morti del personale considerato di “serie A”, come – per esempio – le vittime di Nassiriya la speciale elargizione è stata concessa nella misura di circa 400 milioni di vecchie lire (a cui è da aggiungersi una somma simile per quanto riguarda il premio assicurativo).

La legge 626/94 sulla sicurezza nel lavoro per tutti i cittadini italiani, è valida non solo nel campo civile ma anche in campo militare e le autorità militari avrebbero dovuto applicarla.

Viene nella relazione chiamata in causa per la concessione di indennizzi la condizione che deve esservi una “causa di servizio”. Ma per il militare che sta dormendo e gli crolla addosso una caserma non si può adottare il criterio della causa di servizio e perciò nelle citate leggi 308/81 e 280/91 era stata introdotta una diversa condizione per la concessione dell’indennizzo che prevedeva non la “causa di servizio” ma la condizione del trovarsi “in continuità di servizio”.

Per quanto riguarda l’ambiente è stato dimenticato quanto ha rilevato, ad esempio, l’Unep circa l’inquinamento di falde acquifere nei Balcani. E’ bene, ancora una volta, ricordare che il problema dell’uranio non riguarda solo i militari (che peraltro possono adeguatamente proteggersi con le apposite norme) ma riguarda in primo luogo i civili delle zone colpite che non hanno alcun modo di proteggersi. E così la fauna e il terreno.

Tra l’altro recenti studi inglesi hanno stabilito che le particelle di uranio possono arrivare anche a 2.500 miglia dal punto di esplosione. Dunque amplissimi territori sono coinvolti. Naturalmente in misura maggiore quelli in prossimità delle zone colpite da proiettili, bombe o missili. Circa la pericolosità dell’uranio è stata, erroneamente, presa in considerazione solo la pericolosità che è propria delle particelle all’atto dell’esplosione di un proiettile o altra arma contro un ostacolo solido laddove si sviluppano circa 3mila gradi di temperatura. Si è dimenticato, come invece chiaramente affermato nelle norme di protezione emanate in Usa fin dal 1984, inviate in Italia su canali Nato (copia è stata anche consegnata alla Commissione di inchiesta al Senato) che le particelle di uranio sotto forma dell’ossido di uranio che si forma sulla superficie del metallo sono pericolose anche alla temperatura ambiente, ad esempio nel maneggio delle armi. Ed è anche bene non dimenticare che abbiamo riscontrato vari casi di possibile contaminazione da uranio impoverito nel personale militare che ha operato in deposito di armi e nel personale che ha operato in depositi di vestiario, ritornato in Italia dalle zone di guerra. Queste sono solo alcune delle considerazioni che vengono in mente all’apprendere le conclusioni della Commissione di inchiesta anche se ve ne sarebbero moltissime altre, come ad esempio quelle derivanti da una lettura critica delle relazioni della Commissione Mandelli che contengono gravissimi errori e che hanno fuorviato grandemente la conoscenza del fenomeno.

Credo che sarebbe stato dovere della Commissione del Senato fare il suddetto esame critico ed accertare le relative responsabilità. Ma in fondo lo sapevamo già prima dell’inizio della relazione che l’uranio sarebbe stato assolto e che, quindi, nessuno è responsabile della morte o del grave stato di salute di tanti militari e civili, e della nascita di tanti bambini malformati. In sostanza una relazione “groviera” quanto al contenuto, fuorviante ed evasiva nella forma.