UNIRSI NELLE LOTTE SOCIALI

Auspico che l’editoriale della compagna Manuela Palermi

( “Pdci e Prc”), apparso sul numero scorso de “La Rinascita”, dia vita ad un vasto e vero dibattito. Condivido l’esigenza di giungere all’unità dei comunisti e sono d’accordo che tale obiettivo, avendo un carattere strategico, debba prescindere dal tipo di legge elettorale che avremo per le elezioni europee. Alle riflessioni della Palermi ne aggiungo alcune, che avrebbero bisogno di maggior argomentazione e respiro.

Innanzitutto: va sottolineato il fatto che – solo una decina di mesi fa – un editoriale con questo forte messaggio unitario sarebbe stato impensabile, poiché Pdci e Prc erano lontani anni luce e che ora, invece, quel messaggio è verosimile e praticabile. Cosa è accaduto? Di tutto e, per meglio dire, spinte oggettive all’unità ( aiutate da spinte soggettive importanti, tra le quali l’Appello all’unità dei comunisti del 17 aprile scorso, il Congresso del Pdci e il documento finale del Congresso Prc di Chianciano) sono sorte dalla materialità delle cose. Primo: la ventata reazionaria, il governo “nero” di Berlusconi, il muso duro dei padroni chiedono alle forze comuniste un ruolo sociale forte, rendendo insensata e perniciosa la loro divisione. Secondo: il crollo elettorale del Prc e del Pdci arcobalenizzati, ha inferto la lezione decisiva : i comunisti non sono di sinistra, essi rappresentano la posizione più conseguentemente anticapitalista e la fine della loro autonomia è la fine della loro strategia e della loro forza d’attrazione. Da tale lezione essi escono con la netta esigenza dell’autonomia culturale e politica e l’esigenza di una accumulazione di forze in grado di sostenere sia quell’autonomia che un ruolo di classe: è la strada dell’unità dei comunisti. Terzo: lo svelamento pieno della strategia “vendoliana”, che oggi, chiedendo la trasformazione del Prc in un soggetto di sinistra, “ratificando” la fine del comunismo ed evocando la scissione dal Prc, pone oggettivamente a tutti i comunisti il compito di unirsi, resistere e rilanciare in Italia – su più solide basi – l’opzione comunista. Quarto: il fatto che il lungo decennio di separazione tra Prc e Pdci

( segnato da successi e gravi errori – anche speculari- di ambedue i soggetti) ha fatto decantare gli attriti tra gruppi dirigenti ( nazionali e periferici) e accorciato di molto le differenze, sino al punto che oggi, esse, rappresentano obiettivamente un problema molto minore del permanere della divisione. Quinto e non ultimo, la crisi capitalistica mondiale, che chiede ai comunisti di incarnare concretamente, sul piano politico e sociale, quell’attualità del socialismo che è insita nella stessa crisi capitalistica e che non può sopportare divisioni e indebolimenti delle forze d’avanguardia.

Unirsi. Come? La strada essenziale è quella indicata dalla grande manifestazione dell’ 11 ottobre, nella quale centinaia di migliaia di comuniste e comunisti ( Prc, Pdci, senza partito) hanno unito le loro bandiere. E’ lì, nella lotta sociale, nelle piazze, nelle fabbriche, nel movimento sindacale, che i comunisti possono unirsi. Ri-unirsi dal basso, sia attraverso quel cemento che è la lotta condivisa che attraverso la sollecitazione progettualmente consapevole dei gruppi dirigenti. Una prossima unità elettorale per le europee ( a dispetto di Gennaro Migliore, che già la tradisce e la demonizza) sarebbe un bel viatico per l’unità, ma non sarebbe sufficiente. Occorre costruire una nuova passione, che può riaccendersi proprio attraverso il progetto di un nuovo partito comunista che, nell’unità, superi le “ due debolezze” – sociali, politiche e teoriche – e trasformi l’unificazione in un polo catalizzatore dell’ormai troppo vasta e disorientata diaspora comunista. Unità attraverso terreni di lotta condivisi e di classe e la ridefinizione di un profilo politico e teorico all’altezza dei tempi, attraverso il rilancio – cioè – di quell’ “ideale comunista” che è stato alla base dell’espansione planetaria del nostro movimento. E avanzo alcune proposte. Primo: perché non lavoriamo – Prc e Pdci – ad un’ unica azione comunista in difesa del contratto nazionale di lavoro ( questione centrale ma non posta al centro) e non sviluppiamo iniziative comuni davanti e dentro le fabbriche? E ancora: non è ora che i comunisti – uniti – si pongano il problema di innalzare di nuovo – con le forze di sinistra e sindacali – una vasta diga culturale antifascista e mettere in campo un nuovo antifascismo militante ? Secondo: perché non cominciamo ad unire gli intellettuali che lavorano – incongruamente separati – nelle varie riviste ed edizioni comuniste ( Marxismo Oggi, La Rinascita, Essere Comunisti, L’Ernesto, Il Punto Rosso, altre esterne sia al Prc che al Pdci) chiedendo loro di iniziare un percorso collettivo di ricerca che tenda a delineare una spina dorsale politica e teorica all’unità dei comunisti ? A costruire un dibattito, un interesse che, assieme alle lotte sociali comuni, costruisca passione ?

* Direzione Nazionale PRC