Unire i comunisti e la sinistra

Paolo Guerrini* – Comitato Centrale PdCI
Fosco Giannini** – Direzione Nazionale PRC

Potrebbe capitare che a un viaggiatore venuto da lontano Ancona possa sembrare, di primo acchito, una città sonnolenta, adagiata serenamente trai suoi colli ed il mare.

Non è così: i mali che attraversano il nostro Paese si sono riversati da tempo nelle vene della Dorica ed oggi allignano nel suo corpo sociale e politico, portando disorientamento ed angoscia nella coscienza e nel “sentire” del suo popolo.

E’ il vero cuore anconetano, innanzitutto, ad essere colpito: la crisi della Fincantieri volteggia sopra la città come un corvo, come un presagio oscuro. Gli operai del Cantiere navale vanno perdendo la speranza e nessuno sembra trovare la strada per un soluzione. Le vie più ragionevoli e concrete per superare la crisi del Cantiere, quelle indicate dagli stessi lavoratori e dalla FIOM ( un progetto forte tra Fincantieri ed ENI, al fine di mettere in produzione navi per trasporto gas e navi mercantili simili) non vengono prese in considerazione da quelle forze – centro destra e PD – segnate dal neoliberismo e alle quali un rapporto profondo tra due colossi pubblici come Fincantieri ed ENI sembra un disegno di sovietizzazione. Si aspetta la fine con le mani conserte attribuendo tutte le colpe – come un destino che esclude una reazione – alla Corea del Sud, alla concorrenza asiatica.

Non vanno meglio le cose sul piano politico e istituzionale. La Giunta Grammilano, nata sulla giusta teorizzazione per la quale dovrebbe essere il popolo a decidere, si è ben presto e sorprendentemente segnalata per una rottura profonda col volere della maggiorana dell’elettorato anconetano, espellendo da sé le forze della sinistra che avevano contribuito al suo formarsi e alla vittoria elettorale sulle destre. E questo è il politicismo, che segna di sé il Paese, alza la sua testa di serpente nella nostra città e soffoca la speranza del cambiamento.

Lungo Corso Garibaldi, la sera, fiumi di giovani procedono senza troppa speranza di dare un senso futuro alla scuola che frequentano. E quelli che gli studi li hanno portati a termine ondeggiano, attendendo ansiosi un lavoro che non arriva. Così è ad Ancona, come in tutto il Paese.

Cosa è accaduto? Quali ragioni razionali dobbiamo mettere a fuoco per capire da dove viene tutta quest’ansia sociale, questo dolore di massa?

Scavare sino alle radici: capire che la fase internazionale che viviamo è segnata dall’esigenza primaria, da parte delle forze capitalistiche, di conquistare i mercati, di battere la concorrenza; che questi due obiettivi il capitale vuol coglierli attraverso l’abbattimento del costo delle merci e che per giungere a ciò “vanno” abbattuti i salari, i diritti e lo stato sociale: va attaccato, innanzitutto, il lavoro. Occorre capire che le politiche liberiste dell’Unione europea chiedono, ai paesi e ai governi europei, politiche di “lacrime e sangue” ; va compreso che il capitalismo italiano ( nella sua ambigua forma del “piccolo è bello”) è un nanocapitalismo, che per uscire dalla crisi, invece di investire e progettare, tenta di universalizzare la linea Marchionne, l’attacco portato a Pomigliano d’Arco: schiavizzare la classe operaia e l’intero mondo del lavoro.

E a questo dominio dei padroni chi si oppone? Chi lotta? Chi dissemina speranza? Dopo la disgraziata scelta di Occhetto di sciogliere il PCI, non vi è più stata, in Italia, una forza di massa in grado di indicare il cammino. E anche la vittoria delle destre e dell’ormai troppo lungo e nefasto “berlusconismo” – da superare con un vasta coalizione nella quale i comunisti siano protagonisti – sono prodotti di quella diga rossa abbattuta, crollata.

Chi scrive pone da tempo il problema di ricostruire, in Italia, un Partito comunista più forte dei due piccoli partiti presenti: il Prc e il PdCI. Ci battiamo e proponiamo un processo di unità dei comunisti, per giungere ad una forza comunista capace di mettersi alla testa delle lotte, capace di essere il cuore attivo dell’unità della sinistra e di riconsegnare una speranza ai giovani e alla “classe”.

Siamo dei sognatori? Non crediamo davvero; è, innanzitutto, la materialità delle cose a motivare la nostra scelta : nel mondo intero – dall’ America Latina all’Asia; dall’Africa all’Europa, – le forze comuniste, rivoluzionarie, antimperialiste, sono di nuovo protagoniste di grandi trasformazioni sociali e il socialismo è di nuovo concretamente costruito e all’ordine del giorno.

Ma vi è un punto su cui riflettere: il capitalismo, che credeva di aver vinto per sempre dopo la caduta dell’Urss, ha di nuovo e profondamente fallito. Lo spoliazione dei popoli è il suo segno predominante e lo sfruttamento, la disoccupazione, la miseria di massa, la scomparsa dei diritti, il razzismo, i pericoli di guerra dilagano ovunque, anche in Italia. Occorre un’idea-forza che, sul piano strategico, rappresenti l’opposto di questi mali. L’opposto, l’idea-forza è il socialismo. E il soggetto che occorre per rilanciarne il pensiero e la prassi è il Partito comunista.

Per questo ci battiamo, per unire tutte le comuniste e i comunisti oggi divise/i o senza partito, anche come passo essenziale per rafforzare la Federazione della Sinistra, per unire la sinistra.

Unire: non è difficile capirne l’esigenza. E’ di buon senso e il buon senso è destinato a vincere.