“Unione non strapparti i capelli per questa legge”

“Se conserverà il vantaggio di consensi che i sondaggi accreditano e che rischia invece di assottigliarsi, per l’esasperazione del clima politico, il centro sinistra vincerà le elezioni, soprattutto con questo meccanismo”

“Premesso che non è bene pretendere di modificare unilateralmente le regole elettorali, soprattutto a pochi mesi dal voto, non capisco tutto questo scandalizzarsi del centro-sinistra sul proporzionale proposto dalla Cdl”. Antonio Agosta, docente di Scienza politica alla Terza università di Roma, parla “da studioso e non da politico” e richiama l’Unione ad una riflessione più attenta sulla proposta di legge in discussione alla Camera questa settimana. “Mi colloco da una parte – precisa Agosta – ma non sono mai stato un uomo di parte e cerco di comportarmi, per quanto possa essere in grado, da analista rigoroso. Dire che questa è una truffa che avvantaggia il centro-destra è falso. Così come lo è invocare presunte incostituzionalità”. Bisogna invece precisare non pochi dettagli della proposta, che presenta soluzioni tecniche in parte improvvisate, ma non incorregibili. “Contrapporre astrattamente maggioritario a proporzionale in questo momento è ideologico. Ci sono buoni e cattivi sistemi elettorali, più o meno adatti ad obiettivi che vanno chiaramente identificati. La rissa può forse servire alla propaganda e alla mobilitazione contro ma, attenzione, anche a sostegno. Non aiuta, però, né a capire né a trovare rimedi ai problemi reali ”.

Lei crede che quella della Cdl non sia una legge truffa?

Nella prima versione della proposta di legge, di metà settembre, era legittimo gridare a un maldestro tentativo di truffa perché veniva presumibilmente annullato, all’incirca, l’otto – dieci per cento dei voti dei piccoli partiti, prevalentemente di centro-sinistra, che però avrebbero potuto superare la soglia di sbarramento con accorpamenti e cartelli elettorali. E, inoltre, vi erano fondate obiezioni di incostituzionalità, per la parte riguardante l’elezione del Senato (la rappresentanza “su base regionale”, sancita dalla Costituzione, sarebbe stata subordinata al superamento di una soglia di ammissione calcolata sul piano nazionale). Ma, nella versione elaborata a fine settembre dalla commissione Affari costituzionali della Camera, quei punti sono stati in gran parte modificati. Ci sono ovviamente delle critiche da avanzare. Il sistema non risolve efficacemente i problemi del sistema politico, in particolare la frammentazione dei partiti e la conseguente coerenza delle alleanze elettorali.

Meglio cercare un negoziato come sostiene Gianfranco Pasquino?

Pasquino ha ragione. Quello che potrebbe passare, in questo clima, è senz’altro un sistema elettorale con molti difetti: andare al muro contro muro non credo sia utile. Non so che margini di discussione esistano, dopo quattro anni di governo della Cdl che hanno dimostrato l’impossibilità di mediazioni in Parlamento. Onestamente mi sembra difficile. Ciò non toglie che oggi, ad una certa furberia e improvvisazione del centrodestra, corrispondano toni demagogici del centro-sinistra.

Prodi ha annunciato una battaglia durissima per difendere il Mattarellum…

La convocazione della manifestazione a Piazza del Popolo mi è sembrata francamente esagerata, almeno in relazione alla finalità palese. E poi non è vero, come sembra sottinteso, che il Mattarellum avvantaggi il centro-sinistra. Anzi, è vero proprio il contrario. Il Mattarellum penalizza strutturalmente il centro-sinistra.

In che modo?

Perché la partecipazione al voto e la distribuzione territoriale dei consensi tra gli schieramenti non sono omogenei alla ripartizione dei collegi, che è invece rapportata alla popolazione residente. I collegi uninominali hanno tutti all’incirca 120 mila abitanti; ma, nel 2001, ad esempio, nei 41 collegi della Sicilia espressero mediamente il voto 70 mila elettori, e la Casa delle libertà si affermò, in tutti, con circa 36 mila voti; nei 32 collegi dell’Emilia Romagna, invece, con una partecipazione attiva di oltre 90 mila elettori, il centro-sinistra vinse in tutti i collegi con una media di 51 mila voti. Da questi dati possono ricavarsi molte considerazioni. Innanzitutto, che il Sud, tendenzialmente più moderato anche se politicamente instabile, è l’area del paese in cui si gioca in gran parte il risultato delle elezioni, perché proiettivamente sovrarappresentato nel rapporto voti/collegi. Ma, inoltre, che al centro-sinistra non basta vincere in numero di voti le elezioni per disporre con certezza di una maggioranza parlamentare. Alla fine del 1995, in base alle tendenze dei sondaggi, e tenendo conto della precedente distribuzione territoriale del voto, avevo calcolato che al centro-sinistra sarebbe servito un vantaggio minimo di 4 punti nel confronto principale (il maggioritario) per ottenere una maggioranza assembleare alla Camera; e che, invece,con uno scarto elettorale nazionale di un solo punto sarebbe addirittura prevalsa, paradossalmente, una maggioranza parlamentare opposta. I risultati effettivi dimostrarono, addirittura, che quella era stata una previsione ottimistica. L’Ulivo (più le candidature dei “Progressisti” di Rifondazione) ottenne infatti nel maggioritario il 45,3% dei voti validi: ovvero, ben 5 punti percentuali di scarto sul Polo (che ottenne il 40,3%, dei voti maggioritari, non potendo contare sull’apporto della Lega, al 10,8%). Eppure, l’insieme dello schieramento elettorale a sostegno di Prodi conquistò complessivamente un risicato margine di maggioranza: il 50,6% dei seggi di Montecitorio. Nel 2001, invece, la Casa delle libertà (Polo e Lega questa volta uniti), con una percentuale quasi analoga a quella del centro-sinistra del 1996, il 45,4% dei voti maggioritari (e con meno di 2 punti di vantaggio sulla coalizione guidata da Rutelli), ha avuto diritto, complessivamente, al 58,4% dei deputati.

Andare oltre il Mattarellum?

Il Mattarellum non è l’unico sistema che conduca al bipolarismo; e sicuramente non è il migliore. Il suo tallone d’Achille consiste nell’eccessivo potere di contrattazione preventiva concesso ai piccoli partiti. L’incertezza della competizione a turno unico nei collegi spinge, infatti, a includere il maggior numero di partecipanti alle coalizioni. Micro-partiti, che con il vecchio sistema proporzionale in vigore fino al 1992 non avrebbero ottenuto eletti, sono invece presenti in Parlamento: dunque, non perché superino lo sbarramento del 4% previsto per partecipare all’attribuzione del quarto di seggi della quota proporzionale, ma perché fanno fruttare, in termini di collegi garantiti, la loro adesione alle coalizioni, nel maggioritario. Come fare a incanalare un sistema già naturalmente multipartitico e frammentato in un coerente bipolarismo? A mio avviso, o con un sistema maggioritario a doppio turno, “alla francese”, o anche con un sistema proporzionale rigoroso (come quello vigente in Spagna, ad esempio). Entrambi i sistemi, riducendo la frammentazione, garantiscono una competizione bipolare e favoriscono la formazione di forti partiti d’area.

La proposta della Cdl va in questa direzione?

Non mi pare la soluzione ottimale. Tuttavia, è una semplificazione del sistema vigente (partiti collegati in coalizioni, senza la forzosa mediazione delle candidature unitarie nei collegi uninominali), Alcune parti , inoltre (il complicato meccanismo degli sbarramenti, il sistema di elezione del Senato), mi paiono ancora confuse. Si richiama, comunque, alla logica competitiva in vigore nelle elezioni regionali e locali, maggioritaria di coalizione con successiva ripartizione proporzionale interna tra le liste componenti.

E’ vero che questa legge elettorale è ispirata a quella toscana?

Questo è uno stratagemma comunicativo, essendo la Toscana una regione di centrosinistra. In effetti, di “toscano” questa legge ha soprattutto la lista bloccata, cioè senza voto di preferenza per i candidati. Anche l’eliminazione delle preferenze è diventato un punto di scandalo, nel dibattito parlamentare, perché ridurrebbe la libertà di scelta degli elettori e aumenterebbe il potere delle segreterie dei partiti. A parte il fatto che è già così, nelle liste presentate per la quota di elezione proporzionale dei deputati, bisogna invece chiedersi se, in realtà, da un punto di vista politico generale, la lista rigida non produca un vantaggio. Siamo in una fase storica in cui, a mio avviso, è importante agevolare il consolidamento di partiti non ulteriormente frammentati al loro interno. A fare molti più danni è invece, come dimostra la pratica delle elezioni comunali e regionali, la preferenza unica, che produce un incontrollato aumento delle spese e una feroce concorrenza tra i candidati della medesima lista per la conquista del voto personale.

Uno scenario per il dopo elezioni: l’Unione va al governo e riscrive la legge elettorale?

Fossi un dirigente politico dell’Unione non mi strapperei i capelli se si andasse alle elezioni con questa legge. Se conserverà il vantaggio di consensi che i sondaggi accreditano e che rischia invece di assottigliarsi, per l’esasperazione del clima politico, il centro sinistra vincerà le elezioni, soprattutto con questo meccanismo. Dopo, dipendesse da me, suggerirei di correggere il sistema, con il concorso di tutti; ma, non con il ricorso al maggioritario esclusivo a turno unico, come, mi pare, suggerirebbe D’Alema, e come avevano tentato in parte di realizzare i due referendum del 1999 e del 2000. L’uninominale razionale, nel nostro caso, è quello “alla francese”, eventualmente corretto da un minimo riequilibrio proporzionale “di tribuna” come proposto, anche in Francia dalla commissione Vedel. Ma, ripeto, il sistema a cui guardo con più favore è il proporzionale “alla spagnola” che, senza bisogno di ricorrere all’artificio di premi di maggioranza, ha consentito l’emersione e il consolidamento di due grandi partiti (e non coalizioni) che riescono ad assorbire complessivamente il 70-80 per cento dei voti popolari, producendo generalmente governi monocolore, omogenei e stabili, senza impedire il pluralismo di partiti regionali e di eventuali consistenti terze forze nazionali, come Izquierda Unida. Quanti hanno a cuore la nascita di forti partiti di schieramento (due grandi forze-guida, di centro-sinistra e di centro-destra) e non soltanto di formazioni più o meno provvisoriamente collegate, farebbero bene a meditare su tale modello. Non tutto il bene sta, a priori, nel maggioritario uninominale e non tutto il male alberga nel proporzionale di lista.