Unione, guarda che fa Zapatero

Guardasse l’Unione quello che fa Zapatero(!). Piccolo desiderio – quasi un’utopia – all’indomani dell’elezione dei due presidenti di Camera e Senato, e alla vigilia del Primo maggio, sacra Festa dei Lavoratori. Ma invece di tanta retorica, il pragmatico premier spagnolo ha messo in campo un’ottima proposta di legge, che si prepara a varare entro metà maggio, e con tanto di «concertazione» tra governo, sindacati e imprese. Dopo averci già ampiamente dimostrato di essere avanti anni luce rispetto all’Italia (si pensi soltanto ai diritti civili e al ritiro delle truppe dall’Iraq), José Luis Zapatero ha presentato una misura che contrasta con l’immagine «liberista» finora diffusa sulle politiche del lavoro del governo iberico, apparentemente favorevole al proliferare dei contratti precari: i lavoratori che nell’arco di 30 mesi sommano due anni di contratti nella stessa azienda, dovranno essere assunti a tempo indeterminato.
E’ vero che la Spagna ha un’altissima percentuale di precari sul totale dei lavoratori, è uno dei mercati più flessibili d’Europa e fino a oggi veniva indicata a modello dagli amanti del «contratto light». Anzi, tra i motivi del dinamismo economico viene indicato proprio l’alto tasso di contratti a termine: eppure le stesse imprese sono state convinte da Zapatero, che porta a casa anche la loro firma sotto l’innovativo testo di legge. I lavoratori precari in Spagna sono cinque milioni, una condizione che accomuna praticamente un lavoratore su tre. L’Estatuto de los Trabajadores (Statuto dei lavoratori) non pone alcun vincolo, attualmente, alla ripetizione dei contratti a termine, né limiti alla reiterazione della precarietà sono contenuti in altre leggi. Per questo motivo Zapatero ha pensato di rendere le nuove norme sul lavoro più salde sin dall’inizio, integrandole nell’Estatuto.
La proposta, negoziata da oltre un anno tra governo, Ceoe (Confindustria spagnola), e i sindacati Ugt e Co, è stata presentata ai giornalisti proprio dai leader sindacali Càndido Méndez (Ugt) e José Marìa Fidalgo (Co), in occasione della conferenza stampa sulle manifestazioni del Primo maggio. Prevede, come abbiamo anticipato, che le imprese siano obbligate ad assumere a tempo indeterminato i lavoratori che abbiano stipulato due o più contratti per lo stesso posto con una durata complessiva di due anni in un arco di 30 mesi. Altra accortezza: nel conteggio dei 24 mesi, verranno inclusi anche i contratti firmati con agenzie di lavoro temporaneo, diffusissime in Spagna (come d’altra parte in Italia). Allo stesso tempo, i contratti collettivi dovranno fissare delle regole per impedire che le aziende aggirino la legge facendo ruotare gli stessi lavoratori in posti diversi.
Le imprese, dal canto loro, hanno ottenuto una serie di incentivi importanti per cominciare sin da subito a trasformare i lavoratori precari in addetti fissi: chi lo farà entro la fine del 2006, riceverà per i prossimi due o tre anni un finanziamento di 800 euro per ogni contratto. Ma in generale sono stati riformati gli strumenti di sgravio contributivo e fiscale, fino a oggi indirizzati soprattutto all’inserimento delle categorie deboli (donne, giovani, over 45 disoccupati di lunga durata, disabili), e che invece verranno estesi a tutte quelle aziende che assumeranno a tempo indeterminato entro il 2008. Gli incentivi che finora duravano due anni, verranno portati alla durata di quattro.
Verrà considerata «cessione illegale di manodopera», e dunque contraria all’Estatuto de los Trabajadores, qualsiasi tipo di contrattazione tra due aziende in cui una di queste ceda lavoratori all’altra senza esercitare una propria attività. Si cerca così di limitare la catena di subappalti e subcontratti abusivi. Fino a oggi, in Spagna, l’unica speranza contro gli abusi era data dal ricorso al tribunale. Da maggio ci sarà la legge Zapatero.