Unione e riforme, la carica degli anti-dialoganti:«Adesso niente inciuci, neanche con il Senatùr»

I lettori dell’ Unità sanno che l’ edizione domenicale del loro giornale è un po’ diversa dalle altre, una volta se ne vendevano centinaia di migliaia di copie, e comunque era la domenica che venivano pubblicati gli articoli, gli editoriali di maggior impatto politico: così, ieri mattina, era decisamente al posto giusto l’ intervento di Furio Colombo – fondo d’ apertura dal titolo: «Passano i dialoganti» – che poi girava a pagina 27 per porre un paio di interrogativi che, a questo punto, giusto a una settimana dalla vittoria referendaria, rischiano di aprire un nuovo fronte interno all’ Unione. Scrive il senatore ed ex direttore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci: «Titoli strani si susseguono sui giornali italiani subito dopo la rotta delle armate di Bossi. Titoli incomprensibili. Il giorno dopo il “no” che ha salvato la Costituzione, infatti, leggiamo: “Riforme tra una settimana in Parlamento” (la Repubblica); “Il governo e il dialogo sulle riforme: tavolo a luglio” (Corriere della Sera), “Nuove intese? Anche i lumbard protagonisti” (Corriere della Sera); “Elogio del dialogo” (La Stampa). E circola, poi, dal Tg1, una frase enigmatica di Rutelli: “Gli italiani hanno detto no, ma sono molto interessati al premierato forte”». Furio Colombo sostiene che tutto questo sembra essere «un esercizio di poteri para-normali». Perché il sessanta per cento degli italiani ha votato «no» e «la ragione più vigorosa, come ha già scritto Gianfranco Pasquino proprio sull’ Unità del 28 giugno, è la ripulsa della Casa delle Libertà». Ma non solo: Colombo ricorda come Pasquino, nel suo articolo, ponesse anche l’ interrogativo: «Dialogare, poi, con chi?». Retoricamente, risponde lo stesso neosenatore dell’ Ulivo: «Dovremmo forse dialogare con la metà del Senato che ha occupato l’ emiciclo dell’ Aula? O trattare con personaggi come Borghezio, Gentilini, Castelli e Bossi?». Un attacco alla Lega, proprio nel giorno in cui il governatore della Campania Bassolino, sul Corriere della Sera, apre al Carroccio. Comunque, il punto politico di Colombo è: davvero occorre dialogare con questo centrodestra, con questa opposizione così rissosa che, per giunta, «voleva stravolgere la Costituzione?». Si rende opportuno un giro, ascoltare qualche opinione, andare a sentire quel pezzo di sinistra che dissente, che può apparire più ancora di sinistra. Occorre capire se, davvero, sugli interrogativi di Colombo e Pasquino c’ è il rischio che si apra, nella coalizione di governo, una frattura. Per esempio, lei, professor Francesco Pardi, lei cosa ne pensa? «Io dico che Colombo ha ragione. Perché mai dovremmo dialogare con coloro che volevano disintegrare la nostra Costituzione?». Perché forse qualcosa, di quel testo, si può migliorare, si può modernizzare, e allora… «Allora che il centrodestra si liberi prima di Berlusconi, che diventi un centrodestra di statura europea. Ecco, a quel punto, si potrà aprire un dialogo. L’ ho pure scritto in un articolo che uscirà su Micromega…». Cos’ ha scritto, professore? «Che finché hanno avuto il potere sono stati squadristi, ci hanno preso in giro, hanno modificato la Costituzione a colpi di maggioranza… Ora dovremmo ragionare con loro? Ma possibile che in questo Paese ci sia sempre voglia di inciucio?». Più che inciucio, «c’ è voglia di superinciucio», dice il verde Paolo Cento, il sottosegretario all’ Economia che avverte il pericolo «dei cosiddetti dialoganti». Che pericolo è, Cento? «Invocano il dialogo per le riforme ma, in realtà, sotto sotto, il vero obiettivo è quello del grande accordo, dell’ intesa subdola per arrivare alla grande coalizione centrista. Basta guardare i nomi…». Rutelli… «I moderati dell’ Unione. Che, come si sa, guardano con interesse a una grande coalizione centrista. No no, niente dialogo…». Anche perché, «uno dialoga per cambiare qualcosa. Ma io, sul serio, non capisco cosa si debba cambiare di questa Costituzione». Il giornalista e scrittore Marco Travaglio si mette con soddisfazione nei panni «del conservatore, certo, e allora?». Quindi lei non cambierebbe niente del vecchio testo del 1948? «Niente o pochissimo. Ma direi, se possibile, niente. E non lo dico io. Lo dicono gli italiani. Ma cosa devono fare più che uscire di casa in una giornata di caldo torrido e andare a votare in massa?». Che poi, in fondo, come pensa il senatore di Rifondazione Claudio Grassi, «gli italiani, quello che dovevano dire, l’ hanno detto e infatti il referendum s’ è vinto. Il guaio è un altro». Quale? «Certe modifiche che piacevano a Berlusconi, come ad esempio il cosiddetto “premierato forte”, piacciono, e parecchio, anche a molti esponenti del centrosinistra». Facciamo nomi? «Mah, li sanno tutti, credo… si va da Rutelli a…». A chi? «Agli altri, ai Fassino, ai D’ Alema… la verità è che certe derive autoritarie suscitano un certo sottile, terrificante fascino e allora stiamo qui, a domandarci se sia il caso di trattare con i berluscones… Ma la trattativa, in realtà, è solo una scusa». E poi, dice Francesco Caruso, ex gran capo dei no global meridionali e deputato di Rifondazione, «bisogna avere memoria». Ci aiuti. «Speroni, il giorno dopo aver appreso l’ esito del referendum, cosa disse?». Che gli italiani facevano… «Schifo. Lo dico io: disse che gli italiani gli facevano schifo. E che, per questo, sarebbe andato in Svizzera. Ora io mi chiedo: ma perché mai dovremmo metterci a dialogare con un personaggio del genere?».