Un’intervista del segretario ds

L’Unità di ieri ha pubblicato un’ampia intervista a Piero Fassino. Finalmente il segretario ds riconosce che in Italia vi è un’emergenza sociale: «Ci sono milioni e milioni di lavoratori il cui reddito individuale non supera i mille euro al mese». E inoltre: «Oggi ci sono milioni di famiglie normali che vivono in condizione di precarietà». Verrebbe voglia di dire: ma dove sei stato fino ad oggi? Quali misure alternative hanno attuato i governi del centrosinistra per evitare che si arrivasse a ciò? Gli “anziani” che non dovevano essere egoisti rispetto ai “giovani”, la flessibilità buona, l’accettazione del tasso di inflazione programmata, il disastro della concertazione, il vincolo dei parametri di Maastricht con annesso patto di stupidità (definizione di Prodi), le privatizzazioni a tutto spiano, non centrano nulla con tutto questo? C’entrano eccome, e il disastro economico attuale ha due responsabili: il liberismo di Reagan e della Thatcher, ma anche la pseudo alternativa proposta negli anni Ottanta e Novanta dalle socialdemocrazie che hanno fallito in Europa e nel mondo. Da questo punto di vista le parole di Fassino non escono affatto da quello schema fallimentare: almeno su due questioni. Sulla vicenda Parmalat sbaglia completamente valutazione: «Ad un sistema economico che ha bisogno di essere sostenuto questo governo non è stato in grado di offrire né una politica industriale di sostegno, né una politica fiscale adeguata, meno che meno una politica di modernizzazione», dice il segretario ds. Che c’entra? Il caso Parmalat – come sostiene Andriani sempre su L ‘Unità di ieri – è figlio di un preciso sviluppo del capitalismo italiano e internazionale che ha utilizzato la deregulation attuata in questi anni, sia dai governi di centrodestra che di centrosinistra per arricchirsi nel modo più semplice e veloce. Essendo il profitto la molla del capitalismo, ed essendo i “lacci e lacciuoli” che il movimento operaio aveva imposto negli anni passati l’unico freno, una volta eliminati questi perché meravigliarsi di quanto sta accadendo? Potrà apparire un concetto un po’ vetero, ma forse varrebbe la pena riprenderlo in considerazione: il problema non è Tanzi, ma il capitalismo, la soluzione non è la riforma della Consob, ma la costruzione di un altro sistema economico, che non metta più al centro il profitto, ma l’uomo, la natura, l’interesse collettivo: quello che noi chiamiamo il socialismo. L’altro punto dell’intervista, assolutamente deludente, riguarda la questione irachena. Come si fa a dire che è sbagliata la guerra preventiva, che bisogna abbattere l’unilateralismo Usa e non avere l’onestà di dire che i militari italiani in Iraq sono al servizio di paesi occupanti che hanno fatto una guerra contro l’Onu e contro il mondo e che quindi devono tornare immediatamente in Italia? Certo l’unità per battere Berlusconi è decisiva e fa piacere leggere dal segretario dei Ds – partito che solo qualche anno fa aveva lavorato per distruggere Rifondazione comunista attraverso una scissione – che è indispensabile una alleanza con noi per battere le destre. Ma un’alleanza si fa per battere un avversario e per costruire un’alternativa. Si fa contro qualcosa, ma anche per costruire qualcosa. Allora questi due nodi: quale politica estera e quale politica economica dobbiamo discuterli bene prima, altrimenti la vittoria sarà effimera. Claudio Grassi