Un’inchiesta sulle morti dei soldati Usa

L’Esercito degli Stati Uniti ha deciso di aprire un’indagine su centinaia di casi di suoi soldati che hanno perso la vita in Iraq ed Afghanistan.
Più che di spontanea voglia di fare chiarezza, l’apertura dell’inchiesta è il risultato della pressione dei familiari delle vittime di guerra statunitensi. Circa duemila soldati, non contando i marines, hanno finora perso la vita dal 2001 nei due fronti dove sono impegnati gli Usa. I rapporti sulle cause di decesso fornite dall’Esercito sono stati spesso giudicate dai familiari pieni di discrepanze, se non addirittura falsi.

Un caso emblematico di questa vicenda che ha avuto grossa eco sui media statunitensi è stato il modo in cui le autorità militari hanno tentato di gestire la morte dell’ex campione di football Pat Tillman.

Tillman è un giocatore professionista quando nel 2001 le Torri Gemelle di New York cadono al suolo. L’avvenimento lo sconvolge e vuole fare qualcosa. Crede a George W. Bush, finisce la sua stagione e si arruola nell’esercito nel maggio 2002, rinunciando ad un’offerta di contratto di 3,6 milioni di dollari. Rinuncia a tutto per servire il suo Paese, rade i fluenti capelli biondi da universitario californiano e con il suo battaglione di Ranger dell’esercito è tra i soldati che invadono l’Iraq nel 2003. Successivamente viene spedito in Afghanistan. Fino a qui, la semplice storia di un american hero in salsa militare.

Poi, succede che Tillman, vedendo con i suoi occhi quello che succede, diventi molto critico sull’opportunità dell’intervento Usa in Iraq ed Afghanistan e con il presidente Bush. Lo diventa a tal punto di chiedere un incontro con l’intellettuale più odiato dall’amministrazione Bush e dagli integri patrioti: Noam Chomsky. Questo incontro, non avverrà mai.

Tillman viene ucciso nel 22 aprile del 2004 da “fuoco amico” vicino al confine pakistano. Tre sono i proiettili che lo colpiscono alla testa e provengono dalle armi di altri soldati Usa. Un incidente. Ma un incidente che crea imbarazzo all’Esercito Usa, che preferisce conservare la figura dell’eroe guerriero a quella di un “convertito sulla sentiero di Damasco” ucciso per errore dalla sua stessa unità. Così, quando pochi giorni dopo l’incidente gli investigatori scoprono che Tillman è stato ucciso da fuoco nemico, l’Esercito decide di tacere la verità ai familiari del campione. Lo promuovono e viene insignito di alte onorificenze per essersi distinto in azioni di guerra. La verità arriverà solamente cinque settimane dopo il suo funerale di Stato.

Un rapporto preparato nel 2005 dal Generale Gary M. Jones ottenuto dopo le pressioni della famiglia del campione-soldato accerterà la vicenda arricchendola di altri particolari. I membri dell’unità di Tillman si accorsero dell’incidente e tentarono di occultare le prove bruciando armatura ed uniforme del campione per rendere la scena più cruenta e caotica fornendosi l’alibi di una situazione fuori-controllo.

La madre di Tillman si è detta soddisfatta che l’Esercito abbia avviato un’indagine su tutte le altre morti sospette, anche se non si sente molto fiduciosa sui risultati. Lo ha considerato un atto dovuto, per tutti i familiari di ragazzi che stanno morendo al fronte e che hanno diritto alla verità: «Dopo le menzogne però – come la madre dell’eroe involontario commenta – è difficile non essere diffidenti».