Un’altra strada

La riunione della Camera di consultazione, che si è tenuta l’undici aprile a Roma (ne hanno già scritto il manifesto e Liberazione) è andata male e, proprio per questo, bisogna tornarci sopra; cercare di capire e riflettere sul che fare. Torniamo all’inizio. «C’è vita a sinistra», così sulla prima pagina, il manifesto del 16 gennaio richiama l’attenzione sull’assemblea che il 15 di gennaio aveva convocato alla Fiera di Roma. Quell’assemblea fu un indubbio successo, per la partecipazione e per la proposta. Vi parteciparono circa tremila persone con la presenza di Rifondazione e di rappresentanze qualificate del Pdci, dei Verdi e della sinistra non ulivista, dei sindacati (Cgil e Fiom) dei movimenti (Arci, Forum sociale, movimenti per la pace). Presente pure il correntone Ds con un impegnato intervento di Fabio Mussi. Anche la proposta era innovativa e suggestiva: non una federazione o un’alleanza elettorale, ma un luogo di confronto e lievitazione di proposte forti di quelle forze di sinistra che il capitalismo vogliono riformarlo, ma per superarlo, per ridare il primato al lavoro e ai lavoratori.

Queste cose dissero Alberto Asor Rosa nella sua introduzione e Fausto Bertinotti, che in un’intervista al manifesto contrapponeva alla costruzione della solita piramide politicistica, il lavoro di annodare i fili di una rete che connetta politica e società civile.
Questo era l’obiettivo di fondo, l’obiettivo che da più di trent’anni il manifesto tenacemente persegue, non sempre riuscendoci, purtroppo. Per dirla con un’immagine, una botte dove far fermentare il buon vino della sinistra. Un luogo dove, ciascuno rimanendo se stesso, si sviluppasse un confronto e maturassero proposte sull’economia e sulla scuola, per definire e rendere incisivo quel programma delle sinistre, che è ancora come l’araba fenice («che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa»). Insomma su uno dei temi centrali di rinnovamento democratico della politica un’assemblea nazionale che la partecipazione di tutte le forze della sinistra che si dice ancora antagonistica (e, ripeto, ciascuno rimanendo se stesso) avrebbe un valore straordinario e straordinariamente innovativo per il nostro paese. Non si offenda nessuno se ricordo lo straordinario peso che ebbero gli «Amici del Mondo» per la nazionalizzazione dell’energia elettrica. Noi potremmo essere qualcosa di più: è possibile. Le cose, però, non sono andate secondo le aspettative. Sicuramente, dopo l’assemblea del 15 gennaio, siamo stati troppo fermi. Noi de il manifesto ma non solo; siamo stati travolti dal sequestro della nostra Giuliana e ci sono state anche le elezioni regionali. E così, come quando l’acqua stagna l’aria si è un po’ guastata. Ci sono state – forse con la buona intenzione di recuperare il ritardo- forzature organizzative, che trasformerebbero la Camera di consultazione in una impossibile camera di decisione e dopo le elezioni sono riemersi gli interessi di partito dei vari raggruppamenti. Il particolare sembra abbia prevalso sull’interesse generale. La volontà di agire di concerto, ciascuno nella propria autonomia si è dissolta. Di fronte alla ipotesi di una stretta organizzativa Fausto Bertinotti ha avuto buon gioco a dire che Rifondazione va avanti per la sua strada e Verdi, Comunisti italiani e Dipietristi hanno messo al primo posto l’esigenza di realizzare il quorum alle prossime elezioni politiche.

Siamo in una situazione contraddittoria. Per un verso la Camera di consultazione è in una crisi difficile, dall’altro – specie dopo le elezioni e in vista di quelle politiche – più forte appare la necessità di un’attiva presenza di un luogo di incontro a sinistra.

Tentiamo un’analisi realistica delle recenti elezioni. Indubbiamente sono state un grande successo con la sconfitta evidentissima del blocco berlusconiano. Ma non sono state un successo evidente delle forze della sinistra che si dice alternativa. La svolta «ragionevole» di Rifondazione non ha pagato in termini di voti e anche in Puglia, non si può trascurare che al più del 50 per cento di Vendola, ha corrisposto solo il 5 per cento del suo partito, segno di una perdita di credibilità. I miglioramenti delle altre forze alternative non sono affatto clamorosi. Gli elettori, anche quelli più di sinistra, alla fine hanno votato per battere Berlusconi e per l’azionista di riferimento più forte, cioè per l’Ulivo, sul quale quelli che si erano riuniti il 15 gennaio a Roma avevano e hanno un sacco di riserve.

A questo punto della storia per il manifesto e per la Camera di consultazione si tratta di ricominciare. Fare un esame critico degli errori e dei ritardi e quindi riaprire il dibattito culturale e politico sugli elementi fondamentali di un rinnovamento della cultura delle sinistre per arrivare – prima delle elezioni politiche – alla definizione di alcune discriminanti di cultura politica a sinistra e attraverso esse premere sul programma del centro-sinistra; e questo con il supporto di iniziative politiche nazionali ma anche – forse soprattutto – locali, per valorizzare e mettere in moto tante energie, poche nel paese. Assemblee, dibattiti, seminari e tutto quel che è utile e possibile nelle attuali difficili e speranzose circostanze. Tanto più che siamo in una situazione piuttosto bizzarra: la Casa della libertà è a pezzi, ma la sinistra ha paura del crollo. «C’è vita a sinistra» – avevamo scritto -, facciamola crescere.