Un’altra lettera a Liberazione (non pubblicata)

La linea del nostro partito e, da ultimo, l’intervento del compagno Vinti del 17/10 mi spingono a porre alcune domande semplici e precise. Viviamo oggi una crisi capitalistica di larga portata. Noi, che ci diciamo comunisti, perché non abbiamo un’analisi di questa crisi? Si pensa forse che sia sufficiente sostenere i conflitti dal basso (quando ci si riesce)? Sbaglia, a mio avviso, chi oppone i due piani e non ne vede invece il rapporto positivo. Il nostro processo di rifondazione comunista ha forse già fatto i conti persino con Marx? La gravissima situazione in cui siamo dopo 18 anni dovrebbe suggerirci umiltà, apertura di un grande dibattito culturale, riconoscimento della sua rilevanza politica. O no? E perché non dovremmo farlo assieme a tutti coloro interessati ad una prospettiva politica comunista?

Oggi i lavoratori cercano a gran voce risposte alla loro condizione e la democrazia nel nostro Paese è in pericolosa regressione. Lavoratori di tutti i paesi unitevi: da quanto tempo non lo pratichiamo e per quanto tempo ancora non avremo la credibilità di farlo, piccoli, frastornati, uniti e divisi nella Federazione “della sinistra di alternativa”?

La lista unitaria alle europee e la prospettiva di unità dei comunisti ha reso possibile nel mio Comune, Medicina (BO) – e in altri – la presentazione di una lista unitaria, il riavvicinamento di compagni, l’incontro con un diffuso sentire popolare che ha contribuito al lusinghiero 8%. Con la Federazione non vi sarebbe stato nulla di ciò, a partire dalla mia candidatura a sindaco.

Compagni, dirigenti in primo luogo, occorre essere onesti: chi indica ad esempio la Linke (Vinti e non solo), abbia la franchezza di dire che ciò significa, per noi in Italia, mettere in secondo piano la questione comunista, in favore di un soggetto politico che “mantiene” una “radicalità antiliberista e pacifista”. Che, Bertinotti insegna, è un’altra cosa.

Andrea Zirotti – Cons. Comunale PRC-PdCI, Medicina (BO)